Archivio di maggio 2008

Le numerosissime scelte

sabato, 31 maggio 2008


© sallypics

“E allora adesso che ogni cosa ha un nuovo nome,
e questo nome me lo insegni tu…”

(Strade di Francia – Daniele Silvestri)

In mezzo a tutto quel che avremmo potuto decidere insieme, c’era qualcosa che nessuno dei due si sarebbe aspettato dall’altro. Probabilmente infrangere ogni tabù non era più una timida impossibilità, ma qualcosa di concreto, reale. Sfidare la sorte adesso significa non aver paura di nulla, essere consapevoli di cosa ci unisce e voler fare di testa nostra, portare la nostra vita esattamente dove vogliamo noi. E’ una consapevolezza nuova, questa. Qualcosa che inevitabilmente ci porterà lontano. Su quelle strade di Francia ci volteremo indietro e scopriremo di averne fatti tanti di chilometri e, senza timore alcuno, porteremo una gamba avanti e continueremo a camminare. Abbracciati, mano nella mano, distanti pochi secondi prima di unirci nuovamente, traballanti, insicuri, impauriti, di nuovo fiduciosi. Dividendo una valigia e un diario. Dividendo una vita.

Io no…

sabato, 31 maggio 2008


© arual

“Chissà cosa si prova a liberare
la fiducia nelle proprie tentazioni?”

(La bomba in testa – Fabrizio De Andrè)

No, in realtà non ho mai indossato un eskimo. Non ho mai neanche comprato una kefia, sebbene in pieno quinto superiore ci avessi fatto un fugace pensierino. Ho comprato poche volte Il Manifesto; non ho mai partecipato a un comitato, a un collettivo, a un’assemblea. Non ho mai letto un libro consigliato, e gli unici ricordi che ho de Il Capitale sono legati alla mia professoressa di filosofia del liceo. La mia coscienza politica nacque allora, crebbe pian piano senza mai cedere all’estremismo e si annacquò pochi anni orsono, frenata dalla delusione e dal senso di impotenza. Di una cosa però posso essere certo: ho letto i libri che ho voluto leggere, ho visto i film che ho voluto vedere, ho ascoltato la musica che ho voluto ascoltare. E ricordo ancora con un misto di pietà e compassione i miei coetanei liceali, inglobati tra le fila di un partito. Tutti vestiti alla stessa maniera, tutti con gli stessi pensieri in testa, tutti con la stessa aria spocchiosa di chi ha raggiunto un obiettivo.
Beh… sempre se essere schiavi di un’ideologia possa essere considerato un obiettivo.

Lo zibaldone

venerdì, 30 maggio 2008

239 schede.
Da ordinare, scannerizzare e catalogare.
Ho finito oggi. Ecco, ora sapete che fine avevo fatto.
Però datemi un letto, distruggete la mia sveglia e (forse) tornerò a postare.

The First Word

lunedì, 26 maggio 2008

C’è il primo vagito.
C’è il primo mugolio, il primo pianto, la prima parola.
E poi c’è la prima parola del lunedì mattina, appena svegli.
La tua qual è?

Fa solo freddo…

domenica, 25 maggio 2008


© phamalamb

Questa coperta è troppo piccola; eppure la dividerei volentieri con te. Questo letto è veramente scomodo; eppure ti ci farei sdraiare rendendoti piacevole la permanenza. Questa stanza è troppo buia; eppure non aspetto altro che te per renderla luminosa. Credo sia la prima notte che non passiamo insieme. Stanotte io sono sveglio: un bicchiere d’acqua accanto la tastiera, piedi scalzi, un pacco di biscotti tra le gambe della scrivania. Questo piccolissimo spazio illuminato dal monitor è il mio mondo. Io in quel letto, stanotte, non ci voglio dormire. Profuma di te e non voglio rovinare quell’odore con le lacrime che mi porto dentro. Perchè a ogni resistenza, a ogni incazzatura, a ogni stupida ripicca non corrisponde sempre un calo d’attenzione. L’amore non si interrompe per così poco. Però sono i rapporti umani a esser fatti così. Spesso non c’è contemporaneità. Quante volte accade che ci si dispera per una persona proprio nell’istante esatto in cui ci siamo accorti di amarla ancora di più? L’amore, a volte, sa essere imprevidibile e, in questa corsa all’incertezza, travolge tutto. Poi capita che ti ritrovi seduto sul letto in piena notte. Sveglio, vigile. Attentissimo. E ti dai dello stupido. Perchè non è così che si fa, perchè non puoi rischiare di perdere una persona solo per un’indecifrabile scatto d’orgoglio. Ed ecco che subentra l’amore. Ma io in quel letto, stanotte, non ci torno. Preferisco dormire sulla sedia o per terra, sempre se riesco a prendere sonno. Mi sento inquieto e mi sembra di non aver concluso la mia giornata…

“Lo sblocco dello scrittore” – I vincitori

sabato, 24 maggio 2008

Dopo un’attenta analisi, posso finalmente proclamare i vincitori del concorso. Presto pubblicherò i post scaturiti da questo concorso infame che vi ha visti protagonisti indiscussi con i vostri titoli. Inutile ribadire che esperienze di questo genere non vanno assolutamente ripetute, ma tanto so che ci ricadrò… Complimenti ai vincitori…

