Archivio di April 2008

Lenzuola tiepide

Saturday 19 April 2008


© antonionemoamato

“Dormirò senza una scusa
per aver passato un altro giorno in più
parcheggiato in questa casa.”

(Senza una scusa - Perturbazione)

Ci sono fotografie.
Ci sono parole.
Ci sono canzoni.
C’è questa foto. Mi ricorda mia cugina, il nostro dormire nello stesso letto, il nostro condividere gli spazi, le sere passate sul divano a chiacchierare, a piangere insieme nel ricordare il nonno, i silenzi prima di addormentarsi. Mi ricorda il mio viaggio a Milano, il mio camminare da solo sotto il Duomo, il mio fotografare tutto e tutti, la mostra di David LaChapelle, il tempo sempre stranamente perfetto, i tram.
Ci sono queste parole. Sembra di sfiorare i suoi pensieri, quando si guarda una foto: ci mette tutto se stesso, talmente tanto che ti senti vicino a lui, mentre le osservi. Ecco, a me parole del genere mi fanno venire i brividi. C’è dentro tutto quel che tante persone non capiscono, pur conoscendomi da una vita.
C’è questa canzone. Ma è un’altra storia.
La racconterò un altro giorno, non stasera.

Gabbie di strategie

Saturday 19 April 2008


© introvertevent

Se il tempo fosse dalla nostra parte, sempre e costantemente, allora sarebbe tutto più semplice. Se ogni singolo atomo di quest’immensa materia che è il nostro corpo potesse parlare e raccontare la propria storia, saremmo tutti davvero completi. Ogni giorno che passa, perdi sempre il controllo su qualcosa. E non è così evitabile come si può pensare. Ho come la sensazione di sbattere la mandibola sull’asfalto duro, ruvido e freddo. E non è bello. No. Quando invece si vorrebbe essere fuori, a guardare gli uccelli volteggiare sui tetti…

Le città sottili. 4.

Friday 18 April 2008


© ajloveju

“La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la panca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’un’altra mezza città.
Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.”

(Italo Calvino, Le città invisibili)

Ho i miei bei palazzi dentro la borsa.
Tutti lì, ordinati, messi in fila, pronti al minimo cenno.
Li esco fuori ogni tanto, spolvero quelli malconci, raddrizzo qualche travatura, rifaccio i pavimenti. Però li tengo lì, dentro la borsa. E mi sposto di luogo in luogo, di fiore in fiore. Stanco, probabilmente. Ma sempre un po’ fiducioso. Mi becco i malanni peggiori, vado avanti ad aspirine, tossisco come uno spensierato fumatore incallito. Provate voi a stare sotto la pioggia, senza neanche un briciolo di balcone sotto cui ripararsi. I miei palazzi non mi possono essere d’aiuto perchè fondamentalmente non devono prendere pioggia, devono rimanere perfetti finchè non troverò il posto giusto dove montarli.
Cacciato via dalla mia città, aspetto di vedere Sofronia all’orizzonte.
E non è così semplice.

Ecco… il podcast!

Friday 18 April 2008

Incuranti dei pericoli mortali derivanti da un’altissima concentrazione di acido acetilsalicilico nel sangue e dagli effetti devastanti provocati dal prolungato ascolto delle nostre voci in radio, io e Occhidaorientale siamo andati in onda ieri sera. In barba a tutti i problemi tecnici (e non), praticamente quasi a braccio. Come tutte le improvvisate che si rispettino, non sono mancati i momenti di panico. Ma fanno parte del gioco. Scusa, hai un fazzolettino?! (e mai titolo fu più azzeccato, per me!) è nata come un gioco e funziona solo se ci si diverte. Dopo aver capito questo, tutto diventa più semplice e goliardico.
Desidero ringraziare, come sempre, l’ormai mitica conduttrice per la sua verve e la sua ironia. Senza lei, che si sappia, questa trasmissione non s’ha da fare. E poi tutti coloro che ci hanno ascoltato e che sono stati presenti in chat (anch’essa un requisito fondamentale per la buona riuscita del programma). Ggghesstàr della serata, colei che più di chiunque altro può regalare veri wiki moment: Remyna. Un ringraziamento particolare anche a due personaggi inaspettati: Sw4n e Marileda.
L’appuntamento dovrebbe (il condizionale ormai è d’obbligo) essere per il prossimo martedì alle 22. Sempre qui. Per quanto riguarda invece il podcast della puntata, basta cliccare qui. Buon ascolto.

Scusa, hai un fazzolettino?! #1

Monday 14 April 2008

RadioSlup approda alla prima puntata.
Cambia solo il nome.
Appuntamento: mercoledì 16 aprile, ore 22:00, qui.
In studio il sottoscritto e Occhidaorientale.
Ci sarà da ridere, questo è certo.

Update: per problemi tecnici, siamo costretti a rinviare la puntata a data da destinarsi (probabilmente domani). Io e la mia socia ci scusiamo per l’inconveniente.

