La spada di Damocle

Parliamo di fatti.
La legge 133 del 6 agosto 2008 riporta i due articoli oggetto della protesta studentesca.
Per facilità di lettura, copio ed incollo gli articoli così come compaiono nel testo della legge.

Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

Art. 66.
Turn over
13. [...] In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

Bene. Adesso siate gentili, rileggete i due articoli.

Art. 66.
Turn over
13. [...] In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

Art. 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

Notate differenze?
No, infatti. Non c’è alcuna differenza, tranne la diversa disposizione degli articoli.
Nell’articolo 66, comma 13, si predispone la riduzione del fondo per il finanziamento ordinario delle università, riduzione che viene spalmata in cinque anni a partire dal 2009. Calcolatrice alla mano, il taglio al finanziamento delle università ammonta a 1441,5 milioni di euro.

Concretamente cosa accadrà?
Le Università si vedranno private di un’ingente somma di denaro pubblico e, per poter sopravvivere, dovranno rivalersi sugli studenti tramite l’innalzamento della quota delle tasse universitarie. Ma la legge stabilisce che tali tasse non possono superare il 20% del totale dei finanziamenti ordinari. Per cui si entrerebbe in un circolo vizioso, in base al quale le Università potrebbero alzare le tasse degli studenti, ma non più di tanto, dato che il finanziamento ordinario viene ridotto.
Come si esce da questa empasse?
Ta dà. Articolo 16, comma 1. Non a caso vi ho gentilmente chiesto di invertire la lettura dei due articoli.
Se l’Università è con l’acqua alla gola, può tranquillamente decidere di trasformarsi in fondazione di diritto privato. In soldoni, le Università potranno raccogliere soldi da chiunque. Sono ben evidenti, a questo punto, i limiti di un intervento legislativo di questa portata. O meglio, più che di limiti si dovrebbe parlare di “conseguenze”. Quale privato oggi può permettersi di contribuire economicamente in maniera sostanziale al fondo di un’Università? La risposta è semplice: chi ha i soldi per farlo. Facciamo l’esempio più lampante (perchè si tratta anche di una delle preoccupazioni maggiori): un’Università a caso decide di trasformarsi in fondazione di diritto privato, pertanto una ditta farmaceutica a caso decide di finanziare quella specifica Università. Si dia il caso che in quell’Università alcuni ricercatori farmaceutici stiano facendo ricerche per produrre un farmaco concorrente di un prodotto della suddetta ditta farmaceutica.
Crediamo davvero che, a questo punto, la ricerca sia veramente libera e scevra da condizionamenti?

3 Commenti a “La spada di Damocle”

  1. Maria Russo scrive:

    C’è un’altra domanda ineludibile: in realtà geografiche nelle quali l’industria non esiste, chi finanzierà gli atenei? E non si sta parlando di quelle tre e quattro sedi universitarie di provincia di recente creazione, ma di più o meno metà della penisola. Che faremo? Si sacrificheranno atenei pieni di storia e di alta qualità come la Federico II e l’Orientale a Napoli? O l’Università di Messina, che esiste da quasi cinquecento anni? O peggio, il Politecnico di Bari?

  2. Nemo scrive:

    Maria Russo
    Vorrà dire che, in realtà geografiche nelle quali l’industria non esiste, attenderemo allegramente l’intervento economico dell’unica vera industria del mezzogiorno: la mafia.
    Scherzi a parte, il problema è serio e minaccia di travolgere realtà come quelle di Napoli, Messina o Bari, come ben sottolinei tu. Diventa importante cercare di fare informazione, perché ieri sera al Tg ho sentito parlare ragazzi che si scagliavano contro “la legge 133 della Gelmini”, non sapendo che la Gelmini non ha mai scritto una legge 133.

  3. Vax scrive:

    Andrebbe spiegato anche a Maria Star Gelmini che non capisce perchè studenti e professori siano in rivolta…….

Lascia un Commento