E gennaio cedette il passo a febbraio

Sei stata il mio colpo di stato, il mio putsch fallito, il mio golpe cominciato bene e finito male. Mi ci hanno trascinato su quel patibolo, mi hanno condannato ai lavori forzati, mi hanno fatto sentire in bocca il sapore della sconfitta. E, prima di tutto questo, l’inconcludente ebrezza di una vittoria sfiorata, la consapevolezza che tutto sarebbe cambiato da quel giorno. E non facevo che ripetermi che in fondo filava tutto liscio, che gli scheletri nell’armadio non tintinnavano più tra loro, che le innumerevoli parole avrebbero travolto e sovrastato ogni pensiero cattivo. Sei stata il mio colpo di stato, la mia primavera in quel di gennaio, la mia assoluta dedizione per un progetto impossibile, la mia palpitazione, il mio mancare il colpo. L’appoggio dell’esercito non è stato determinante, le truppe si sono sparpagliate di fronte alla minima insicurezza. E son rimasto solo. Ad affrontare una guerra nuova.
Una guerra per la quale non sono preparato.

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