Monti

A dividerci due birre. Una Guinness per me, una bionda non identificata per te.
A dividerci due anni. Due anni intensi per me, due anni intensi per te.
Mi confessi di sentirti più vecchia, forse con più capelli bianchi. Io rido, non ho la sciarpa per nascondere il mio sorriso ma rido ugualmente. Rido perché sembriamo due trentenni già sconfitti dalla vita. Inevitabilmente il pensiero corre alle decine di film sui trentenni italiani che quasi sicuramente avremo visto entrambi in questi ultimi anni. Non abbiamo trent’anni. Non ancora, per lo meno. Ancora per poco, per quanto mi riguarda. Tu hai un vantaggio in più.
Poi però siamo lì, due birre tra noi, un castello di sottobicchieri e una distanza incolmabile. E non è colpa nostra, ché le nostre colpe le abbiamo e ce ne siamo sempre resi conto (un po’ meno io, un po’ di più tu). Stavolta non è colpa nostra, stavolta il nemico comune è il tempo. Perché – e questo, no, non te l’ho detto e non l’ho neanche fatto – avrei voluto sfogarmi di più, farti vedere e farti capire come mai la mia vita è esattamente divisa a metà. Tra una felicità che cerco e che posso raggiungere, e una tristezza che è sì parte del mio essere ma che vorrei relegare a corollario o quantomeno in una posizione assimilabile al minimo storico.
E invece a dividerci ci sono quelle due maledette birre, e la sensazione di recitare in un film sbagliato. Sembra davvero appartenere a un altro secolo il giorno in cui ci siamo conosciuti, in un parco in cui non sono più tornato. Io son fatto così, ci sono zone di Roma in cui sono stato solo una volta e poi basta. Ecco, quel parco è uno di quei posti. Quante cose possono realmente cambiare in due anni? Poche, ma sono già abbastanza.
E perché questi fotogrammi – questi di adesso, intendo – mi ricordano fin troppo Nuovo Cinema Paradiso?
Poi ho pensato una cosa, mentre ti salutavo e andavo via.
Ho pensato che avremmo potuto decidere un giorno della settimana in cui cercare di vederci, con regolarità. Ma no, non saremmo più amici qualora dovessimo prendere una decisione del genere. Saremmo due automi. E dunque preferisco rivederti tra qualche mese e raccontarti che va tutto bene e che sto per partire, che sto per fare la vita che vorrei, che sto per non avere rimpianti, che ho dimenticato tutto e tutti, e ci rivediamo tra due anni. Buona fortuna.

Un Commento a “Monti”

  1. Luigi scrive:

    Mi ha colpito molto una cosa: “Quante cose possono realmente cambiare in due anni?” Mi è parsa una domanda onesta, e che conosco. Sulla risposta alla domanda, non saprei: forse è questione di punti di vista – anche se è banale, lo so.

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