SantiaGO! – Parte Terza

di Nemo

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Alle nove di mattina Santiago è già congestionata da un traffico cortese ma fermo. L’aria è pesante anche se di tanto in tanto una brezza leggerissima ti ricorda che l’ossigeno esiste.
Una strada che sale e spacca a metà piccole case coloratissime (non esistono piani regolatori all’europea né discutibili leggi sul colore dei palazzi), qualche cane sporadico, venditori di humitas e paccottiglia per turisti. In cima la Chascona, una delle tre case cilene di Pablo Neruda.

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Un piano sull’altro, una casa immensa che sembra esplodere come un fuoco d’artificio in tante piccole camere che di certo sono cadute lentamente e in ordine sparso all’interno di un giardino con vista su Santiago e – in fondo – la Cordigliera.
Tema unico: il mare. Varianti: sandìa (anguria), bottiglie, bambole, stampe surrealiste.

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Un gruppo di stanze per mangiare, un altro gruppo per rilassarsi e scrivere, una camera da letto per i giorni d’estate e un’altra per quelli invernali, un bar all’aperto e uno al chiuso.
Come si conosce ancor più intimamente un poeta che ha scritto così tanto (e così bene)? Adesso ho la risposta.

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