Spiegatemi ’sta cosa…
Thursday 15 May 2008Perchè, quando si tratta di Catepol, tutto è moltiplicato all’ennesima potenza?!
Perchè, quando si tratta di Catepol, tutto è moltiplicato all’ennesima potenza?!
Alla fine della fiera, dopo mille peripezie, RadioNation ha accolto la sesta puntata di Scusa, hai un fazzolettino?!. Ora, immaginate un Nemo sconvolto da un viaggio di 9 ore in treno e una Occhidaorientale oberata dal peso delle responsabilità (e non finirò mai di ringraziarla per ciò che ha fatto ieri, mentre io mi trovavo in treno). Insomma, ne è venuta fuori una puntata tutto sommato divertente, con i due conduttori che carburavano lentamente ma che, a fine serata, erano talmente disinibiti da non porsi più alcun limite. Momenti topici: la Bibbia tradotta in napoletano con lettura in diretta e il saluto di Daniele Silvestri. Il podcast lo trovate qui, come sempre.
L’appuntamento è per mercoledì 28 maggio alle ore 22, sempre su Radionation1. Il canale IRC, grazie al quale potrete interagire con noi, è #radionation1. Per tutto il resto, ci sono sempre: il nostro contatto gmail (scusahaiunfazzolettino@gmail.com) e skype (scusahaiunfazzolettino).
PECHINO - E’ salito a 12.000 morti il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito ieri la Cina occidentale, soprattutto la regione del Sichuan. Le autorita’ cinesi non nascondono che questa cifra e’ destinata ad aumentare perche’ altre migliaia di persone risultano disperse o seppellite sotto le macerie (Ansa.it).
Nessun danno agli edifici che ospiteranno le Olimpiadi.
Beh, ora sì che siamo tutti più tranquilli…
Update: la prima notizia, data al TG3, vedeva coinvolta nel terremoto la costa sud-occidentale cinese. Ho detto tutto.
Qui servirebbe una di quelle salette asettiche: pareti bianche, pavimento vinilico blu, una lavagna, un armadio grigio e anonimo, una quindicina di sedie bianche disposte in circolo. Servirebbe uno di quegli odori insopportabili, quelli tipici dell’ospedale o dei centri di analisi. Servirebbe anche una psicologa parecchio frustrata e brutticella. Servirebbe un eterogeneo gruppo di persone accomunate solo da un vizio, tutte accomodate pesantemente sulle sedie disposte in circolo.
Dopo di che, potrei bellamente alzarmi e, con lo sguardo fisso su un punto imprecisato del pavimento, potrei esclamare (con poca voglia di farlo, peraltro):
“Ciao… Mi chiamo Antonio.”
Un coro mi travolgerebbe.
“Ciaaao, Antonio.”
E io continuerei, sprezzante del ridicolo:
“… e ho un problema.”
La psicologa mi fisserebbe con la stessa occhiata che riserva ogni giorno al panino che mangia a mensa:
“Siamo qui per questo, Antonio.”
Nel dire il mio nome, calca l’accento. Lo fa di proposito, per farmi capire che la mia frase precedente è ovvia quasi quanto il fatto che io mi chiami Antonio da venticinque anni. Ma io non la seguo e non mi va di iniziare una polemica inutile.
“Beh… da due giorni non faccio altro che mangiare e ingozzarmi.”
I miei amici di terapia, fino a quel momento posizionati con il mento poggiato sul petto, girano di scatto la testa nella mia direzione. Per qualche frazione di secondo, ho nitida in mente la scena di una dozzina di elefanti impigriti dal sole che si voltano verso di me. Le rughe del collo si attorcigliano e questi miei compagni di sventura si dondolano sulle sedie, cominciando a ridere. Il primo ha una risata grassa, una di quelle risate che trasudano particelle adipose. Comincia a sghignazzare, poi passa a ridere di gusto. Poi si inceppa, tossisce e, mentre tenta di riappropriarsi della propria risata, quasi si affoga. Un altro ha bisogno di carburare ma, non appena ingrana la marcia, è un piacere vederlo ridere. Io mi sento come un fuscello di ficus benjamina in mezzo a un agglomerato di sequoie. Ridono, scuotono i rami, si abbandonano sulle sedie e io mi preoccupo: due o tre di loro sarà davvero difficile risollevarli, dovessero cader sul pavimento. Un misto di nausea e felicità mi travolge. So che oggi loro usciranno da questa stanza credendosi molto più grassi di quanto in realtà non siano, ma felici di aver passato una buona mezzora a ridere di gusto dei propri difetti.
La psicologa frena gli animi.
“Antonio, hai un problema serio di cui vuoi parlarci?”
La guardo, guardo i pachidermi ilà ri, fletto i muscoli e sono nel vuoto:
“Sì. Mangio tantissimo e non ingrasso.”
