Ogni sera, poco prima di addormentarmi, sul mio comodino viene a sedersi un omino barbuto, vestito di nero. Un piccolo Cacciari in miniatura. Sarà alto una decina di centimetri e mi stupisco sempre come facciano le sue corde vocali piccine a sostenere l’onere di una voce così possente.
Si presentò per la prima volta al mio cospetto il giorno in cui diedi l’ultimo saluto a mia moglie. Ero appena tornato dal cimitero. Entrando in casa, avevo gettato i vestiti e le scarpe alla rinfusa costellando il mio appartamento di indumenti. Avevo fatto una doccia veloce, solo per togliere quello che mia nonna ha sempre definito “l’odore dei morti”. Ed eccolo lì, seduto sul comodino, in una posa simile a quella del Mosè michelangiolesco. Ora, a voler essere precisi, io il Mosè di Michelangelo non l’ho mai visto ma ho qualche reminiscenza dai libri di storia dell’arte che mi toccava sfogliare a scuola.
Stasera il mio piccolo Cacciari in miniatura mi dà le spalle ed è seduto sul bordo di un barattolo di nutella che, chissà come, è finito sul mio comodino. Apro gli occhi e vedo questo buffo omino intingere molliche di pane nella densa crema di nocciole. Ogni tanto si volta verso di me, mi guarda con un cipiglio insolente e poi torna a smandrappare il pezzo di pane per farne molliche infinitesime.
“Non dovresti bere tanto caffè.”
Per essere la prima frase che mi rivolge da quando lo conosco, non se l’è cavata poi così male. Un orrido miscuglio tra la raccomandazione di una suocera pettegola e il consiglio di un caro amico. Faccio finta di non aver sentito e mi metto a leggere. Con la coda dell’occhio, vedo il piccolo Cacciari sporgersi per guardare la copertina del mio libro.
“Jacopo Ortis era un fallito. E Leopardi ancora più di lui.”
A questo punto non resisto. Non ne saprò nulla di Michelangelo, ma Foscolo non me lo tocca nessuno.
“Foscolo. Questo libro è di Ugo Foscolo.”
“Tutta inutile, la letteratura di quel periodo.”
Decido di non dargli retta. Finalmente, dopo mesi, ho capito che quest’omuncolo è un provocatore.
(continua…)