Archivio di gennaio 2009

Shame’s Hill

martedì, 20 gennaio 2009


© davidhr

Dovrei avere una certa dose di voyeurismo e di sadismo per impugnare il volante della mia jeep, inerpicarmi lungo una stradina di collina tortuosa e sabbiosa, svoltare l’ultima curva e trovarmi di fronte alla guerra. Dovrei accettare il dolore altrui come necessario ed inevitabile per riuscire a deglutire normalmente mentre grappoli di bombe cadono sulla testa di esseri umani. Dovrei convincere me stesso che tutto quel che sta accadendo laggiù abbia un suo perchè e non sia solo il frutto di una mancanza di parole. Perchè starei lì davanti in silenzio e sarebbe solo la patetica e insulsa continuazione di un mutismo inaccettabile. Starei lì sù senza dire una parola e forse mi brillerebbero gli occhi. E sarei “a little bit fascist”. Salvo poi cambiare angolo di visuale e vomitare di rabbia guardando me stesso dal di fuori. Un essere umano che guarda altri esseri umani morire come fosse al circo e quell’arena lì giù solo un grande spazio da osservare con il binocolo, non credo meriterebbe… No, ok. Questo no. Ma io mi farei un po’ schifo da solo, non so.

Palazzina “Falastin”

mercoledì, 14 gennaio 2009


© latuff2

Immaginate casa vostra. Spaziosa, confortevole, aerata. Bella, insomma. Proprio una bella casa in cui vivere. Certo, magari a volte scarseggia l’acqua o va via la luce per qualche minuto ma, tutto sommato, vi ci trovate veramente bene. Poi è la casa dove avete vissuto con i vostri genitori, dove siete cresciuti. Addirittura, in questa palazzina ci hanno vissuto i vostri nonni, e i genitori dei vostri nonni e, risalendo sempre più in alto nell’albero genealogico, chissà quanti altri… La palazzina è abitata da tutta la vostra famiglia allargata; zii, cugini, parenti lontani, zie vecchie e zitelle. Certo, magari un tempo lontano era abitata da altre persone che non facevano parte della vostra famiglia, ma tant’è, adesso siete voi i proprietari di questi metri quadri così importanti. Immaginate adesso che un bel giorno un tizio, che abita qualche isolato più in là e che attualmente risulta essere il responsabile del vostro condominio in qualità di capo-condomino, venga a bussare alla vostra porta.
“Salve, John!”
Immagino lo accoglierete con un misto di rispetto ma anche di quella sana antipatia che non ci fa vedere di buon occhio chi amministra il nostro condominio, sia egli bravo o incompetente.
“Salve, Tariq. Come va?”
Il capo-condomino John è sempre molto cordiale, ma sospettate da sempre far parte di un gruppetto di gente che vuole fregarvi, in un modo o nell’altro. Sorride spesso, ma non è uno di quei sorrisi che ti allargano il cuore.
Gli dite che va tutto discretamente; certo, se ci fosse l’acqua corrente in ogni istante della giornata sarebbe meglio, e poi ci sarebbe quella persiana da aggiustare perché disturba un po’ tutti la notte, per non parlare di… John ha alzato le mani in segno di resa.
“Aspetta, Tariq. Son venuto a dirvi che tra qualche giorno non sarò più io il capo-condomino.”
E, a tal proposito, vi informa che un gruppo di famiglie in cerca di una casa si stabilirà nel vostro condominio. Obiettate qualcosa, ma vi viene risposto che quelle famiglie sono i discendenti diretti di coloro che un tempo abitavano la vostra palazzina; vi viene detto che quelle famiglie hanno sofferto molto negli ultimi anni, perché oppresse, umiliate e costrette alla fame. Ma rimanete fermi nelle vostre convinzioni: non c’è abbastanza spazio per tutti.
“O noi o loro, John, non c’è altra soluzione.”
Azzardate un aut-aut, convinti che alle orecchie di John possa suonare come una proposta o, nel caso peggiore, come una minaccia.
“Tariq, questa palazzina dovrà ospitare entrambe le famiglie. Non c’è discussione che tenga.”

Arriveranno una domenica d’inverno, e sarà il caos.
John dividerà la palazzina in due, si starà più stretti ma ci sarà posto per tutti, con ogni probabilità. Daniel, il capo-famiglia dei nuovi arrivati, per un po’ rispetterà gli accordi presi: ognuno nei suoi appartamenti, e cerchiamo di vivere in pace. Ma qualche mese dopo cominceranno i primi dispetti: contatori che saltano, briciole sul balcone, condizionatori accesi senza un secchio per contenere l’acqua che inevitabilmente scola sulla facciata gonfiando i muri d’umidità. Come se non bastasse, le famiglie di Daniel cominceranno a pretendere di più. Più stanze per loro. Continueranno ad arrivare altri parenti e la situazione diventerà davvero insostenibile. Le famiglie di Tariq tenteranno una difesa, ma non avranno nè l’astuzia nè i mezzi di cui dispongono gli avversari. Per tutta risposta verrà messo in portineria il cugino di Daniel che controllerà i membri della famiglia di Tariq all’entrata e all’uscita dalla palazzina.
Una mattina, nella palazzina “Falastin”, le famiglie di Tariq, sebbene più numerose, si ritroveranno a vivere in meno di 1/3 della superficie abitabile. Le famiglie di Daniel occuperanno quasi tutto il condominio, continuando a dichiarare apertamente l’intenzione di espandersi.

Ecco. Adesso forse hai qualche elemento in più per capire come debba sentirsi un palestinese.

In tutto ciò…

lunedì, 5 gennaio 2009

… ho anche dimenticato che qualche giorno fa (il 30 dicembre, per essere precisi), questo blog compiva 2 anni. Beh, che dire?! Cento di questi post, caro mio. Invecchiamo insieme e la cosa non ci tange.

Moleskine Grand Tour

venerdì, 2 gennaio 2009


© misspaperclip

Solo un indirizzo…