Odo qualche singhiozzo. Sono bastate due frasi per farli passare dalla felicità allo sconforto. Mi sento un mostro.
Post gemellato con questo qui.
Un pigro pomeriggio di inizio aprile, due pigri bloggers che delirano al telefono.
All’improvviso, l’idea: “Dobbiamo fare radio!”.
Poi le cose son successe di fretta: risate, ritardi, pizze transgeniche, cani a due zampe e uomini-albero, notizie improbabili e canzoni trash. Tutto tra amici e per amici, tutto per divertirsi e divertire. Un nome semplice, buffo, vagamente allusivo. Perché noi siamo così e così è la nostra “trasmissione” (che parolone!). Ed è esattamente ciò che continuerà ad essere.
Dopo un mese di deliri, approdiamo a RadioNation.
Cambiamo casa ma rimaniamo, insieme a voi, i cazzeggioni di sempre.
Scusa, hai un fazzolettino?!
Con Nemo e Occhidaorientale.
Da mercoledì 14 maggio (ogni 15 giorni), alle 22 su Radionation 1.
Ehi, tu… lettore annoiato!
Lo so, lo so… Non sto scrivendo più come prima, sono diventato noioso, non faccio altro che pensare alla radio (sic!), me la tiro troppo, ecc ecc… Bene, da oggi, grazie al Grande Concorso “Lo sblocco dello scrittore”, potrai momentaneamente entrare nella redazione di nemoblog.org (attualmente formata da tre membri: me, me stesso e me medesimo) e prendere in mano la situazione. Per partecipare, è sufficiente commentare questo post proponendo il titolo di uno dei prossimi post. Bada bene: solo il titolo. Tra i numerosissimi (?) titoli proposti, ne verranno scelti 3 che, in breve tempo, diventeranno dei veri e propri post.
E non è tutto: ai 3 vincitori verrà consegnato un bannerino da esibire sul proprio blog, perchè essi avranno partecipato a pieno titolo allo sblocco dello scrittore. Venghino, siori, venghino… Ricchi premi e cotillons!
Update
Dato che ultimamente sono parecchio rincoglionito e fuorifase, ho dimenticato di comunicarvi che il concorso scadrà alle ore 24:00 del 14 maggio. Ancora pochi giorni di attesa, dunque…
Tanto perchè io qui ci capito ogni tanto.
Tanto perchè fondamentalmente il mio mac non ha nient’altro da fare la notte che convertire un file audio di un’ora e mezza e caricarlo su internet. Tanto perchè io vi consiglio di ascoltare questo podcast. Poi vedete un po’ voi. Io nel frattempo dormo…
“La ragione ci porta fino ai piedi di un muro e ci lascia lì. Credo che l’ultima risorsa sia lo stupore: non bisognerebbe stancarsi mai di provare un attimo di sbalordimento di fronte a quelle cose che ci paiono ovvie, il suono della propria voce, la venatura di una foglia, le stelle che cadono la notte di San Lorenzo.”
(Luca Goldoni, Vita da bestie)
Voi, omini vestiti di rosso… voi che tenete stampata sul petto la scritta “Save the children”… voi che, all’uscita dalla metropolitana, ci placcate inesorabili, vi frapponete tra il nostro corpo e l’agognata porta scorrevole… voi che biascicate frasi incomprensibili, udibili a stento tra lo sferragliare dei vagoni… voi che, secondo il mio modesto parere, assumete forti dosi di ossido di diazoto per essere sempre così allegri e così rompicoglioni… voi che praticamente bloccate fisicamente le persone pur di procurarvi un’inconsapevole firmetta in più.
Io faccio partire una petizione, affinchè la causa di Save the children possa essere portata avanti da gente meno fastidiosa e più affabile, affinchè i banchetti vengano piazzati in zone più consone per un’informazione seria e responsabile, affinchè i bambini bisognosi sappiano di poter contare su un’organizzazione che non fa le poste in metropolitana, ma che vive tra la gente, alla luce del sole. E’ anche una questione di immagine.

© rohaberl
La lenta assunzione di farmaci non aveva fatto altro che debilitarmi ulteriormente. Il principio attivo dell’aspirina foderava ormai le pareti del mio stomaco, corrodendo il corrodibile e mangiucchiando il mangiabile. Poi mi capitò tra le mani il bugiardino di questo farmaco infame e rischiai un mezzo infarto. Lessi di una specie di bolla nel cervello, una di quelle controindicazioni gravissime che a pensarci bene pensi non possano esistere. E mi venne in mente che, se mi avessero diagnosticato una siffatta sciagura, avrei fatto la valigia con calma, avrei chiamato lei e le avrei proposto di partire per la Francia. Partire senza sapere quando tornare. Partire senza prenotare alcun biglietto di ritorno. Ed ero abbastanza certo che lei non mi avrebbe detto di no.
Ho avuto la tentazione di ingozzarmi d’aspirina.