La sorte di uno spalmabile


© antonionemoamato

Sono stati giorni di assenza, dovuti all’immane carico di lavoro del tirocinio. Ieri mattina ne ho approfittato per passare alcune ore in più a letto, cercando di aderire perfettamente al materasso così da scomparire. Non voglio ricevere ancora telefonate, non voglio uscire per andare nelle scuole, vorrei solo fare un tirocinio degno di questo nome. Sono uno studente di archeologia e storia dell’arte dell’Asia centrale, fatemi fare qualcosa di attinente! Non sono uno che studia per diventare un maestro elementare (per il quale, eventualmente, il laboratorio di aquiloni nelle scuole potrebbe risultare un’ottima palestra formativa). Ma mi scontro con la realtà dei fatti, per cui un tirocinante è prima di tutto uno studente da schiavizzare, a prescindere da una qualsiasi competenza che egli possa avere. Mi si potrebbe dire che io quel contratto l’ho firmato, sì. Ma in fondo, mica c’è una penale da pagare. Se la cosa continua a non andarmi bene, io me ne vado.

2 Commenti a “La sorte di uno spalmabile”

  1. alesstar scrive:

    se senti che non ti dà nulla questa esperienza, molla, è una perdita di tempo. se pensi che possa anche solo darti un contatto da portare avanti, tieni duro, meglio di niente.

  2. Mafa scrive:

    mhh..
    purtroppo se vuoi davvero che il tirocinio sia un’esperienza formativa devi essere molto selettivo nello scegliere il progetto (magari informandoti,prendendo informazioni,chiedendo a chi già l’ha fatto in quel posto etc..)
    Anche io ho fatto un tirocinio di merda…
    solo che il mio progetto era in una ONG ed è stato questo che mi ha tratto in inganno.
    Fare il tirocinio in una ONG era la cosa che desideravo di più,quindi ho subito accettato,
    ma alla fine ho imparato tutto tranne come funziona un’organizzazione non governativa.
    Non mi hanno permesso di “entrare” nei loro meccanismi…
    uff..
    Che vuoi farci Antò
    questa è la grandiosità delle università italiane..
    che vuoi farci.

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