Archivio di febbraio 2009

Questa notte passerà…

venerdì, 27 febbraio 2009


© vikingzippy

“… con un cucchiaio di vetro scavo nella mia storia,
ma colpisco un po’ a casaccio perché non ho più memoria…
E a un dio senza fiato non credere mai.”
(Coda di lupo, Fabrizio De André)

E quando ti capiterà di dover chiudere gli occhi per la troppa fatica, per quella pesantezza di una vita passata a guardare, per la stanchezza di un mondo che ti ha tolto le parole di bocca… tu impara a riaprirli. Sempre. Anche solo per restituire ad ognuno un po’ di te, per ricevere da noi tutto quel che ci hai dato.
Resisti. E impara a riconoscere il rumore del sole da quello del vento.
Anche così distanti, noi non siamo stati mai così vicini.

Dlìn dlòn

martedì, 17 febbraio 2009

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Piccola comunicazione di servizio.
Domenica 1 marzo 2009 alle ore 21:00 siete tutti pregati di recarvi al Morgana_Music Inn (vedere mappa in basso, comunque è in Largo dei Fiorentini, 3) per una fantastica serata dove, udite udite, saranno esposti alcuni miei scatti in una mostra fotografica collettiva (la prima alla quale io partecipi).
Ovviamente coloro che mi conoscono meglio adesso potranno tranquillamente immaginare il mio volto mentre snocciolo con nonchalance queste informazioni. (Qualcuno mi ha proposto di indossare il maglioncino tattico che utilizzo per queste occasioni mondane, ma forse forse comprerò qualcosa appositamente per l’evento. Non sia mai.)
Ovviamente scherzo.
Vi aspetto numerosi.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Questo blog chiude

venerdì, 13 febbraio 2009


© ellevi

Si, prego.
Accomodati pure.
Posso portarti qualcosa da bere?
Non vuoi niente, ok. Neanche una fetta di torta?
No, va bene. Come non detto.
Allora, ti ha colpito il cartello fuori, vero?
Vabbé, tanto per essere sinceri e non equivocare, il cartello l’ho messo io. E l’ho messo solo per attirare la tua attenzione. Ora che stai comodo in casa mia, posso anche dirti cosa c’è che non va. Un po’ ce l’ho con te, perché io capisco lo stress metropolitano, capisco lavoro-fino-a-tardi-e-la-sera-sono-stanco, capisco anche che hai altro da fare, però ecco… ogni tanto da casa mia potresti passarci, e invece di sbirciare dalle finestre quel che succede dentro, potresti anche fermarti, bussare, entrare, sederti così come hai fatto adesso e scambiare due chiacchiere con me. Che sennò invece di farmi una casa, aprivo un bar (che neanche calza poi tanto, come metafora; almeno con il barista si parla a parte chiedere un caffè).
No, dicevo. Ora sei rimasto incuriosito e dunque sei entrato. E vorrei che tu mi dicessi la prima cosa che ti passa per la testa, la prima notizia particolare, la prima battuta, il primo pensiero che prende forma. Lo so che questa casa non è molto accogliente, che dovrei passare più tempo a pulirla, a renderla più carina, attraente, familiare.
No, non dirmi che devi andare via.
Ok, ma il tuo giro delle altre case non può aspettare domani?
Oggi non puoi rimanere qui con me ancora un altro po’?
Giusto per capire cosa ci unisce ancora, cosa ti piace di me e della mia casa, quali argomenti vorresti approfondire. No, che non la voglio ipotecare, né chiudere, né vendere. Semplicemente vorrei più movimento qui dentro. Più gente che la frequenti.
Pensi di potermi aiutare?

Turbamenti di fine inverno

giovedì, 12 febbraio 2009


© darrellg

“A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta.”
(William of Ockham)

Vorrei parlare meno ed agire di più.
Non che non sia intimamente convinto dell’efficacia delle parole, ma quando accumuli pensieri tramutati in verbo fai un torto a te stesso. A volte faccio finta di parlare con me stesso al telefono, per capire come possa risultare il mio tono ad orecchie esterne, per provare fastidio o serenità, dipende. Ho anche pensato di buttare via il cellulare, dipendere esclusivamente dal telefono di casa, ma mi sono reso conto che – ora come ora – sarebbe una scelta che priverebbe gli altri di qualcosa. (Non è detto però che un giorno io non arrivi a farlo.)
Passo le giornate sui libri, esco poco (soprattutto in concomitanza con quella che qualcuno definirebbe la “grande moria” nel frigorifero), non vado a correre (dato che, praticamente, non smette di piovere da ottobre). E non vedo l’ora che finiscano questi esami, che inizi la primavera, che tutto ricominci con calma e perfezione.
Niente più sbavature.

Soundtrack
I like birds – Eels

Precisazioni

mercoledì, 11 febbraio 2009

Che non si dica che qua non ci si dà da fare…
A breve, un volumetto dal titolo “Come migliorare una cucina con soli 50€ e 5 rotoli di carta adesiva”. Per eventuali preventivi, rivolgersi al sottoscritto…

Piccola svista

martedì, 10 febbraio 2009

Nel bailamme di questi giorni, forse i più non avranno notato una notizia degna di essere chiamata con questo nome. Qualcosa che neanche i più tenaci detrattori di Berlusconi – e men che meno i suoi migliori amici – si sarebbero mai aspettati. Qualcosa che farebbe gridare al miracolo (e, presto o tardi, magari verrà varata una legge che impone di credere nei miracoli, nelle stigmate di Padre Pio e nel leggero profumo di rose che aleggia intorno alla figura del nostro Presidente del Consiglio).
Nella foga di compiacere le gerarchie vaticane sul caso Englaro e nella comprensibile ansia di dare l’affondo alla Costituzione e all’istituzione del Presidente della Repubblica, Berlusconi non ha dato retta ai sondaggi che – per inciso – davano il 61% degli italiani con la famiglia Englaro.
Un tempo, il distacco tra un Re e il suo popolo significava quasi certamente una perdita di potere da parte del sovrano. C’è solo da sperare che il distacco tra Silvio e i suoi sondaggi porti a qualcosa di buono per tutto il popolo italiano.

