Lora

di Nemo

«Non le è mai capitato di dover fare ricorso alle ultime risorse per affrontare una sfida particolarmente significativa?»
Lei abbassò lo sguardo, fece come per sporgersi sulla sedia e recuperare il pacchetto di sigarette in bilico sul tavolino, ma ci ripensò. Accese un fiammifero, guardò la fiamma crescere e poi morire, infine mi rispose.
«Sì, mi è capitato.»
«Dove si trovava? E per quale motivo?»
«Mi trovavo in Argentina, fu la penultima delle mie imprese. Dopo ci fu solo il corno d’Africa, e poi smisi di avventurarmi in posti così sconosciuti.»
Stavolta toccò a me sporgermi sulla sedia, non tanto per offrire una sistemazione più comoda al pacchetto di sigarette quanto per poter affrontare quella imprevista ritrosia nella maniera più brutale.
«Lora, cosa successe esattamente in Argentina?»
Accese una sigaretta, per dissimulare di aver accusato il colpo così malamente. La vidi tremare dentro, impercettibilmente. Ma bastò per farmi inarcare un sopracciglio e chiederle in silenzio di continuare.
«Fu terribile. Nonostante tutto l’allenamento effettuato durante l’inverno precedente in Europa, arrivai in Argentina totalmente impreparata. C’era la neve sulle montagne più alte e questo complicava tutto. Era il capovolgimento di ogni mia volontà, ebbi più volte l’intenzione di scappare via e non tornare più.»
«Cosa la portò a decidere di rimanere, invece?»
Una ruga piovve dalla sua fronte, si incanalò lungo la rete disposta a lato dell’occhio destro, si spostò sulle labbra e terminò la propria corsa sul mento, per qualche attimo, prima di perdersi nel crocicchio del collo.
«Era una sfida, per me. Non avevo mai mollato prima, ma in Argentina stavo veramente per perdere il controllo.»
«Il controllo su cosa?»
«Mi stavo disamorando, giovanotto. Mi stavo disamorando perdutamente di quell’uomo e questo avrebbe significato la mia sconfitta come atleta e come sportiva.»
La guardai finire di fumare la sigaretta, senza aggiungere altro. Senza chiedere ulteriori spiegazioni. Poco prima di spegnere il microfono mi bagnai il labbro inferiore con la punta della lingua e, guardandola in viso, dissi:
«Avete ascoltato la vera storia di Lora Gabrielli, l’unica donna che è riuscita ad amare perdutamente trecentosessantacinque uomini nell’arco di dieci anni. La più incredibile delle imprese sportive cede il passo a quella che lo stesso Carimberti, nel lontano 1956, definì la massima storpiatura di ogni disincanto. Lora è maestra in questa disciplina, incontrastata atleta dalle doti straordinarie; l’unica donna che è riuscita a entrare nei cuori di questi uomini, prima di abbandonarli. L’unica che è riuscita ad abbandonarli, prima di disamorarsi di loro. Una cosa è certa: dopo Lora, questi uomini non sono più riusciti ad amare nessun’altra donna. Una medaglia sul petto di questi trecentosessantacinque esseri di sesso maschile li indica al grande pubblico come i vincitori morali di questa singolar tenzone, ma la vittoria è solo per Lora.»

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