L’uomo che indicava le cose

di Nemo

Guardavo quell’indice sobbalzare vigorosamente ogni qual volta l’autista non riusciva a evitare una buca o un piccolo avvallamento nell’asfalto. Un po’ il dito si posava sulla finitura metallica del finestrino, un po’ riusciva a beccare il pulsante per richiedere la fermata ma mai in maniera vigorosa. Il povero vecchio, proprietario dell’indice, non riusciva mai a premere il pulsante, procrastinando all’infinito la sua corsa su quell’autobus e toppando clamorosamente ogni fermata (erano le undici di sera e gli unici passeggeri di quello scalcinato 163 eravamo io, lui e il suo indice).
Ogni tanto provavo ad avvicinarmi per propormi come suo angelo salvatore, ma il vecchio mi respingeva puntandomi contro il dito con una tale veemenza che, dopo qualche tentativo, decisi di desistere. Lo fissavo incuriosito e mi rendevo conto a tratti dell’assurdità della scena. L’autista ci sbirciava dallo specchietto retrovisore e sorrideva; doveva conoscere bene quel vecchio per non rallentare e aiutarlo. Sapeva, con ogni probabilità, che quel dito accusatore se lo sarebbe ritrovato in petto (nel migliore dei casi).
E così trascorsi una ventina di minuti in compagnia di questo vecchio che utilizzava una mano di plastica per indicare le cose, per premere pulsanti, per sfogliare il giornale. L’autista mi disse che, da giovane (in guerra), il vecchio aveva perso la mano sinistra a causa di una granata. Non sapeva contare con regolarità e si era ritrovato l’esplosione in mano mentre stava per dire “due” con la mente. Per fortuna la granata era difettosa, ma non così tanto da conservargli almeno la mano. E dunque, adesso, dopo sessant’anni, quell’uomo aveva deciso di tenere a distanza gli oggetti, trattandoli con la deferenza tipica di chi pensa che una cosa può anche diventare più letale e non solo meno letale del solito. Usava la mano di un manichino che manovrava con la mano destra.
Ma tenere una distanza maggiore dai problemi non significa riuscire a guardarli meglio e a decifrarli nel miglior modo possibile.
Significa crearne altri. Maggiori e ben più esplosivi.

4 Commenti a “L’uomo che indicava le cose”

  1. Ester scrive:

    Caspita…che storia…
    Se avessi assistito io mi avrebbe fatto un’impressione…

  2. Nemo scrive:

    Ester, ammetto che la storia è di fantasia, ma scaturisce dai vari tentativi di premere il pulsante della fermata da parte di una vecchietta… :)

  3. Ester scrive:

    Aaaaah capisco… Be, bella comunque! =)

  4. giulia scrive:

    “Ma tenere una distanza maggiore dai problemi non significa riuscire a guardarli meglio e a decifrarli nel miglior modo possibile.
    Significa crearne altri.”

    Quando ogni tanto torno a leggerti riesci a darmi, ogni volta, una conferma. La conferma del perchè sono ancora qui. E così sorrido, anche in una giornata così malinconica.

    Buono studio ;)

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