La neve, Praga, gli abbracci

di Nemo


© st4rbucks

Quando la neve comincia a cadere giù, non devi avere paura di nulla.
Lo sguardo chino sulla macchina da scrivere e un principio di inquietudine che si forma all’attaccatura del collo sul busto. Lì dove hai quell’incavo perfetto per posarci dentro il mio pollice; mi ricordo di te nelle notti di luna piena, quando stare dietro i vetri di una finestra significa spiare di nascosto un satellite naturale che si crede una stella madre. Il mio pollice e la luna.
Sei arrivata così come arrivano i fiocchi di neve, con quello stesso identico silenzio che ti costringe ad alzare lo sguardo dalla macchina da scrivere e voltarti di scatto – una frusta, una colonna vertebrale – per capire chi è entrato nella stanza. Ci sono persone che possiedono la delicatezza del silenzio, sanno farsi strada tra le parole altrui e delimitano il proprio raggio di azione semplicemente restando mute. Così facendo dicono molto più di quel che ci si aspetta.
Praga era solo una cornice, uno stupido esercizio di stile per narratori tristi e stanchi. Ci aggiravamo tra le pagine imbiancate dal pulviscolo nevoso e tu portavi un piccolo gioiello che sbatteva delicatamente nel tuo giugulo. Ogni passo distanziava la perla dalla pelle, due lettere diverse – cosa vuoi che sia? – poi al passo successivo si poteva assistere al ricongiungimento di due materiali così diversi tra loro eppure così in sintonia. Tornavamo a casa, la domenica a pranzo. Io sistemavo i letti in modo tale da poterci vivere. Era un giorno di festa anche per la casa, per i mobili, per il divano, i letti, la libreria. Sentivamo il legno scricchiolare e il metallo delle tubature – al di là dei mattoni – farsi più leggero, spensierato.
Ogni abbraccio smozzicava un pezzo di me alla volta. Le tue braccia mi rubavano la pelle e i muscoli, io stavo a guardare la perla nel tuo giugulo e ti permettevo di distruggermi il corpo perché sapevo di poter mettere in sicurezza sotto la neve i miei pensieri più nascosti.

2 Commenti a “La neve, Praga, gli abbracci”

  1. Julie Kohler scrive:

    ma quanto è emozionante leggerti!

  2. Nemo scrive:

    E dell’emozione nel leggere commenti del genere, vogliamo parlarne?

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