Primo classificato
Pan – Sì, ma non è blu metalmeccanico

Secondo classificato
Paz – Comportamenti e relazioni sociali della Pimpa

Terzo classificato
Alesstar – Il giorno della marmotta

Sezione “Un certain regard”
Occhidaorientale – Se l’ermeneutica della fenomenologia, squisitamente ontologica, si giochi sulla concezione del “campo trascendentale” o rappresenti una ipostatizzazione realistica in una dimensione antifenomenologica e antimetafisica

So che è successo già…

giovedì, 22 maggio 2008


© aenima

Si formò lentamente.
Un piccolissimo agglomerato di gocce d’acqua sospese nell’aria. Con la calma benevola della natura, le goccioline si addensarono. L’una fusa nell’altra. Strette, vicine, accoccolate. Pian piano venne a crearsi una goccia più pesante delle altre che acquosamente scivolò tra gli interstizi della nuvola, si lasciò andare al proprio destino e, più propriamente, decise di non decidere. Varco dopo varco, spazio dopo spazio, la goccia assunse una certa fisionomia. Fu possibile già distinguerla da mille altre; la goccia destinata a fare il proprio lavoro. Finchè l’ultima resistenza non venne spezzata. Finchè l’ultimo brandello di nuvola non perdette la presa.
Poi fu solo vertigine, pesantissima gravità da sostenere, attrito e velocità. Improvvise e gagliarde correnti misero a dura prova la resistenza della goccia che però, risoluta, mantenne la propria traiettoria. Conosceva ogni minimo dettaglio della missione e non avrebbe permesso a nulla e a nessuno di distoglierla dai propri propositi. La risoluta sicurezza della goccia però cominciò a vacillare a poche centinaia di metri dal proprio obiettivo. L’aria tersa la sconvolse. I palazzi divennero improvvisamente oggetti da ammirare per il resto dei propri giorni. Le sue sorelle giacevano già tutt’intorno; sciolte, liquefatte, ammarate, ancora intere sopra una panchina di marmo, instupidite da una novità saponosa e colorata. La goccia decise di portare a compimento la propria missione. Chiuse gli occhi e sperò di sentire dalla voce di lui due semplici paroline, prima di schiantarsi sulla guancia di lei, ragazza dagli occhi matitosi.

Non uno, non due… bensì tre!

mercoledì, 21 maggio 2008

Tra i vapori della doccia appena fatta, scoprire un piccolo e nascosto capello bianco è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. Io però, per non essere da meno, ne ho scoperti altri due. Adesso, due sono le cose: o sto assumendo il fascino brizzolato di un novello Richard Gere o presto sarò l’ennesimo clone di Angelo Branduardi. E, vi giuro, non so davvero quale delle due opzioni preferire…

Il fazzolettino – Short Edition

martedì, 20 maggio 2008

Vista la deriva napoletana che ha preso la trasmissione Scusa, hai un fazzolettino?!, è giunto il momento che anche la Trinacria faccia sentire la sua voce nell’etere. Inizia così, da domani sera, la versione tappa-buchi di Scusa, hai un fazzolettino?!: Il fazzolettino – Short Edition. Due regole per la serata: non sforare i 60 minuti e non avere alcuna scaletta pronta. Io e la mia socia siamo pronti… E voi?!
Domani sera, alle 22:00, su Radionation1.
Il canale su IRC è #radionation1.

Update: il podcast lo trovate qui.

In una mano

martedì, 20 maggio 2008


© louobedlam

Prima che il treno partisse, ho aperto il portafogli per controllare che il biglietto fosse convalidato. Forse devo aver inavvertitamente aperto una delle tasche semi-nascoste, fatto che sta che quella fototessera è caduta sul pavimento. Non la vedevo da mesi e avevo anche dimenticato di averla. Mi ha stupito la freddezza con la quale il mio cervello ha appreso la notizia. Le sinapsi hanno fatto il loro egregio lavoro, ma il cervello non ha mandato alcuna scossa al cuore. Ho preso la fotografia da terra e, senza neanche guardarla per un’ultima volta, l’ho spezzettata in tanti minutissimi frammenti, sentendomi sempre più leggero. Poi il turbinìo del vento nello scompartimento e decine di pezzetti di carta fotografica colorata hanno preso il volo; ora il mio passato si trova sparso lungo un centinaio di metri di campagna romana.
Ora c’è un presente. E non servono fototessere.
Il mio futuro si trova nella mia mano; dentro un mucchietto di biglietti ferroviari, dentro la serenità di quel che stiamo costruendo, dentro il mio proposito di vivere alla giornata. E, giuro, son cose che non ho mai fatto e mai avrei pensato di riuscire a fare con tanta naturalezza. Sò in anticipo che, se dovessi arrabbiarmi con te per qualcosa, dopo pochi minuti la voglia di sentirti prenderebbe il sopravvento su tutti gli altri sentimenti. Dov’è finito il Nemo che sbagliava tutto? Quello che non prendeva mai le misure prima. Quello che paradossalmente, pur di calcolare l’incalcolabile, finiva per perdersi tra le cifre dei sentimenti sempre troppo difficili da gestire. Dov’è finita la mia candida sicurezza che “tanto prima o poi finirà”?! Perchè adesso ferirei a morte chiunque tentasse di portarmi/ti via da te/me?!