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Voglio

mercoledì, 4 gennaio 2012

Il mio elenco delle 29 cose che voglio prima di volerne 30.
E cioè tra un anno esatto.

Voglio:
1. diventare grande;
2. riuscire ad arrivare a fine mese solo con i miei soldi;
3. un cane;
4. addormentarmi tra le tue braccia;
5. leggere 16 libri al mese;
6. spostarmi sempre in bicicletta;
7. ricominciare a suonare;
8. chiederti cosa pensi davvero di me;
9. cucinare per una dozzina di persone;
10. abbracciare una persona mai conosciuta;
11. ritrovarmi nelle mie vecchie parole;
12. sedermi in riva al mare con una colonna sonora in testa;
13. girare un cortometraggio;
14. fare il giro della Sicilia in due giorni, seguendo la statale 113;
15. abituarmi alle persone che non ci sono più;
16. ritornare piccolo;
17. andare al cinema per vedere vecchi film;
18. mio nonno com’era prima;
19. pernottare in montagna;
20. una casa completamente vuota da arredare a modo mio;
21. avere una blanda dipendenza da qualcosa;
22. attraversare la strada e trovare il mare;
23. fare il bucato;
24. tornare a fotografare davvero;
25. una macchina del caffè come si deve;
26. una sacca da boxe;
27. le tue mani tra i capelli;
28. ricevere un pacco regalo;
29. una lista più lunga.

Scirocco fasullo

lunedì, 2 gennaio 2012

Il vento dell’oceano arriva rombando, sorvola l’ultimo tratto di mare e fischia mentre si infila nelle strade di questa città al confine dell’occidente conosciuto.
Il vento dell’oceano non conosce la strada ma sa come percorrerla. Un po’ come me che non riconosco le mie frasi ma so come scriverle.
Una volta, in una calda mattinata estiva, mi hai raccontato il tuo futuro. Non sapevi come sarebbe stato, ma riuscivi a renderlo palpabile. Eri come il vento dell’oceano, eri come me quando sapevo scrivere. Devo averti sputato addosso una faccia delusa quando mi hai detto che nel tuo futuro c’era quella città dove non riuscivo a immaginarti, due o tre marmocchi e la serenità di una vita che prende i binari a scartamento ridotto, i binari di campagna. Lo so che te ne sei accorta. E so anche che hai fatto finta di niente. Questo è uno dei tanti motivi che mi gettano tra le tue braccia per volerti bene.
Mi sono sentito un ladro nell’immaginarti altrove, con indosso i sogni che io avevo cucito per te. Devo aver sorriso per farti capire che ci sarei sempre stato, come ho sorriso ogni volta che mi hai rimproverato in anticipo per un’assenza ingiustificabile.
“Figurati se ti metti in viaggio da ovunque sarai per me.”
Invece sarà così.

Last song

domenica, 1 gennaio 2012

Era giugno o luglio? Oppure era solo un maggio più caldo del solito? Le strade erano deserte come sanno esserlo quando si cena presto per uscire a godersi l’aria frizzante che preannuncia l’estate. Camminavamo in una zona di Roma sconosciuta a entrambi e mi chiedevo divertito dove mi stessi portando, non sapendo che anche tu eri piuttosto divertita dal non sapere dove avessi intenzione di condurti. Arrivammo quasi per caso in un piccolo pub sul ciglio della strada. Due birre sconosciute, un piatto di nachos, un po’ di mistero per me e ancora un po’ di quell’aria innocente che avevi ordinato qualche minuto prima.
Non ci siamo mai visti, noi. Se ci si vede una volta e poi mai più, forse non ci si è visti mai. Poi, sotto un cielo sferragliante e due gelati alla crema, mi hai ricordato che ci eravamo già visti.
Ti avevo incontrata quando un caffè in compagnia di una bella ragazza entrava di diritto nei pettegolezzi di un nugolo di universitari a corto d’esami. Avevo saputo tutto ciò che c’era da sapere sul tuo conto, quella prima volta. E avevo deciso di non vederti più, neanche per errore. Mi avresti fatto male, inavvertitamente o meno poco importa.
Solo che poi – come al solito – avevo rimosso tutto e ti avevo dato un altro appuntamento. Ogni tessera del puzzle era andata al suo posto, forse ti avevo fatto anche un’ottima impressione e probabilmente ti avevo salutato in quella notte romana lasciandoti con qualche dubbio.
Sì, mi piacevi.
No, non potevi essere mia.
Sì, io potevo essere tuo.
Dovevo andar via in fretta. Ho preso un taxi, quella sera. Mai preso un altro taxi a Roma, in vita mia.