Thank you, Giorgio.

venerdì, 6 febbraio 2009

Come da oggetto.

Yes, we can die now

martedì, 3 febbraio 2009


© haleluya

La signora comincia ad osservarlo incuriosita.
Lui indossa jeans logori, una polo nera spiegazzata e un giubotto di pelle riposa stancamente sulle sue ginocchia. Ha le dita delle mani martoriate da piccoli nervosi morsi e batte ritmicamente la sigaretta dalla parte del filtro sul palmo della mano sinistra.
Io penso che probabilmente è appena tornato dal turno di lavoro al cantiere. D’altronde saranno sicuramente passate le cinque da un po’. Sfoglio distrattamente un mensile maschile caratterizzato, in questo numero, da un servizio sulla top model Eva Herzigova che confessa – udite, udite – di voler fare la fotografa e che da piccola passava interi pomeriggi a tentare di fotografare un uovo. Sì, un uovo. Ora non so se qualche uovo qui in sala riuscirebbe ad immaginare Eva Herzigova china sul tavolo, macchina fotografica alla mano, che tenta di fotografare un uomo. Ho appena fatto due errori di ortografia e credo che nessuno se ne sia accorto. Ecco, dimostrazione pratica di come sia impossibile immaginare una scena del genere, deviati da tutta una serie di servizi fotografici nei quali il soggetto non era certamente un uovo tondo e perfetto, bensì una Eva Herzigova tonda e perfetta.
Ma, inevitabilmente, ho perso il filo. Ah, sì sì. Sto appunto legiucchiando questo interessantissimo articolo sull’infanzia di Eva e sul suo futuro negatole da qualcuno che, molto più realisticamente, tendeva a non passare pomeriggi a fotografare uova, ma ben altri soggetti. D’un tratto, entra nella sala d’attesa una vecchina dalla faccia rugosa e simpatica. Saluta tutti con deferenza, si siede davanti a me e accanto all’operaio, e sprofonda nella lettura di Chi.
La signora seduta accanto a me continua a guardare l’operaio di fronte.
Lui si muove sulla sedia, un po’ a disagio. Poi mormora:
“Muoiono tutti alla stessa ora.”
Prima di fissarlo, guardo la vecchina davanti a me. E’ più bianca di come appariva pochi minuti prima. La signora accanto a me ha ancora lo sguardo fisso sul presunto operaio che adesso risponde con gli occhi alla sfida.
“Chi, scusi?”, domando io, mordendomi la lingua per la curiosità e cominciando ad intuire l’argomento della conversazione.
“I vecchi.”, risponde lui. Poi, rivolgendosi alla vecchina: “Mi scusi, signora. Non intendevo offendere.”
La vecchina alza la mano destra come a voler dire nessun problema, poi la abbassa lentamente come a voler dire però ora stai zitto, perchè già ho capito dove vuoi andare a parare.
“All’incirca dalle due alle cinque del mattino. E’ quella l’ora.”, incalza il sempre meno operaio e sempre più necroforo.
Pone l’accento sull’ultima brevissima frase e io vedo la vecchina accanto a lui tremare visibilmente.
“Scusi, ma com’è possibile?”, chiedo sinceramente interessato.
“Questo non lo so, ma i morti di morte naturale muiono tutti nello stesso arco di tempo. Dalle due alle cinque del mattino.”
Gli chiedo informazioni anche sui famosissimi ventuno grammi, ma mi risponde che quelle sono solo stronzate. La vera assurdità della morte naturale è che avviene nello stesso orario, all’incirca.
La signora accanto a me passa dalla curiosità allo sbigottimento.
“Ha mai letto in qualche necrologio: Si è spento alle ore 11:00 del mattino?”
Devo dargli ragione. Capita veramente di rado.
Io continuo ad ascoltarlo parlare del suo lavoro, che è stancante di certo, ma che gli dà molte soddisfazioni.
“Sapesse come sono contenti i parenti quando finiamo di fare il nostro lavoro, quando vestiamo i loro morti di tutto punto e li distendiamo all’interno della bara. Sapesse come ci ringraziano.”
Io non ho dubbi. O meglio, preferirei non avere dubbi. Ma la scena di una vedova visibilmente contenta del lavoro di un tizio delle pompe funebri mi risulta ancora più difficile da focalizzare della scena di Eva, delle uova, eccetera eccetera…
Dieci minuti più tardi, ne so qualcosa di più sul fantastico mondo della morte e del mercato che le gira intorno, ho visto la vecchina davanti a me reprimere due o tre volte i conati di vomito (soprattutto nei passaggi più delicati: vestizione, irrigidimento, ecc. ecc.) e ho visto andar via la signora accanto a me che ha rinunciato alla gastroscopia di fronte ai misteri della vita e della morte.
Il medico apre la porta e chiama il prossimo. Lui, il necroforo. Saluta tutti, si alza ed entra nell’ufficio del medico.
La vecchina posa il giornale, mi guarda ed esclama:
“Non ho figli. Non ho parenti. La nomino mio tutore. Quando morirò, non mi dia in pasto a quello sciacallo, me lo giuri.”