Aggiungerei odioso…

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“Vi è qualcosa di curiosamente noioso nella felicità altrui:
quel che comunica non può generare compassione.”
(Stefano Rodotà )
Diciamocelo. Una persona felice è veramente insopportabile. Non solo diventa noiosa, perchè probabilmente non fa altro che parlare del motivo della propria felicità , ma assurge pian piano a essere odioso per antonomasia. Più odiose ancora sono quelle persone che non conosci e che te le ritrovi davanti, magari sull’autobus o in metro, piuttosto che in fila al supermercato: ridono con gli occhi e tu vorresti tanto piantargli una ginocchiata in fronte oppure fargli cadere il cestino pieno di spesa sui piedi. Così, per provocare un dolore, anche se momentaneo. Per spezzare i loro pensieri, per godere solo per qualche attimo del loro dispiacere. Per essere felici con poco. Mi ritrovo immobilizzato tra corpi più alti di me, gente che sbuffa, cinesi con enormi sacchi dove non si sa cosa nascondano. E lui ride. Si trova a qualche persona di distanza da me e lo vedo ridere. Non con la bocca. Ride con gli occhi, questo emerito sconosciuto che si permette di essere spudoratamente felice di fronte a me. Credo di non riuscire a sopportarlo ancora a lungo. Scenderei alla prossima fermata, se solo ci fosse meno gente sull’autobus. Una delle cose che proprio non mi riesce è sgomitare chiedendo permesso per arrivare davanti alla porta pieghevole. Oppure chiedere alla persona davanti a me “Scusi, scende alla prossima?”. Ogni volta che lo chiedono a me, mi viene sempre da rispondere “‘zzo te ne frega?! Se devi scendere, mi sposto!”. Ho perso il filo. Ah, sì… Scenderei alla prossima fermata, ma materialmente non posso. Allora comincio a trovare altro a cui pensare. Mi fisso le scarpe, con evidenti difficoltà , visto e considerato lo stato di compressione al quale sono sottoposto. Cerco di prendere l’iPod dalla tasca ma le mie mani sono bloccate ad altezza capezzolo. Fisso altri passeggeri distratti, ma scopro che la loro tristezza è quasi più insopportabile della felicità dell’emerito sconosciuto. E questo per un semplicissimo motivo: la loro tristezza, unita alla mia, sancisce inequivocabilmente che l’emerito sconosciuto è l’unica persona felice in questo scascinatissimo autobus. E gode nel farcelo notare. Poi mi viene da pensare a una cosa davvero angosciante: e se il suo stato di felicità quasi assoluta sia inevitabilmente destinato a mutare repentinamente in uno stato di tristezza/dolore/paura?! Forse il nostro autobus si sta dirigendo velocemente verso la distruzione! Devo scendere. E’ diventato un bisogno impellente!!! Un po’ per sottrarmi a questa fastidiosa e sfacciata felicità , un po’ per evitare una morte comica. Le porte si aprono. Una fiumana di gente si riversa fuori. Che tutti abbiano avuto la mia stessa idea?! Lasciarlo solo con la propria effimera e caduca felicità ?!




29 March 2008 alle 13:07
a me le persone allegre mettono il buon uomore… quelle che non sopporto sono le persone sempre tristi che non fanno altro che parlare del motivo della loro tristezza, poi non si sognano nemmeno di ascoltare gli altri a loro volta. ah! quelle sì che sono noiose.
bellissima descrizione della “vita da autobus”, la conosco fin troppo bene, grrrrrrrrrrrrr….
29 March 2008 alle 15:33
E’ vero, la felicità altrui acuisce la propria insoddisfazione!Però è una bella vendetta quando capita il contrario, dai…
29 March 2008 alle 20:45
@towa: la vita da autobus… presto la descrizione della “vita da metro”… :P
@evylyn: ovvio… la si pensa sempre diversamente quando si è protagonisti… :D