Una questione importante

© chilun
La caduta (o il restauro) della torre di BlogBabel ti spinge a cercare metodi alternativi per seguire le discussioni di quest’accozzaglia informe che viene comunemente definita blogosfera. Un po’ perchè siamo in campagna elettorale e, si sa, è bello leggere i post di chi la pensa come te così come è altrettanto affascinante scartabellare tra i post di chi non è assolutamente in sintonia politica con te. Mi imbatto dunque in uno strumento di Repubblica.it: NetMonitor. “NetMonitor - si legge sul sito - è parte dello speciale Elezioni di Repubblica.it ed ha lo scopo di seguire la conversazione dei blog in campagna elettorale”. Non si tratta propriamente di un aggregatore, ma vi è dietro un tot numero di giornalisti che leggono quotidianamente centinaia dei nostri interventi e li condensano in un post abbastanza uniforme e sintetico. Si tratta di un occhio sulla rete, sui blog e sulle discussioni politiche che possono nascere tra i vari blog. Si tratta di quello che alcuni di noi volevano. Poter smettere di essere una voce nel deserto e assurgere finalmente a un ruolo ben definito. Solo che io qualche dubbio ce l’ho, lo confesso. Si tratta di dubbi atavici, tant’è vero che il mio non è un blog politico-sociale-economico… proprio nell’esatta misura in cui io non sono un politico, uno psicologo, un economista. Se scrivo qualcosa lo faccio nel più puro stile barista; cioè, lo faccio come se ne stessi parlando con amici, analizzo una situazione politica come lo farei a tavola con mio padre o per strada con qualcuno. Il fatto che la mia opinione si trovi su Internet non è il sigillo di garanzia che qualunque puttanata io abbia scritto debba avere più valenza del mio vicino che dice la sua su Berlusconi o su Veltroni. In parole povere, il fatto che io abbia un blog e che scriva di politica (ogni tanto, nel mio caso) non mi fa diventare nè un esperto nè un guru. Rimane la mia opinione da cittadino. Punto. E non usciamocene con gli slogan tanto cari al Walter nazionale, sulla falsariga del “la politica siete voi”, ecc ecc… Per la stragrande maggioranza degli italiani, “sentire di essere politica, di fare politica” succede solo nel momento in cui mettono una crocettina sulla scheda elettorale. Punto. Poi si torna a casa e ci si continua a lamentare. Come faccio io. Nella vita e sul mio blog. E ce ne accorgeremo quando, tra qualche anno, tutti avranno un blog. Nessun giornalista seguirà più questo mondo, perchè sarà la fedele riproduzione dell’Italia che vive.




27 March 2008 alle 09:56
Può essere…
ma oserei aggiungere una nota, forse banale, ma valida. Non tutti sono capaci di scrivere. Anche in perfetto stile barista. Scrivere ti obbliga a pensare in un modo diverso, a organizzare l’idea, a riflettere. Certo, i blog pullulano di puttanate. Ma sono più riconoscibili come tali, ne sono convinto.
27 March 2008 alle 12:27
A rischio di essere pedante, ti sottopongo quella che mi pare una contraddizione. Dici che “per la stragrande maggioranza degli italiani, ’sentire di essere politica, di fare politica’ succede solo nel momento in cui mettono una crocettina sulla scheda elettorale”. Giusto. Allora chi, come te (e me), della politica si interessa (più o meno) sempre rappresenta un’eccezione. Che merita di essere presa in considerazione. Dai politici e, perché no!, anche dai giornalisti de la Repubblica! (Che poi diciamocelo: questo significa per loro vedersi servire delle notizie su un piatto d’argento! Più che consumare le suole delle scarpe per occuparsi di mille conflitti e scandali dimenticati, oggi i giornalisti consumano i cuscini sotto i loro sederi!).