Le dita scorrono sul legno polveroso e tracciano un solco tra le particelle impalpabili. Da una tazzina con l’orlo sbeccato, l’aroma di caffè pervade la stanza e mi ritrovo a desiderare una sigaretta. Poi penso alle persone che conosco ma che, in realtà, non conosco affatto; mondi così lontani eppure così incredibilmente nitidi, quasi a voler dichiarare una parvenza di autonomia, d’indipendenza di pensiero. Sogno un paio di pantaloni con la piega, decine di quaderni e appunti ordinati. Sogno un giradischi, qualche vecchia fotografia sgualcita e un’inutile moquette d’un colore assurdo. Sogno una casa, centinaia di libri, una vita diversa dove nessuno sappia chi sono né da dove sia arrivato.