Archivio di March 2008

Chiodo

Tuesday 11 March 2008


© st.lorefice

“Ma cosa sta facendo?”
“Non saprei. Ha detto che voleva attaccare un quadro.”
“E che bisogno c’era di prendere righello, squadra e goniometro?”
“Forse vuole essere sicuro. O è solo preciso.”
“Io dico che non è normale.”
“Io dico che dovremmo lasciarlo fare.”
“Tu dici sempre stupidaggini.”
“Senti chi parla?! Tu le fai sempre!”

Tutto ciò mentre, con calma e pazienza infinite, tentavo di appendere un quadro al muro. Usare troppa precisione per un quadro che è storto di suo. La cornice non incornicia bene, il vetro non protegge bene, i colori sono slavati. Poso il martello a terra, metto un chiodo tra le labbra e vado a versarmi un po’ di thè. Forse ricomincerò con il lavoro. Forse no.

Saran passati anni!

Monday 10 March 2008


© ben_marlboro

Non appena varchi la soglia, è l’odore a colpirti. Quell’odore indefinito ma riconoscibilissimo ti catapulta indietro di anni. Quindici, nel migliore dei casi. Poi ti guardi un po’ intorno e scopri che la bidella è sempre la stessa, in qualsivoglia scuola ti trovi. Ti guarda storto perchè hai appena fatto irruzione nell’atrio d’ingresso con l’ombrello gocciolante e le scarpe infangate. E lei, lì in fondo alla sala, sta finendo di strofinare per terra vecchie copie dei quotidiani che si trovano nei sotterranei della metropolitana (che, ti spiega, puliscono e asciugano meglio del mocio perchè non si inzuppano velocemente). Poi arriva la maestra che scompare subito alla ricerca delle chiavi della palestra. Il pavimento di gomma blu, gli attrezzi ai muri, le corde, i canestri, le piccole porte di calcetto. Cominci a preparare l’occorrente per creare gli aquiloni quando senti un rumore inconfondibile: vociare di bambini. Si avvicinano a grandi passi e, infine, li vedi entrare nella palestra esitanti. Inizia la lezione. Fanno domande. Tante. Valentina e Claudia, le ragazze con cui faccio quest’esperienza, rispondono attentissime. Io sono ancora bloccato. Valentina prepara il primo aquilone e dice di avere una domanda per loro. Una bambina alza la mano e dice: “Rispondo io!”. Le facciamo notare che non sa ancora la domanda, come può già sapere la risposta? Lei non si arrende, si fa la domanda da sola e si risponde subito dopo. Io rimango esterrefatto…
Poi cominciamo a costruire gli aquiloni con i bambini, tutti mi chiamano per nome come se mi conoscessero da mesi. Una bambina piccolissima, con gli occhi chiari e le lentiggini sul naso, mi tira per la manica e vorrebbe spiegato il funzionamento di un aquilone. Io mi abbasso e le spiego tutto, parola per parola. Quando finisco, lei abbassa lo sguardo e mi accenna un grazie a bassa voce. Pochi minuti dopo, sto preparando un filo di ritenuta quando mi si avvicina un bambino dal viso pacioccone e buono, e mi fa: “Aò, ma te piace il calcio?”. Sono indeciso sulla risposta da dare; il calcio non mi appassiona più di tanto, ma temo che risulterei poco interessante se dovessi dirgli la verità. Dunque decido di optare per l’altra risposta: “Sì, tifo Inter”. Mi guarda stizzito. Forse era meglio dirgli che no, non mi piace il calcio. Due bambini accennano una piccola lotta per la contesa dello scotch biadesivo, li divido e riporto l’ordine. Il bambino afghano mi guarda attento mentre spiego come costruire l’aquilone. Sono un po’ imbarazzato, all’inizio ha detto di averne costruiti parecchi e ora so che mi sta controllando, che sta verificando se io so costruirne davvero uno.
Quando finiamo, tutti vanno via lentamente. Qualcuno saluta con più trasporto. Mi ci vorrà del tempo per abituarmi, per sciogliermi completamente, ma devo dire che è andata parecchio bene. Quando siamo pronti per andar via, la maestra ci ferma perchè vorrebbe offrirci il caffè. Fuori piove, dentro le aule c’è silenzio. I bambini colorano, o scrivono. Il caffè è amaro, ma ha un gusto fantastico. Roma c’è, come sempre. E io rischio di appassionarmi a questo progetto.

Il solito rituale (?)

