Ho la fortuna di avere una splendida terrazza dalla quale poter ammirare il Golfo di Milazzo nella sua straordinaria bellezza. Di sera, quando in basso si accendono le luci, la raffineria e la centrale elettrica smettono di essere aridi impianti moderni e si colorano di sfavillanti lampadine multicolore. La chiamiamo la Manhattan sicula, perché la sensazione è quella di vivere a poca distanza dai grattacieli americani. Dopo il tramonto è possibile vedere le stelle, perché qui in campagna l’inquinamento luminoso è ovviamente ridotto. Ieri sera ho aperto l’armadio, ho frugato tra i vestiti finché non ho trovato ciò che cercavo: la giacca della tuta viola che indossavo quando ero un po’ più piccolo. L’ho messa (un po’ a fatica), ho agguantato lo stuoino e sono corso sù per le scale. Mi sono sdraiato ed era come avere di fronte un immenso telone nero bucherellato qua e là. Dietro il telone, una gigantesca lampadina faceva penetrare la propria luce attraverso i fori. Non era San Lorenzo ieri, ma ho visto tre stelle cadenti. Ho espresso solo un desiderio prima di addormentarmi sotto le stelle. Il sirìnu (nome siculo per identificare il fresco serale) mi ha svegliato pian piano, ho preso i miei pensieri sparsi sulla terrazza e sono sceso, per coricarmi nel mio letto.
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Stelle buone
lunedì, 13 agosto 2007Una ruga di ridente nostalgia
domenica, 12 agosto 2007E’ mio nonno. E’ anche una delle persone più care della mia vita. Mi sono legato a lui negli ultimi anni, quando per lui è diventato indispensabile un appoggio esterno. Quando penso a lui, un brivido mi percorre la schiena e sento che piangerò quando se ne andrà. Dedicherò a lui le mie prime lacrime ad un funerale. E’ come un bambino, anche se le rughe gli conferiscono un’aria vissuta. E’ come un anziano, anche se i suoi comportamenti lo rendono infantile. Certe fissazioni, alcuni stati d’animo, certi sguardi ti bloccano, non riesci a non affezionarti a questo piccolo grande uomo. Ricordo quando, negli anni del liceo, mi accompagnava ogni mattina a scuola con la macchina… nel senso più letterale del termine: praticamente si fermava con la macchina davanti al portone, io mi facevo piccolo piccolo, gli stampavo un timido bacio sulla guancia e scendevo mentre lui canticchiava “Ohi Marì… ohi Marì… quantu sonnu aggiu persu ppi tte… famme addurmì, ohi Marì… ohi Marì…”. A guardarlo ora non sembra nemmeno lui, ma gli occhi sono quelli. Sono semi-nascosti da una ruga obliqua e divertentissima, ma sono vispi, sempre in movimento e splendidamente presenti. Ogni tanto cantano una vecchia canzone, lo capisci da come mio nonno li muove. E, anche se adesso è raro che lui canti qualcosa, i suoi occhi continuano a farlo; ed è un piacere starsene lì davanti ad ascoltarli. Ohi, Marì…
Giri di valzer nella mia testa
domenica, 12 agosto 2007
Ebbrezze di un attimo, prima di perdere l’equilibrio e cadere inesorabilmente nel vuoto. Fa sempre piacere leggere il messaggio di una persona che si interessa a te, che vuole sapere come va. E’ un po’ come se venisse a farti visita ma, vista la distanza, cerca di esserti vicina in altri modi. Ho risposto a Towa che va tutto bene, le ho detto di invidiarla non poco, di non pensare troppo e di divertirsi. In effetti va tutto bene, questa (momentanea?) passione per la fotografia mi fa vedere tutto sotto un’altra luce, mi sento particolarmente bene mentre giro con la macchina fotografica in mano (anzi, sarebbe più corretto dire “con le macchine fotografiche in mano”, visto e considerato che giro sempre con almeno due macchine). Non mi interessa particolarmente cosa fotografo, bensì cosa penso mentre sto premendo il pulsante dell’otturatore. Nell’attimo esatto in cui la fragilissima molla della Holga ruota su sé stessa per far aprire l’otturatore, ecco che nella mia testa non c’è nulla, solo giri di valzer. Li sento distintamente, riesco a vedere passi muoversi con grazia su un pavimento di marmo, percepisco l’odore dello champagne, l’aroma pungente del caviale, il pizzicore del primo sudore che impregna le giacche dei ballerini. Tutto ciò in un momento preciso, in un millesimo di secondo. Dura troppo poco per potersi perdere in questa sensazione. Diventa una droga e sei sempre lì a cercare di limitarti, dici “no, questa foto scattala con la digitale” ma poi finisci a consumare rullini su rullini, senza nemmeno rendertene conto.
P.S.: come avrete notato, scrivo da una città che non è la mia, infatti mi trovo nella residenza estiva della mia famiglia (oddio, sto parlando come un nobile!) e, quando scendo a Milazzo, posto tutto sul blog.
P.S. bis: ieri un incontro particolare (F.) ha scosso la mia serata… ma forse le mie sensazioni non sono poi così sbagliate!
Io odio l'estate
sabato, 11 agosto 2007Ebbene sì, è così! Odio questa rincorsa al divertimento a tutti i costi, questo disprezzare chi utilizza l’estate per rilassarsi, leggere un buon libro o trascorrere giornate serene in ottima compagnia. Odio chi mi impone di fare una determinata cosa solo perchè “è estate, se non lo facciamo adesso!”. Odio chi crede che l’estate sia la migliore stagione dell’anno e chi pensa che, solo perchè siamo in estate, tutto è lecito, anche ferire gli altri…





