Le navi dietro la finestra

di Nemo

Dedicato a chi sta partendo e non sa quando tornerà.

Fu quella volta in cui il professore, guardando il temporale fuori dalla finestra, disse:
«I traghetti non partiranno, oggi. L’Italia è rimasta tagliata fuori.»
Di solito tiro fuori questo aneddoto quando mi si chiede conto e ragione della mia sicilianità. Ma ci sono momenti nei quali questo aneddoto non serve, perché gli occhi che ti osservano incuriositi sono i tuoi stessi occhi – o meglio, sono occhi bagnati dalla stessa salsedine.
Mi hai fatto venire in mente quei lunghi pomeriggi rinchiusi in quell’aula buia e polverosa. Lo sguardo cadeva al di là delle finestre macchiate da giorni e giorni di pioggia. Lì, tra i flutti grigi di un mare sempre troppo stanco di fare su e giù lungo lo Stretto, una poderosa nave da crociera. Alta come un palazzo a sei piani; le finestre tutte uguali, i balconi che danno sul mare aperto e tutto l’equipaggio che spesso parte senza sapere quando tornerà.
Noi, giovani studenti al primo anno di archeologia, guardavamo quella nave da crociera e pensavamo tutti la stessa cosa. Il prossimo martedì compro un biglietto e vado via. Così, forse un’idea dettata da quella sana inquietudine che (s)colora i pomeriggi di un diciannovenne.
E poi quegli occhi che mi guardano e mi dicono che, alla fine, in un afoso martedì di molti anni dopo, quel biglietto lo hai comprato. Stai partendo e non sai quando tornerai.
Neanche io so quando tornerai ma, se lo farai, fai in modo di tornare felice e fiera di questa scelta.

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