Saturday 8 March 2008


© digitalgopher

“Quando si comincia a recriminare
è il momento in cui si sta per sparire…”
(Mimosa - Niccolò Fabi)

Quanti minuti ancora rimangono?
Quanto tempo rimane prima dell’inevitabile?
Quanto ancora si deve tendere la corda prima che si spezzi?
Sarebbe più facile accarezzare un cane, sentire il calore del corpo della persona che ami, bere un bicchiere di acqua fresca in una giornata d’estate, sguazzare nella pioggia, sentire un pianoforte che suona al piano di sopra, sorridere a una sconosciuta sull’autobus, continuare a fissare la bibliotecaia, stupirsi del fatto che l’iPod ti manda le canzoni giuste al momento giusto.
Sarebbe, dicevo, più facile fare tutte queste cose, anche nel giro di poco tempo. Invece no. Invece ti ritrovi a passare tre giorni di fuoco, di studio forsennato per un esame che si rivelerà più semplice del previsto. E, una volta finito l’esame, assisti a due lezioni davvero fantastiche, dove ti riscopri partecipe, volenteroso, pieno di osservazioni, curiosità e domande. Tra un appunto e l’altro, alzi lo sguardo dalla moleskine e la vedi lì. Ultima fila. Una sciarpa viola. I capelli raccolti dietro la testa. Occhi chiari e sopracciglia chiarissime. Pensi stupidamente che non è il tuo tipo, che tu le bionde non le guardi neanche, ma in fondo ti ha colpito quando si è ricordata di averti visto alla lezione del primo semestre. Ti dai dello stupido per averlo pensato.
Quanto rimane ancora?

Sbalordiscimi!

Thursday 6 March 2008

Dopo ben due ore e mezza di attesa,
ho scoperto che la prof si era dimenticata dell’esame…

Era. Almeno.

Tuesday 4 March 2008

Lei ha scritto queste parole:

Ho sempre lasciato le cose a metà nel momento in cui stavo per avere successo. Le eccezioni si contano sulle dita di una mano e sono meno di cinque. Le persone le ho lasciate quando iniziavano a non poter fare a meno di avere bisogno di me. In entrambi i casi, si è trattato di rotture brusche. Perché così era più facile. Era. Appunto.

Dov’è lo spazio per sottoscriverle?
Basta una firmetta?

Da quanto tempo mi guardi attraverso?

Tuesday 4 March 2008


© cateyes

“Se non avrò più un altro amore come il nostro,
io preferisco amarti ancora di nascosto… di nascosto…”
(Di nascosto - Max Gazzè)

Alla fine l’ho fatto. Solo questo. Ho fatto ciò che volevo fare. Solo dopo mi sono reso conto che l’ho fatto in un giorno particolarissimo. E’ passato un anno esatto da allora. Sono ancora qui. Un po’ con le gambe molli, un po’ forte e determinato. Faccio calcoli perchè vorrei incastrare il mio tempo libero al meglio per riuscire a prendere un treno. E no, non mi fa poi così tanto schifo quella città lombarda. C’è un pezzo del mio passato lì. Uno di quei pezzi che riaffiorano dalla sabbia; un po’ come relitti, un po’ come vestigia affascinanti.

E avrai tutte le pioggie nella tua mano

Tuesday 4 March 2008


© antonionemoamato

Piedi nudi per terra. Fuori piove.
Ho acceso l’incenso e sgranocchio qualche biscotto.
Continuo a gettare gli occhi sulla carta arancione, a prendere misure, a tracciare linee. Mando qualche sms, bevo qualche sorso d’acqua. Sono sereno. Cioè, tra due giorni ho un esame, devo portare 15 aquiloni pronti domattina al Museo, devo iniziare la tesi, ma sono sereno. Mi sembra di vivere in uno di quegli enormi cieli africani dei documentari. Sì, quelli dove le nuvole scorrono velocissime e il tempo sembra accellerare bruscamente. Io sono lì davanti, i piedi affondati nella terra argillosa, alla mia destra un albero spoglio. E davanti, e sopra di me, tutto questo danzare di nuvole. Vorrei pensare, farlo con calma, ma il tempo non me lo permette. I giorni si susseguono alle notti. Vorrei l’abbraccio di mia madre, la stretta di mano di mio padre, i pugni di mio fratello. Vorrei averli qui, per capire come sono, per vedere che forse sono diverso da come mi immaginano. E no, ora non sono più tanto sereno…

Cominciamo bene

Saturday 1 March 2008


© antonionemoamato

Disclaimer
Da oggi al 13 aprile, il pensiero che andrò a esprimere in questo post potrebbe variare nella sua forma e nei suoi contenuti. Pertanto mi ritengo poco responsabile circa un’eventuale mutamento di prospettiva, attribuendo ogni colpa ai nostri fallimentari politici.

