
© antonionemoamato
Caterina aprì gli occhi.
Il sole doveva già essere alto nel cielo ma nella stanza si aggiravano ancora gli odori e i sapori di una notte d’amore. Caterina pensò che non ci fosse nulla di meglio che far entrare la luce nella stanza, scoprire il corpo di lui da un’angolazione diversa, sconvolgere gli atomi di ogni materia per poi far convergere i raggi solari su di sè… Sentirsi finalmente sicura, serenamente vestita del suo abito migliore.
Daniele si mosse piano sul letto e d’improvviso sembrò quasi che il mondo intero seguisse il suo movimento. Le pareti della stanza si inclinarono e Caterina si trovò dispersa su di lui. Annusare. Percepire. Sentire.
“Perchè non ti piaci?”
Fu solo un sussurro, una di quelle frasi impastate dal sonno, quando parli e non sei sicuro di volerlo fare perchè hai paura che il tuo alito sia cattivo, perchè di prima mattina la bocca non profuma mai. Ma ci sono domande che devono essere fatte, così come ci sono baci che devono essere dati.
Caterina lo guardò negli occhi.
“Perchè tu mi piaci di più.”
Poi si alzò, per scherzo si avvolse nelle lenzuola celesti e si avvicinò alla finestra. Dalle fessure della persiana era possibile vedere fuori; il mondo continuava anche senza loro due. Caterina afferrò la maniglia della finestra e lentamente la tirò verso sè. E così entrambi si accorsero che, dopo una notte d’amore, c’è sempre bisogno di immergersi nella folla, nella luce, nella frenesia del mondo moderno. Per poter camminare lentamente, per poter esprimere la propria felicità ; perchè non c’è nulla di meglio che far entrare la luce in una stanza. Così come non c’è nulla di meglio che far entrare la gioia in una persona.