
© traevoli
O me o loro.
Non c’è altra soluzione.
O concedo loro l’inconcludenza di una mia eventuale vita futura (soprattutto lavorativa) oppure sbatto la porta e me ne vado. Io lo dico fin da adesso: se qualcuno dovesse offrirmi un futuro fuori da qui, io me ne vado. Con buona pace di parenti, amici, conoscenti, senso di appartenenza alla mia terra, e puttanate varie. Me ne vado in un posto tranquillo, dove i problemi si riescono ad affrontare con spirito critico, dove le soluzioni sono sempre a portata di mano (e, se non dovessero esserlo, ci si adopera per trovarle), dove il mio lavoro è pagato per quello che vale (e non per quello che loro subdolamente vogliono valga), dove i pregiudizi, qualora esistano, non siano la base per violenza, superiorità o prevaricazione.
Qui tira una brutta aria. Hai voglia a dire che non è vero, che comunque questo governo poggia su una larghissima base di consenso, che gli Italiani hanno deciso. Gli Italiani hanno deciso questo, questo e questo? Allora non mi sento più italiano, e non è una frase tanto per dire. Non sto parafrasando Gaber, nè mi sto facendo bello ammantandomi con tonanti parole.
Lo dico a malincuore. Io non mi sento italiano. Prima mi veniva difficile riconoscermi nei miei politici, adesso non mi riconosco più neanche nella mia gente. E, scusatemi, ma ogni tanto mi fate pure un po’ pena. Per cui, sì, non appena ne avrò la possibilità, smetterò di essere italiano.
Appenderò spaghetti, mandolino e mafia al chiodo e diventerò qualcos’altro. O, ancora più realisticamente, rimarrò me stesso in un crogiuolo di altri.
L’avrei potuto scrivere io o chissà quante persone che conosco, è davvero un casino.
Ciro
Più che un casino, è proprio triste come cosa. Cioè, fa male anche scriverle certe cose, ma ci sono dei punti di non ritorno…
ti capisco perfettamente e condivido ciò che scrivi.
dopo un anno di ripensamenti – nella speranza che qualcosa cambiasse – ho deciso di partire. è doloroso. è complicato.
ma questo Paese a parte il clima decente e la buona cucina non ha più nulla da offrire.
un sorriso.
post dell’anno. potrei averlo scritto io, nel senso che ne condivido ogni parola. purtroppo.
Anna
Ti auguro sinceramente tanta fortuna. Ne hai bisogno. :*
P.S.: ecco, se c’è una cosa che rimpiangerei, quella sarebbe la buona cucina. Ma per fortuna sto imparando a cucinare. :D
Pino
Già, purtroppo… :(
Stamattina l’assistente di diritto con cui ho fatto l’esame mi ha fatto gentilmente notare che l’università è solo per chi se la può permettere senza lavorare (per i figli di papà, per intenderci)… meno male che si parlava di diritto!
Siamo quasi alla frutta, mi sa…
E se invece della frutta passassero al sorbetto per sciacquare la bocca e ricominciare??!? O_o
la sorrentina scombinata
Intendi dire “lavorare all’Università” o proprio frequentarla?! O_o
E chi non c’ha pensato negli ultimi anni ad andar via da qui? Io tante volte, ma ho paura a lasciare amici e parenti, anche se in questo paese ci sono davvero poche speranze.
Hai fatto il blog comunista?O_o
just wanted to say whats up nemo
Frequentarla!!! L’assistente in questione era una viziata e arrogante (forse anche un po’ frustrata) figlia di papà, senz’altro forzista…
l’Università è solo per i ricchi, non lo sapevi?!??