Ennesimo update: la prima puntata di “Scusa, hai un fazzolettino?!” andrà in onda stasera (giovedì 17). Stessa storia, stesso posto, stesso bar…

Il male minore

Monday 14 April 2008

“Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.”
(Qualcuno era comunista - Giorgio Gaber)

Ho ancora il naso dolorante.
Quella molletta piazzata sulle narici poco prima di chiudermi dietro la porta di casa, ora ha lasciato una piccola cicatrice. Ora che ho tolto la molletta, la ferita sanguina un po’. Io non ce l’ho fatta a salvarmi l’anima. Ho deciso di votare ancora una volta contro qualcuno, piuttosto che per qualcuno. E adesso me lo tengo questo magone, sicuro che (comunque andrà) sarà ugualmente un insuccesso… Se dovesse vincere Walter, al governo non ci sarà ugualmente nessuno che mi rappresenti. Che gran cazzata che ho fatto!

Recentemente ho scoperto che… #3

Sunday 13 April 2008

[continua da qui]

17. mia madre stava pensando di votare la Santanchè;
18. è possibile passare mezza giornata al telefono;
19. fare radio sul web fa “bruciare” un sacco di post;
20. twitter è sempre più una droga (sic!);
21. mi piace usare millemila avverbi;
22. c’è sempre qualcosa di nuovo da dirsi;
23. non c’è limite al numero di emoticon che si possono usare;
24. tuuu mi hai linkaaato (cit.).

[continua]

Il Giancarlo Giannini de noantri

Saturday 12 April 2008

“Ma Rosalia, ma che minchia di tradimento jè?
Mi fai proprio cascare le braccia!
Con uno che fa o’ finanziere, che avi cinque figli,
dentro la cabina della gru e che si chiama pure Amilcare!”

(Mimì metallurgico ferito nell’onore, 1972)

Lo noto quasi subito.
Mi viene incontro con un passo apparentemente saldo e sicuro, come chi cammina sulla propria vita certo di non poter schiacciare neanche un uovo sotto la suola delle scarpe. Porta un vestito elegante bianco (o comunque color panna) leggermente sgualcito intorno ai gomiti, una camicia azzurra perfettamente stirata, una cravatta rosa pallido. I capelli non sono corti e fanno il verso al colore del vestito. Gli occhi opachi sono di un azzurro intenso e capisco che l’appannamento è dovuto a qualcos’altro. Lo guardo incedere verso me in quell’angusto marciapiede che costeggia la recinzione poco prima del ponte sulla stazione Tiburtina. Mi sa di vecchio, di domeniche passate a chiacchierare davanti a un quartino, di briscole-scope-tressette, di profumo di colonia, di barbe fatte con corti pennelloni, di brillantina sui capelli, di odore di sigaro, di poker fumosi, di brandy, di donne fatte innamorare con la potenza di uno sguardo, di nipotini adoranti, di una guerra che lascia il segno, di una piccola cicatrice sopra l’orecchio, di dolori e gioie, di sogni rappresi e di colpi di culo improvvisi.
L’ho silenziosamente proclamato il mio Giancarlo Giannini personale. Così tenero e sfacciato con quelle due bottiglie di birra infilate nelle tasche della giacca.

RadioSlup puntata 0: e delirio fu!

Wednesday 9 April 2008

Un martedì sera qualunque.
Un orario qualunque. 22:30.
Due voci qualunque (la mia più qualunque ancora della sua).
Un’ora e mezza di diretta radiofonica su Ustream per la puntata 0 di RadioSlup. Un’ora e mezza di delirio, con comprensibilissimi errori e patemi d’animo da parte dei due conduttori e tante risate per quella che voleva essere una prova di mezzora e si è tramutata in una puntata a tutti gli effetti.
Non so se la cosa si ripeterà, sia ben chiaro.
Ci vuole molto più coraggio del previsto.
Per chi volesse, ecco il podcast.

Radiosglaps & A te BB

Monday 7 April 2008

Io lo sapevo che, prima o poi, avrei fatto qualcosa di cui vergognarmi per il resto dei miei giorni. Scherzi a parte, in un pomeriggio domenicale di scazzo mi è venuto in mente un mio vecchio post. E già sul fatto che i miei vecchi post risorgano dalle viscere della mia mente (che immagine poetica) ci sarebbe da discuterne a lungo. Sulla falsariga di quel post che qualcuno osò definire “avanti anni luce”, cominciai a trastullarmi con le note di “A te” di Jovanotti fino a trasformarla in uno scherzoso e ammiccante inno a BB (e qui BB non sta per Brigitte Bardot, ‘gnuranti!). Non so bene come mai, ma tempo due minuti ed ero lì pronto davanti al Mac per registrarla. In serata, durante il piacevole ascolto di Radiosglaps della bravissima Fran, la folgorazione. “Ora le mando il file e vediamo che succede!”. E’ stato solo un pensiero di qualche millesimo di secondo, ma sufficiente affinchè la mia mente perversa contattasse autonomamente Fran su Skype e le proponesse il pericolosissimo file. Detto, fatto. Diretta radiofonica. Tante risate.
Ora… io l link al podcast e alla canzone ve li lascio volentieri.
Voi promettete di non ridere troppo di me, pliz!