Wine-stress
Tuesday 24 June 2008Lui fa il suo ingresso in pizzeria da solo.
Dietro, a qualche metro di distanza, la moglie tiene per mano i due bambini.
Lui chiama il cameriere puntandogli il dito contro e apostrofandolo “ragazzo”, quando è chiaro a tutti che quel signore stempiato con i menu sottobraccio e il bloc-notes nel taschino della camicia avrà almeno quarantacinque anni. La moglie getta gli occhi verso il soffitto del locale.
Si siedono e, tra uno scappellotto a uno dei due marmocchi e un rimprovero alla moglie per la maglia scollata che indossa, l’uomo comincia a sudare. Ordina per sè e i familiari: quattro pizze e due lattine di Coca Cola. Il cameriere propone una bottiglia di vino e l’uomo accetta di buon grado.
Adesso, vederlo degustare il vino con fare cerimonioso un po’ mi inquieta. Il vino può anche questo: trasformare l’uomo più rozzo nel più elegante dei sommelier. Appoggia le dita sulla superficie vetrosa del bicchiere con una delicatezza che non gli avrei mai attribuito; accosta il bicchiere alle labbra lentamente e cerimoniosamente. Fossi la moglie, sarei inevitabilmente gelosa dell’amplesso che mio marito sta consumando con quel liquido rossastro…
Il cameriere è ancora in piedi accanto al tavolo, con la bottiglia in mano. Guarda l’uomo seduto e aspetta un cenno di assenso o dissenso. L’uomo finisce di bere e accenna un timido gesto con la testa; il cameriere posa delicatamente la bottiglia sul tavolo e si allontana dando le spalle all’allegra famigliola. Lo vedo avvicinarsi verso il mio tavolo e noto con imprescindibile esattezza il momento in cui sgrana gli occhi e spalanca la bocca. L’incantesimo è rotto. Un rumore sordo e attutito lo raggiunge dal tavolo alle sue spalle. E’ inconfondibilmente il suono di un eruttazione; un’emissione d’aria che attraversa il cavo orale. Un rutto, insomma.







