Alle nove di mattina Santiago è già congestionata da un traffico cortese ma fermo. L’aria è pesante anche se di tanto in tanto una brezza leggerissima ti ricorda che l’ossigeno esiste.
Una strada che sale e spacca a metà piccole case coloratissime (non esistono piani regolatori all’europea né discutibili leggi sul colore dei palazzi), qualche cane sporadico, venditori di humitas e paccottiglia per turisti. In cima la Chascona, una delle tre case cilene di Pablo Neruda.
Un piano sull’altro, una casa immensa che sembra esplodere come un fuoco d’artificio in tante piccole camere che di certo sono cadute lentamente e in ordine sparso all’interno di un giardino con vista su Santiago e – in fondo – la Cordigliera.
Tema unico: il mare. Varianti: sandìa (anguria), bottiglie, bambole, stampe surrealiste.
Un gruppo di stanze per mangiare, un altro gruppo per rilassarsi e scrivere, una camera da letto per i giorni d’estate e un’altra per quelli invernali, un bar all’aperto e uno al chiuso.
Come si conosce ancor più intimamente un poeta che ha scritto così tanto (e così bene)? Adesso ho la risposta.
Tag: 4rgentin4



