Corri, Fausto, corri…

© ddsiple
Ci sono cose che mi fanno incazzare. Cose per le quali non sarebbe necessaria tanta veemenza e tanta rabbia. E mi rendo conto che, più passa il tempo, e più assomiglio a mio padre; uno scatto d’ira per una cosa che, in fondo, lascia il tempo che trova. E allora tutti lì a dirgli di calmarsi, che non ne vale la pena, che tanto sono ben altre le cose per le quali si potrebbe incazzare seriamente. Solitamente accade che il mio genitore si incazzi ulteriormente di fronte all’avverbio “seriamente”, facendoci notare che la sua incazzatura è seria.
Ma non è delle paturnie di mio padre che voglio parlare. Bensì di Riccò.
E già noto qualche faccia strana. E sì, perchè vicende di questo tipo dividono l’uditorio. Da una parte gli accesi sostenitori del giovane talento (che mai e poi mai lo farebbero capace di un gesto simile), dall’altra i rassegnati che, di fronte all’ennesimo probabile caso di doping, non fanno altro che scuotere la testa.
I familiari si stringono intorno al ciclista ferito nell’orgoglio da un esame anti-doping. Unica voce quasi fuori dal coro, la fidanzata: «Sarei delusa se avesse davvero barato». I giornalisti tutti lì a picchiettare con il microfono sulla testolina della ragazza, dicendo che no, così non si dice, lei dovrebbe starle vicina, ma come?, che dichiarazione è?!. Qualcuno obietta che “comunque” la ragazza ha deciso di stare vicina al campione.
I tg mandano in onda servizi di 3-4 minuti sulla vicenda (per carità , è giusto che se ne parli, che la gente si indigni, che si cominci a fare il solito processo mediatico), ma in questo caso è diverso. Chi sa come mai, quando c’è di mezzo lo sport, i giornalisti insinuano il dubbio…?! Gli sportivi sono sempre oggetto del giustizialismo; infallibili campioni, a loro non è dato barare. Loro non possono. Costituzionalmente parlando. E, se barano, se sbagliano, se commettono qualche “erroruccio”, c’è sempre pronto il servizio su Pantani, da mandare in onda successivamente a quello su Riccò.
Già , Pantani. Grande ciclista. Anche lui ha fatto grandi cose. Anche lui fu escluso dal Giro d’Italia per doping. La nauseante musica di sottofondo dei servizi dedicati alla figura di Pantani anticipa già il senso di ciò che il giornalista dirà di lì a poco. Dirà che, se questi campioni sbagliano, se Pantani sbaglia, se Riccò sbaglia, è perchè sono malconsigliati, perchè c’è un malessere di fondo, perchè tutto sommato il loro essere dei grandi li rende irrimediabilmente “soli”. E, in effetti, l’aggettivo “solo” è la parola più (ab)usata in questi servizi. La cosa stupefacente è che il ragionamento del giornalista medio non fa una piega: sei solo, è inevitabile che farai errori. Si può mai contrastare una simile affermazione con argomentazioni valide? Il giornale francese L’Equipe scrive “Riccò si è talmente immedesimato nel suo eroe Pantani che oggi anche la sua immagine è quella di un imbroglione ripudiato per la stessa causa del suo idolo, escluso dal Giro d’Italia nel 1999 dopo un controllo positivo”. Ecco, forse l’emulazione potrebbe essere un’argomentazione valida.
Ma qui il problema è del ciclismo tutto, perchè Riccò non è l’unico furbacchione risultato positivo al test antidoping. E la sostanza EPO era già stata individuata nel corso dell’ultimo Giro d’Italia, senza adeguate pene. Il direttore di Liberà tion coglie nel segno: “come sport, il ciclismo è morto, ma come spettacolo, continua a correre come una gallina decapitata”.
A me, non so come mai, tornano in mente le belle immagini in bianco e nero di Coppi e Bartali. Sarà che preferiamo rifugiarci sempre in un perfetto passato piuttosto che vivere il nostro traballante presente, però quelli sembravano davvero veri campioni. Che tristezza sarebbe scoprire che anche loro facevano uso di sostanze dopanti.




20 July 2008 alle 10:22
Premetto che il ciclismo (almeno, come sport professionistico) non mi è mai piaciuto granché… detto questo, sottoscrivo le tue impressioni, ma anche io sono assillato da un “dubbio”, come i giornalisti italiani: un presentimento diverso, però. Ebbene: tenendo presente che le mie “fonti” sull’argomento si limitano alle notizie del telegiornale – perché, appunto, non seguo il ciclismo –, non capisco perché il 99% dei controlli vengono effettuati sugli Italiani. Facciamo un passo indietro: sia Lance Armstrong che altri ciclisti stranieri sono risultati positivi al doping (di varia natura), ma soltanto gli Italiani sono stati penalizzati. Oltre a Riccò, anche il suo compagno – entrambi ingaggiati da un team francese – è stato licenziato e reimpatriato all’istante. Ed era, per il primo dei due, il settimo controllo (dopo sei risultati negativi): quasi a voler trovare per forza qualcosa che non andava… e, dal momento che queste sostanze devono essere prescritte, è “strano” che non ci fosse un medico francese alle spalle. Non metto in dubbio i risultati: l’EPO sta al ciclismo come il crocifisso alla sacrestia… mi domando, da “profano”, come sia possibile per un essere umano resistere a un simile chilometraggio in così poco tempo, altrimenti! Ma ho il dubbio che vi sia una sorta di “discriminazione”: se, da un lato, non c’è alcuna intenzione di “ripulire” questo sport (ammesso che si possa definire tale… ma, questa, è una mia considerazione estemporanea), dall’altro c’è un particolare accanimento verso gli Italiani e, tra questi, nei confronti dei vincitori. Perché Riccò era candidato alla maglia gialla, a Parigi… soltanto “coincidenze”?
