Faccio finta di viaggiare su un nastro di raso nero, qualche imbianchino paziente si è divertito a tratteggiarne la superficie. A centotrenta chilometri orari mi ritrovo a pensare che sarebbe bello, di tanto in tanto, vedere queste piccole strisce bianche prendere forme diverse, allontanarsi, perdersi e poi ritrovarsi, convergere al centro, costringere la mia automobile a seguirne i capricci e le predisposizioni. Ogni striscia bianca potrebbe essere una storia e, come tale, dipanarsi nel tempo e nello spazio, comprendere ogni mio singolo pensiero. Le mie parole invece rimbalzano sul tettuccio dell’automobile. Anche quando inizio a mormorare le note di un pezzo dei Pink Floyd, pezzo che una radio locale impazzita decide di mandare alle quattro del pomeriggio. Su quella partitura di asfalto e vernice bianca, le mie ruote scivolano veloci e non si fanno spaventare dai TIR, dalle manovre azzardate di impaurite vecchine alla guida di una Panda, dal sole in faccia. Più i Pink Floyd si inoltrano all’interno della canzone, più i miei pensieri si accavallano.
Soundtrack: Shine on your crazy diamond, Pink Floyd