Era giugno o luglio? Oppure era solo un maggio più caldo del solito? Le strade erano deserte come sanno esserlo quando si cena presto per uscire a godersi l’aria frizzante che preannuncia l’estate. Camminavamo in una zona di Roma sconosciuta a entrambi e mi chiedevo divertito dove mi stessi portando, non sapendo che anche tu eri piuttosto divertita dal non sapere dove avessi intenzione di condurti. Arrivammo quasi per caso in un piccolo pub sul ciglio della strada. Due birre sconosciute, un piatto di nachos, un po’ di mistero per me e ancora un po’ di quell’aria innocente che avevi ordinato qualche minuto prima.
Non ci siamo mai visti, noi. Se ci si vede una volta e poi mai più, forse non ci si è visti mai. Poi, sotto un cielo sferragliante e due gelati alla crema, mi hai ricordato che ci eravamo già visti.
Ti avevo incontrata quando un caffè in compagnia di una bella ragazza entrava di diritto nei pettegolezzi di un nugolo di universitari a corto d’esami. Avevo saputo tutto ciò che c’era da sapere sul tuo conto, quella prima volta. E avevo deciso di non vederti più, neanche per errore. Mi avresti fatto male, inavvertitamente o meno poco importa.
Solo che poi – come al solito – avevo rimosso tutto e ti avevo dato un altro appuntamento. Ogni tessera del puzzle era andata al suo posto, forse ti avevo fatto anche un’ottima impressione e probabilmente ti avevo salutato in quella notte romana lasciandoti con qualche dubbio.
Sì, mi piacevi.
No, non potevi essere mia.
Sì, io potevo essere tuo.
Dovevo andar via in fretta. Ho preso un taxi, quella sera. Mai preso un altro taxi a Roma, in vita mia.