My brick in the Wall

La stanza è sempre uguale.
Le cose sempre al solito posto.
Lui è lì, seduto in uno di quegli angoli che, se non entri, non riesci neanche a vederlo.
Scanso la stufetta e mi avvicino.
“Peppino, come stai?”
Qualche attimo di silenzio, poi alza gli occhi e apre la bocca.
“Nonnu non era megghiu?”
Vorrei dirgli di sì, che era meglio, e poi vorrei dirgli che non si risponde a una domanda con un’altra domanda. Ma me ne sto zitto, piegato verso il suo viso. Gli tocco la fronte, deve avere un po’ di febbre.
Ma nonostante tutto, nonno, hai avuto la forza di farmi il miglior regalo ch’io potessi ricevere.

2 Commenti a “My brick in the Wall”

  1. Fefè SdC scrive:

    Anche mio nonno si chiama Peppino.

    Sono commossa.

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