(ac)Coccolato

di Nemo

Mi hai cucito una cicatrice sulla pancia. Non è una cicatrice di carne, non sono due lembi di pelle uniti a forza da un filo duro e resistente. È una cicatrice di tessuto, è una maglietta bianca con una cicatrice sulla pancia. C’è anche un buco sul retro, all’altezza della scapola destra. Mi hanno ferito alla pancia e alla schiena. Due coltellate, nette, precise, compassionevoli nella propria velocità. Mi hanno ferito e poi sei arrivata tu a cucirmi queste cicatrici. L’avevi giurato; già il primo giorno di vita, quando ho staccato il collo dall’utero, avevi fatto il giuramento di cucirmi per sempre le ferite. E lo mantieni ogni volta, con la mano ferma e il cuore determinato. Anche se non sai cucire, anche se le cicatrici che mi cuci poi alla fine assomigliano a piccoli vermi in procinto di scavarmi la pelle. Perché forse ci metti troppo amore, o forse troppo poco. E poi rimango senza sangue, il verme diventa bianco, a tratti ceruleo (che non significa “di cera”, ma “di cielo”).
Sono pieno di vermi, mamma. E non è colpa tua.

2 Commenti a “(ac)Coccolato”

  1. mamma mia. non farglielo mai leggere ti prego.

  2. Nemo scrive:

    Ma mica sono io, quel bambino.

Lascia un Commento