Ora d’aria

© traevoli
O me o loro.
Non c’è altra soluzione.
O concedo loro l’inconcludenza di una mia eventuale vita futura (soprattutto lavorativa) oppure sbatto la porta e me ne vado. Io lo dico fin da adesso: se qualcuno dovesse offrirmi un futuro fuori da qui, io me ne vado. Con buona pace di parenti, amici, conoscenti, senso di appartenenza alla mia terra, e puttanate varie. Me ne vado in un posto tranquillo, dove i problemi si riescono ad affrontare con spirito critico, dove le soluzioni sono sempre a portata di mano (e, se non dovessero esserlo, ci si adopera per trovarle), dove il mio lavoro è pagato per quello che vale (e non per quello che loro subdolamente vogliono valga), dove i pregiudizi, qualora esistano, non siano la base per violenza, superiorità o prevaricazione.
Qui tira una brutta aria. Hai voglia a dire che non è vero, che comunque questo governo poggia su una larghissima base di consenso, che gli Italiani hanno deciso. Gli Italiani hanno deciso questo, questo e questo? Allora non mi sento più italiano, e non è una frase tanto per dire. Non sto parafrasando Gaber, nè mi sto facendo bello ammantandomi con tonanti parole.
Lo dico a malincuore. Io non mi sento italiano. Prima mi veniva difficile riconoscermi nei miei politici, adesso non mi riconosco più neanche nella mia gente. E, scusatemi, ma ogni tanto mi fate pure un po’ pena. Per cui, sì, non appena ne avrò la possibilità, smetterò di essere italiano.
Appenderò spaghetti, mandolino e mafia al chiodo e diventerò qualcos’altro. O, ancora più realisticamente, rimarrò me stesso in un crogiuolo di altri.
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- Published:
- lunedì, settembre 22nd, 2008 at 10:47
- Author:
- Nemo
- Category:
- Roma








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