Cose poco ovvie


© kirklau

Chi ha deciso che meno per meno debba fare necessariamente più?
No, ecco, io vorrei saperlo. Che poi, si sa, io e la matematica siamo distanti anni luce. Una notte mi capitò di trovare sul treno, come vicino di sedile, un allegro e gioviale studente di fisica. Pochi giorni prima, il Papa aveva rifiutato l’invito a tenere la lectio magistralis alla Sapienza, dopo tante polemiche. Fu l’occasione per un ripasso forsennato sulla teoria evoluzionistica, su Giordano Bruno, Galileo Galilei, Tommaso Bruno Campanella, sul perché il nostro mondo non è fatto altro che da numeri, sulla probabilità concreta che il nostro treno avrebbe potuto deragliare se solo fosse avvenuto un minimo cambiamento dall’altra parte del mondo, sul perché un corpo solido attaccato ad un corpo più grande da un’esile struttura di ossa e cartilagine si sarebbe potuto staccare se soggetto ad un repentino colpo di frusta (anch’esso soggetto ad una causa meglio precisata come colpo di sonno).
Per carità, io seguivo. E annuivo. E cercavo di arginare quella valanga di informazioni nei modi più disparati (e disperati, aggiungerei): a volte tentavo di sviare il discorso ma – chissà come ci riusciva – lui mi riportava di nuovo sul binario giusto. Ho scoperto che i fisici (ma anche i matematici) sono preparatissimi in filosofia, letteratura e storia; spaziano con facilità su argomenti tutto sommato poco utili per i loro studi così come, poniamo il caso, un contadino potrebbe saperne più di me sulla new economy (e questa cosa non è poi così lontana dal vero). Lo ammetto; quella notte fu particolarmente piacevole perché si trattò della prima conversazione stimola-cervello da non so quanti mesi e perché io e lui eravamo soli contro tutti in quello scompartimento “abitato” da una studentessa di Filosofia cattolicissima e ignorante in materia (sia di filosofia, sia di cattolicesimo; memorabile il momento in cui il mio vicino di sedile le fece notare che in un passo della Bibbia viene esplicitamente vietato di portare segni esteriori della propria fede, come per esempio la collanina con la croce che lei esibiva al petto proprio in quell’istante); una studentessa di Psicologia fortemente disinteressata a ciò che le avveniva intorno (sebbene, secondo me, avrebbe sottoscritto ogni parola mia e del mio vicino di sedile ma, per una non meglio precisata stanchezza di vivere, non sembrava averne la forza); uno studente di Scienze Naturali il quale, dopo un timido tentativo di controbattere le tesi rivoluzionarie (a suo dire) del mio vicino, decise di chiudere gli occhi e la bocca; un’orca formato gigante comprata all’Ikea dalla studentessa di Filosofia.
Verso le quattro di mattina, il mio vicino di sedile mi guardò e mi disse:
“Parliamo con l’orca, và. Mi sembra quella più intelligente.”

P.S.: vi starete ancora chiedendo chi ha deciso che meno per meno debba fare più… Beh, io non lo so. Dicono sia una convenzione. Della serie “noi decidiamo le regole e voi giocate”. Buona partita, gente.

3 Commenti a “Cose poco ovvie”

  1. Questo post è BELLISSIMO! :D

  2. Giulia scrive:

    Solo io incontro nel treno vecchiacci rompip…??!!
    Ah… per il post… WOW

  3. Nemo scrive:

    occhidaorientale
    Prima pensavo fosse un commento “standard”. Poi ne ho avuto la certezza! XD Scheeerzo… Grazie mille!

    Giulia
    Dai dai… Raccontaci qualche aneddoto! ;)

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