20 July 2008 alle 10:30
Il ciclismo è morto come sport, ma almeno 80 anni fa. Non credere che anche ai tempi di Coppi e Bartali non ci fossero le “bombe”…
A me non interessa più da anni…
Il fatto che i controlli vengano eseguiti solo sugli italiani? Non mi pare sia vero. Noi siamo gli unici che si fanno beccare, oppure siamo quelli meno protetti politicamente oppure in Italia non ti vengono a raccontare che XYZ ciclista kazako è stato beccato. Se va di lusso gli fanno un trafiletto a pag. 45 della gazzetta dello sport.
Tutto qua.
20 July 2008 alle 10:31
Federico Moretti
Anche le tue osservazioni sono parecchio interessanti ma, vedi, io non credo che i giornalisti italiani siano così “dubbiosi” solo a causa del fatto che Riccò sia un italiano. C’è sempre quello strisciante impulso del giornalista a rendere la notizia melensa, di ammantarla di un certo gusto (quasi) romantico. E ci hanno fatto “vedere” Pantani dentro quella camera d’albergo, da solo, con la sua droga, quasi ad ammettere che era l’unica cosa che potesse fare (arrivato a quel punto).
E stanno facendo la stessa identica cosa con Riccò. Io non sono per i processi in piazza. Sono uno di quelli però che, finchè non arriva una sentenza, ti mette in campo 300.000 dubbi. Perchè è troppo facile sottolineare il fatto che si tratti di un ragazzo di 24 anni (e so benissimo che, in quanto a impulsività , questa è l’età migliore), che si tratti di un giovane talento e che sia stato “stroncato” per questo motivo.
Ma poi, mi chiedo, i controlli non dovrebbero essere fatti a macchia di leopardo?
Perchè sennò questi qui son veramente furbi come marmotte a farsi beccare!!!
20 July 2008 alle 10:32
Napolux
Quantomeno, per Coppi e Bartali, il dubbio ci rimane! ;)
Per il resto, ti quoto alla grande.
20 July 2008 alle 15:24
@Nemo
Sì, indubbiamente i giornalisti hanno tutt’altro intento nell’esternare i propri dubbi: il mio, però, rimane… perché – se, da un lato, non metto minimamente in dubbio i risultati odierni e passati! – il numero di test effettuati sugli Italiani denota un certo “accanimento”. Per il resto… rimango dell’idea che aprirei un banchetto di EPO per “arrotondare”, visto che a settembre ospiteremo i mondiali!
20 July 2008 alle 15:48
Sono una dannata romantica e come tale spero sempre che, in un giorno non troppo lontano, tutti i problemi e i presunti e reali reati scompaiano. che i ciclisti, mossi da un etica, o quanto meno da un rispetto per se stessi e , si spera,soprattutto per gli altri, possano gareggiare nel giusto, senza ricorrere a mezzi subdoli.
mi rendo conto che sia un utopia. Perchè quando scoppiò lo scandalo doping in spagna, difesi strenuamente la pulita faccia e la forza sportiva di Ivan Basso. Lo scoprire poi che era realmetne invischiato nella vicenda mi gettò nel totale sconforto. Da allora qualsiasi persona venga accusata di doping la guardo con un misto di compassione e delusione.
ora, le controanalisi ribadiranno se riccò fosse dopato o meno. Sta di fatto che dovrebbe prendersi le sue responsabilità , se le avesse e non ripsonde ai giornalisti “devo parlare con il mio avvocato, nel frattempo ho richiesto le contro analisi” alla domanda ” hai preso l’epo o no?”. quella frase ha peccato di decisione e fermezza. proprio lui che al giro di Italia non aveva peli sulla lingua su nessuno. lui così spocchioso e assetato di vittoria.
non voglio accusare Riccò fino a quando lnon arriverà l’esito finale.
Spero che, come di Luca, tutto si possa risolvere.
Ma non so perchè, non riesco proprio a fidarmi.
spero di sbagliarmi, anche perchè come hai gia ribadito tu è una promessa del cicilismo italiano, così come lo era ai tempi Ivan Basso.
E Pantani, fossi nei panni dei telecronisti, lo lascierei stare.
20 July 2008 alle 16:03
Federico Moretti
Solo se ti metti in società con me! E ci diamo anche alla nuova frontiera del doping: quello genetico!!! XD
Antigony
Ecco… Queste sono le parole di coloro che, di fronte all’ennesima delusione, scuotono la testa. E allora mi unisco a te. Scuotiamola all’unisono… :)
20 July 2008 alle 16:11
@Nemo pensa che il laboratorio per le analisi è ospitato nella sede principale della mia università : peraltro, da mesi… un “segreto di Pulcinella” mica da ridere!