Pagine vuote


© kenofhu

«Le parole non possono scomparire. Devono essere qui, da qualche parte.»
«Sono sparite, io non le trovo più. Non riesco a fare altro che lamentarmi di averle perse.»
«Ma no, vedrai che torneranno. Staranno solo facendo un giro.»
«Voglio sperare.»
E restammo lì; io con un cumulo di pensieri indecifrabili e mai più ricostruibili, lei con le mani piene di oggetti inutili (un tascapane, un paio di pesche, un quaderno a quadretti, qualche moneta straniera, due o tre fermagli colorati, una vita passata ad aspettare di cominciare a viverla). Ci guardammo intorno e tutto ciò che riuscimmo a notare fu il movimento consistente delle fronde degli alberi. Si spostavano continuamente da una parte all’altra delle rovine, il sole ormai basso in altri momenti mi avrebbe permesso di esprimere qualcosa di sensato, di piacevole, financo di entusiasmante. Ma le mie parole mi avevano abbandonato, se n’erano andate durante la notte e avevo passato il giorno a dormire, quasi consapevole di questa nuova – ennesima – assenza.
«Dimmi qualcosa.»
«Non posso. Mi mancano.»
«Allora non dire nulla e fammi sentire qualcosa.»
E quel rudere fu l’occasione per farle cominciare a vivere la vita. Coprimmo i nostri occhi con un paio di bende turchesi (il colore giusto per farci trapassare lo sguardo dagli ultimi raggi del sole) e ci sdraiammo sull’erba in corrispondenza del transetto di questa cattedrale mai completata. D’un tratto, le chiesi hai freddo? posandole il braccio destro sul seno, come a circondarla. Lei mi rispose no con un bacio sul naso. E parlammo di tutto, le raccontai come avrebbe dovuto essere quella cattedrale se solo si fossero decisi a completarla finalmente, le dissi con le dita che non avrebbero più potuto farlo, che si sarebbe trattato di un falso storico.
Così come le mie parole; nel corso degli anni hanno costruito il mondo che mi circonda, ma non hanno finito. Hanno lasciato incompiuta la cattedrale della mia vita. E adesso avrò bisogno di tutti i colpi di reni possibili e immaginabili per viverla in maniera diversa. Nuova. Consistentemente impalpabile.

2 Commenti a “Pagine vuote”

  1. Che sia un mattone, uno sputo di cemento o solo un fiore posato su un cumulo incompiuto. Purchè cresca. Un pochino.

  2. Però leggendoti mi sento protetta in un confine sottile e calmo.
    Una linea all’orizzonte.Questo vedo,

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