
© maewe
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[Legge Roi]
Corrono mesi tra la rottura del manico di una tazza e il momento in cui quest’ultima ti cade dalle mani.
Una sera, nell’angolo più buio di una credenza che sa di pangrattato e asili nido, una crepa compare sulla superficie bianca di finissima porcellana. La crepa si fa strada, silenziosamente. Circonda il manico, lo isola dal resto della tazza. E basta. Si ferma lì, ha compiuto la propria opera e non deve far altro che aspettare.
Questa è una cosa che accade senza fare rumore, per esempio.
Corrono mesi tra la rottura di un rapporto e il momento in cui quest’ultimo ti cade dalle mani.
Una sera, nell’angolo più luminoso di una stanza che sa di ormoni e detenuti in libera uscita, un dubbio compare sulla superficie epidermica increspata da invisibili rughe. Il dubbio si fa strada, silenziosamente. Circonda uno dei due amanti, lo isola dall’altro. E basta. Si ferma lì, ha compiuto la propria opera e non deve far altro che aspettare.
Questa è un’altra cosa che accade senza fare rumore, per esempio.
E io, queste cose che accadono senza fare rumore, le odio.
Così come odio le gocce di gelato che cadono sui pantaloni, il congelatore che si guasta e comincia a piangere, le amicizie che si perdono con il passare degli anni, la pioggia che arriva in una giornata di primavera, le lacrime di chi riesce a piangere in silenzio, le grida di chi riesce a urlare senza lasciare uscire alcun suono.
Le grida di chi riesce a urlare senza lasciare uscire alcun suono.