Scirocco fasullo

di Nemo

Il vento dell’oceano arriva rombando, sorvola l’ultimo tratto di mare e fischia mentre si infila nelle strade di questa città al confine dell’occidente conosciuto.
Il vento dell’oceano non conosce la strada ma sa come percorrerla. Un po’ come me che non riconosco le mie frasi ma so come scriverle.
Una volta, in una calda mattinata estiva, mi hai raccontato il tuo futuro. Non sapevi come sarebbe stato, ma riuscivi a renderlo palpabile. Eri come il vento dell’oceano, eri come me quando sapevo scrivere. Devo averti sputato addosso una faccia delusa quando mi hai detto che nel tuo futuro c’era quella città dove non riuscivo a immaginarti, due o tre marmocchi e la serenità di una vita che prende i binari a scartamento ridotto, i binari di campagna. Lo so che te ne sei accorta. E so anche che hai fatto finta di niente. Questo è uno dei tanti motivi che mi gettano tra le tue braccia per volerti bene.
Mi sono sentito un ladro nell’immaginarti altrove, con indosso i sogni che io avevo cucito per te. Devo aver sorriso per farti capire che ci sarei sempre stato, come ho sorriso ogni volta che mi hai rimproverato in anticipo per un’assenza ingiustificabile.
“Figurati se ti metti in viaggio da ovunque sarai per me.”
Invece sarà così.

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