Le città sottili. 4.


© ajloveju

“La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la panca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’un’altra mezza città.
Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.”

(Italo Calvino, Le città invisibili)

Ho i miei bei palazzi dentro la borsa.
Tutti lì, ordinati, messi in fila, pronti al minimo cenno.
Li esco fuori ogni tanto, spolvero quelli malconci, raddrizzo qualche travatura, rifaccio i pavimenti. Però li tengo lì, dentro la borsa. E mi sposto di luogo in luogo, di fiore in fiore. Stanco, probabilmente. Ma sempre un po’ fiducioso. Mi becco i malanni peggiori, vado avanti ad aspirine, tossisco come uno spensierato fumatore incallito. Provate voi a stare sotto la pioggia, senza neanche un briciolo di balcone sotto cui ripararsi. I miei palazzi non mi possono essere d’aiuto perchè fondamentalmente non devono prendere pioggia, devono rimanere perfetti finchè non troverò il posto giusto dove montarli.
Cacciato via dalla mia città, aspetto di vedere Sofronia all’orizzonte.
E non è così semplice.

3 Commenti a “Le città sottili. 4.”

  1. HoldMe scrive:

    Cos’è che fai? Li esci??? E poi cosa fai, scendi il cane che lo pisci??

  2. alesstar scrive:

    le città invisibili lo lessi per caso al liceo. ne rimasi un po’ affascianata un po’ spiazzata, non capivo molto. poi alla maturità, disperata da una tesina che doveva avere un tema comune a tutta la classe ma preso a prospettive diverse, portai irene.
    c’è una città in ognuno di noi, e se non troviamo il posto dove piazzarla all’esterno, anche entro nn sta male

    (che poi detto così fa un po’ spot del bifidus -_-)

  3. towa scrive:

    è un libro che adoro, un libro che ogni città la vorrei “visibile”…
    Sofronia? Forse per me non rappresenta un luogo, ma uno stato d’animo, lo stato d’animo giusto per me e tutti i ricordi che mi trascino.
    E hai proprio ragione: trovare Sofronia non è semplice, per niente.

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