La soggettiva di un romantico


© brunogirin

Io cammino senza ombrello. Le rare volte in cui ho deciso di portare nella borsa uno di questi orrendi e sgangherati aggeggi, non ha piovuto. Oppure ha piovuto così leggerissimamente da costringermi a usarlo (chè io sono uno di quelli che, se una cosa ce l’ha, la usa… senza mezzi termini) per poi, a mini-pioggia finita, infilarlo umidiccio nella borsa. Ed è una cosa che mi ha da sempre infastidito. Quando andavo a scuola, facevo un quarto d’ora di strada a piedi. Sole, vento, pioggia, grandine, io stavo sempre senza ombrello. Al massimo un cappuccio. E così anche oggi, quando vedo una spavalda Serenella coperta da un gigionesco ombrello blu/violetto. “E te?! Senza ombrello?!”. Ho bofonchiato qualcosa, lo ammetto. Sembro sempre in perenne imbarazzo quando mi vedo con lei. Però basta qualche battutina, basta il suo parlare con il mio accento e passa tutto. Tutto sommato, direi che si tratta di giorni sereni; qualche inquietudine di fondo, ma roba passeggera. Roba che basta un incontro fortuito e improvvisato per cacciare via. Certo, devo digerire 42 bambini al posto di 18; io che mi immaginavo un pomeriggio tranquillo a fare aquiloni con un numero decente di fanciulli corretti e disciplinati, la pioggia che picchietta sui vetri, quest’odore da scuola elementare. Invece mi ritrovo in balia di 42 piccoli diavoletti che non fanno altro che: tapparsi la bocca con i pezzi di scotch telato, picchiarsi con le bacchettine di legno ramino, frustarsi con il filo robusto per la macchina da cucire. Quando mi sono incontrato con Serenella, avevo ancora le mani che mi tremavano. Chè poi, in queste scuole, non appena ci entro mi sembra di avere la febbre. Saranno i riscaldamenti troppo alti, saranno le centinaia di germi e batteri nascosti ovunque, sarà la solerzia di bidelle e maestre. Io mi sento fisicamente male. Poi basta uscire un attimo, prendere quelle due tre gocce di pioggia in testa, respirare un po’ di aria fresca e tutto si ristabilizza… Ho ancora la mia voce in testa. Stridula come quella di una maestra alle porte della pensione. Una voce odiosa, che non sapevo di possedere. “Vi ho detto di mettere le forbici in tasca!”. Avrei voluto aggiungere un malimortaccivostra, ma ci ho ripensato.
E’ bastato un autobus mentre pioveva.
Qualche discorso monotematico.
La compagnia complice di Serenella.
(E il mio sorriso ebete).

1 Commento a “La soggettiva di un romantico”

  1. Serenella scrive:

    Posso dire che la tua genialità mi sorprende di giorno in giorno? L’uso di determinate “Parole” certe volte mi schianta (o forse l’allusione l’ho capita solo io?).
    Mi servi su msn, Memo.

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