C’è un motivo, se mi piace lo zucchero di canna.
Nasce nelle bustine marroni, cresce lì dentro al riparo da tutto e poi nuota felice da tutt’altra parte. Non è una vita così brutta, in fondo. Lo zucchero di canna, poi, ha una particolarità da non sottovalutare: lo si trova quasi sempre in grani grossi. Non è impalpabile, non si sfarina con particolare facilità e, soprattutto, non si scioglie del tutto.
Mi ricorda Mont Saint-Michel, la lingua di sabbia che sbuca prepotentemente dal mare (oppure, per gli amanti del bicchiere mezzo vuoto, è il mare a permettergli di sopravvivere). Il mio fondo di caffè lambisce le pareti della tazzina e lascia affiorare piccoli squarci del mio eroe culinario. Lo zucchero di canna si coagula, rimane compatto nelle asperità del liquido scurissimo dentro il quale viene gettato con prepotenza (io, in verità, lo accompagno sempre con dolcezza), ma non muore.
Mi ricorda due persone che si abbracciano, due persone che trovano una completezza in un’azione così evanescente quale può essere un abbraccio (oppure, per gli amanti del bicchiere mezzo pieno, in un’azione così concreta quale può essere un abbraccio).
Mi hai detto che lo zucchero di canna non ti piace.
Ma, quando me l’hai detto, non sapevi ancora di essere dentro una bustina marrone. E, in brevissimo tempo, sei immersa nel caffè. Quello che tua madre prepara per te ogni mattina, non sapendo di gettarti tra le mie braccia.
Ho perso dieci anni di vita in un solo attimo, dietro una colonna. Al riparo da tutto. Quando ho deciso di rubarti dieci anni di vita con un solo bacio strappato alla folla.
ma mi hai fatto commuovere…