Io voto.
Ma sì, ci ho pensato a lungo. Ne ho parlato con Brambri (la quale mi ha fatto paura per la sua decisione), ne ho parlato con mio padre (il quale mi ha fatto paura per la sua decisione), ne ho parlato con altra gente (e tutti mi hanno fatto paura per la loro decisione). Insomma, io ho deciso di votare. E questo non mi fa poi così tanto paura, considerato il fatto che fino a due giorni fa ero pronto a lasciare la scheda in bianco. Ho deciso di votare perchè si tratta di un mio diritto/dovere e blablabla… Ho deciso di votare perchè, a voler essere onesti, mi sembra sia l’unico strumento nelle mie mani. Certo, mi si potrebbe obiettare che con la legge elettorale porcata non è che si tratti di uno strumento così affilato, questo diritto/dovere al voto! Ma io ho deciso di votare.
Per carità, tutto questo verde mi sta confondendo. Si è passati dal rosso autunno al verde primavera. Si vede che c’è qualcosa di diverso nell’aria, che nuove idee politiche circolano nei nostri cuori, che… Ok, faccio il serio: io non voto per Veltroni. No, non ce la faccio. E’ più forte di me. Mi viene fisicamente impossibile tracciare una X sul simbolo del PD, così come rischierei un mezzo infarto se solo tentassi minimamente di posare la mina della matita sul simbolo del PDL. Diventa la stessa cosa. Mio padre al telefono mi fa: “Ma si vede che vuole cambiare le cose! Veltroni è diverso!”. Ah, Pà! Lo dicevi anche di Prodi, e mi avevi convinto a votare l’Unione perchè era necessario votare contro Berlusconi, e un voto a Rifondazione avrebbe solo diminuito la forza della testa di ponte organizzata da Prodi & Co.
E ora ci risiamo. Mio padre tenta di spiegarmi (tenendo sempre a mente il concetto che “il voto è tuo e ci fai quello che ti pare”), si arrovella in argomenti astrusi, ma io sono irremovibile. “Ma non lo vedi che nel PD c’è la stessa gente che stava al governo con Prodi?!”, mi sorprendo a chiedere (e mi faccio anche un po’ paura perchè ho scoperto che le stesse cose le ha dette Fini, per filo e per segno!). “Ma non è vero… Molte cose non le hanno potute fare perchè la Sinistra Radicale puntava i piedi!”, prova a difenderli lui. Ma no, papà. Non è esattamente così. Ok, è vero che in alcuni casi la Sinistra ha puntato i piedi (spesse volte su cose che nel programma erano scritte abbastanza chiaramente), ma non possiamo dimenticarci come, all’interno dello stesso PD, ci siano persone che la pensano in maniera diametralmente opposta sui grandi temi.
Ci ha messo mezzora. Mi stava quasi convincendo a non votare per Bertinotti (”E’ un voto perso”, “L’alternativa reale a Berlusconi è Veltroni”, “PD contro PDL”) quando improvvisamente mi sono ricordato di una cosa non irrilevante. E gliel’ho spiattellata lì, tra la fine di una sua domanda e l’inizio di una sua autonoma risposta.
“Pà, I RADICALI!!! Si è alleato con i Radicali…”
Come disse qualcuno un tempo: io li voterei pure i Radicali, capissi quello che vogliono!

Like a soap

Saturday 1 March 2008


© keppyslinger

Succede che finisce il sapone liquido per le mani.
Succede che allora, prima di inserirlo nel post-it della spesa da fare, controlli nella dispensa se ce n’è ancora. Succede che ti ricordi di aver già controllato il mese scorso, ma lo fai lo stesso. Succede che, dietro le bottiglie di olio e il ventilatore estivo, trovi ciò che cerchi. Succede che butti il vecchio contenitore ormai vuoto e piazzi la nuova bottiglietta accanto al lavandino. Succede che allora lavi le mani, un po’ perchè era quello che dovevi fare, un po’ per inaugurare degnamente questo nuovo sapone per le mani. Succede che, nel momento in cui premi il beccuccio e il sapone vien fuori, vieni catapultato indietro di mesi. Succede che cominci a ricordare. Succede che questa nuova bottiglietta di sapone liquido non è così nuova come vuole farti credere. Succede che si tratta di un rimasuglio di un anno fa, finito chissà come dietro le bottiglie di olio e il ventilatore estivo. E succede anche che quasi un anno fa questa casa ha assorbito gli odori, gli umori e le speranze di un Nemo diverso. Succede dunque che questi odori, umori e speranze fuoriescono insieme con quel sapone da quel beccuccio. Succede che pensi, accendi una bacchetta di incenso e pensi. Succede che gli odori non passano, restano sempre lì, pronti a tenderti un agguato. Un dolce agguato.