Non lo sai come ci si sente, no. Fai conto di aprire gli occhi e non volerli chiudere. Senti tutto, la vicina che stende i panni di prima mattina, il gatto della portinaia che conta i passi sulla ringhiera del giardino, le scie lasciate da chi ha deciso di partire in fretta per andare via senza pensarci. Hai gli occhi spalancati e li lasci correre di sbieco per inciampare sulle cartoline che non hai mai spedito, sui libri che non hai mai restituito, sull’amore che hai rubato e mai più dato, sui poster sgualciti dal tempo e dalla polvere. Vedi tutto ma non riesci a muoverti. Pensi che forse è questa la fine di quelli che cadono nelle sabbie mobili. Un briciolo di consapevolezza, in certi casi, è fatale. Vorresti muovere le braccia, consolarti con una carezza egoista per capire che esisti, che non si tratta di un sogno; ma anche nei sogni peggiori capisci che ciò che non ti riesce ha un senso, ha un perché. Deve andar così perché non può andare diversamente. Ti passa accanto di tutto in quei momenti. Non puoi capirmi se non ci sei passata. Ti ricordi di quella nota sul registro, di quella domenica in una città di mare spazzata dal vento freddo; ti ricordi di tutte le colazioni fatte al bar, di come si impara a rimanere zitti davanti a una persona che dice di amarti da sempre e tu non te ne sei mai accorta. Cosa cerca la gente nei libri?, mi hai chiesto una volta. Adesso posso dirtelo, adesso lo so. La gente cerca un momento come questo, vuole rimanere immobile a letto e vivere un’altra vita. Una reincarnazione temporanea, a volte, ti salva dalla monotonia.