E avrai tutte le pioggie nella tua mano
Piedi nudi per terra. Fuori piove.
Ho acceso l’incenso e sgranocchio qualche biscotto.
Continuo a gettare gli occhi sulla carta arancione, a prendere misure, a tracciare linee. Mando qualche sms, bevo qualche sorso d’acqua. Sono sereno. Cioè, tra due giorni ho un esame, devo portare 15 aquiloni pronti domattina al Museo, devo iniziare la tesi, ma sono sereno. Mi sembra di vivere in uno di quegli enormi cieli africani dei documentari. Sì, quelli dove le nuvole scorrono velocissime e il tempo sembra accellerare bruscamente. Io sono lì davanti, i piedi affondati nella terra argillosa, alla mia destra un albero spoglio. E davanti, e sopra di me, tutto questo danzare di nuvole. Vorrei pensare, farlo con calma, ma il tempo non me lo permette. I giorni si susseguono alle notti. Vorrei l’abbraccio di mia madre, la stretta di mano di mio padre, i pugni di mio fratello. Vorrei averli qui, per capire come sono, per vedere che forse sono diverso da come mi immaginano. E no, ora non sono più tanto sereno…




