Allora, inizio col dire che sto scrivendo questo post dal mio vecchio scascinatissimo pc di casa. La tastiera è sempre più insozzata di qualsivoglia tipo di rifiuto organico (molliche, marmellata, cioccolata, ecc ecc…) ma, si sa, il sottoscritto la teneva sicuramente in condizioni migliori. Ora si trova nelle indisciplinatissime mani del fratello minore, capace di distruggere un oggetto nell’arco di un paio d’ore. Diciamo che con la tastiera ha deciso di darsi un contegno; la sporca, ma non la annienta.
Sono arrivato stamattina in Sicilia. Alle 5:22. Un viaggio notturno in treno sotto certi versi piacevolissimo; compagni di viaggio con i quali si è parlato di tecnologia, cultura, religione, diritti umani, guerra. Abbiamo affrontato una discussione sul Tibet, sull’Afghanistan, sulla mia voglia di visitare determinati paesi, sul fatto che la matematica è praticamente basata su assunti non dimostrabili (sebbene la mia mente, all’inizio, si trovasse spaesata di fronte a dissertazioni scientifiche di questo calibro, pian piano ha acquistato dimestichezza giungendo persino a porre domande assolutamente pertinenti e azzeccate). Argomenti non proprio leggeri di notte, ne convengo, ma era da un po’ che non partecipavo a un dibattito così costruttivo e affascinante. Mi è venuta voglia di riprendere in mano i miei vecchi tomi di filosofia: Kant, Cartesio, Nietzsche, Platone. I libri di matematica, no. Quelli li lascerò marcire sugli scaffali più alti della libreria. Fino alla fine dei loro giorni..
Il ritorno a casa è stato fantastico, davvero. Mia madre si è svegliata per salutarmi e, con la voce e gli occhi che la dicevano lunga sulla sua capacità di rimanere lucida e desta ancora per molto, mi ha proposto di andare a dormire un po’. Ma io, dopo una notte in treno (seppur passata in dormiveglia), non riesco a dormire. Ho bisogno di una doccia e di una colazione. Mentre mi lavo, la sento armeggiare in cucina. Mi fa compagnia mentre faccio colazione con un bicchiere d’acqua e una fetta di pane&nutella. Poi parliamo del più e del meno, arrivano mio padre e mio fratello. Scherziamo un po’. Passo il resto della mattinata davanti alla Playstation (come non accadeva da mesi e, ogni tanto, ci può pure stare!).
Poi esco per fare qualche foto e passare a salutare i nonni. Visita assolutamente disinteressata. Appena entro in casa di nonna, il profumo delle sfince mi avvolge. Mi ritrovo, non so come non so perchè, seduto a tavola con la scodella piena di sfince (specie di frittelle che è possibile condire con ricotta dolce oppure con acciughe). Il sapore del pesce è inebriante. La nonna sta malferma sulle gambe, ma continua a friggere. Nonno, seduto di fianco a me, mi guarda mentre addenta una sfincia. Io gli sorrido e lui risponde, con le labbra e le dita sporche di olio di frittura. Mi sento bene. Il sole siciliano è lì fuori dalla finestra che riscalda e rende questa giornata davvero speciale. Passo a salutare anche il mio migliore amico, una sorta di rito che entrambi cerchiamo sempre di rispettare. E poi il pranzo e l’allenamento di tiro con l’arco di mio fratello. Sta diventando sempre più grande, quest’essere che stento a ricollegare al faccino che vidi dal vetro dell’ospedale poche ore dopo la sua nascita.
Com’è forte, il richiamo della terra.
Non ci poti nenti. E nenti resisti.
ah ecco.
Dovevi scriverla qualcosa che non m’andasse a genio prima o poi ;-)
Quasi ti invidio, le sfince poi non le ho mani assaggiate…
@Nemesis Nemo: sei la mia nemesi, è normale… :P
@valentina: e non sai cosa ti perdi, Vale!!! Fantastiche…
Beh, allora ben tornato a casa :)
che post bellissimo … la frase finale poi … la sicilia ha su chi vi è nato un richiamo carnale … buona permanenza …
@Mari: grazie mille… è una casa fantastica, vero?!
@Linda: esatto… si tratta di carne e sangue, non c’è niente da fare… :)