Mentire alle mani


© absinth88

C’è qualcosa di estremamente triste nelle partenze. Sì, so di aver scritto una cosa abbastanza banale; condivisibile eppure tremendamente ovvia. Ma non posso fare a meno di pensarci. C’è qualcosa di triste nelle partenze. E c’è qualcosa, dentro questa frase, che non riesce a convincermi del tutto. Perché forse ho sempre vissuto le mie partenze in maniera abbastanza superficiale, quasi come un estraneo al problema.
Non sono il tipo di persona che comincia a fare la valigia giorni prima, accumulando camicie pulite e mutandemagliettecalze sul divano del salotto. Non compro biglietti mesi prima e tendenzialmente sono abbastanza menefreghista nei confronti del mio portafogli, quando si tratta di viaggiare. Il tradizionale giro dei parenti è distante anni luce dal mio modo di vivere i rapporti di sangue, e dunque si tratta di un problema in meno.
Eppure, pensandoci bene, c’è qualcosa di estremamente triste in ogni mia partenza. E la responsabilità di tutto è da imputare a due fattori: il richiamo della terra e il mio istinto di sopravvivenza. Due cose che convivono talmente bene dentro me che, per evitare di sentire il richiamo della terra, il mio istinto di sopravvivenza mette in atto tutta una serie di escamotage per permettermi di aggrapparmi alle poche certezze di cui dispongo.
C’è una cosa che mi manca della Sicilia ed è il mare. Ma non tanto il mare quanto elemento visivo, piuttosto il profumo. La salsedine. Giù la salsedine ricopre ogni cosa; la senti dura e crostosa sotto le mani mentre accarezzi una ringhiera, la senti pungente e decorosa sulle labbra, la senti aderire ai capelli. Dunque posso affermare tranquillamente che la salsedine rappresenta uno dei pochi elementi costanti della mia vita.
Qui a Roma no. Qui non c’è salsedine e la salsedine di Ostia e del litorale romano non è la salsedine della Sicilia. Qui sembra quasi slavata, poco aggressiva e a tratti pure indulgente, come a dire “state tranquilli che non vi spacco la vernice dello steccato e non faccio arrugginire nulla”.
E dunque qui il mio spirito di sopravvivenza si attacca ad altri elementi. La luce, in primis; la luce dei tramonti romani, quando il sole taglia i tetti della città come fossero scorze d’arancia. La luce e gli odori. Non ricordo una primavera siciliana negli ultimi anni. Una primavera passata in Sicilia, vedere i fiori sbocciare, sentire i profumi forti della mia terra.
Volerti abbracciare, bottiglia di salsa fresca. Volerti abbracciare e non sapere il perché.

Soundtrack
Down River, The Temper Trap

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