Archivio di February 2008

Confessioni

Thursday 7 February 2008

Va bene. Lo ammetto. Da piccolo sono improvvidamente passato sotto un artefatto creato da altri bambini per lanciarsi di mano in mano una pietra attaccata al ramo di un albero da una corda. Io l’ho presa in testa, la pietra. Però, ecco, non credo abbia potuto creare danni cerebrali così gravi. O forse si?! Opinioni?

Onestamente

Thursday 7 February 2008


© nicolasdefontenay

Si scopre tutto il marcio nel momento in cui ti guardi dall’esterno. Analizzi, crei le tue inutili connessioni, credi di essere arrivato alla soluzione finale. E non si tratta di sterminare i tuoi difetti, nè di elevare ad assolute perfezioni i tuoi miserrimi pregi. No, è qualcosa di più sottile. Sai che devi guidare una barca nella vita e, dopo un bel tratto di fiume, ti accorgi di non avere con te altro che un sacchetto di pane raffermo e qualche borraccia piena d’acqua. Nient’altro. E lo sai che non puoi arrivare alla foce del fiume con questo equipaggiamento da gita fuori porta. Ieri sera centinaia di occhi ti scrutavano dagli alberi più vicini alla riva e adesso, con la luce del giorno, continui ad avere paura. Ma non basta farsi trasportare dalla corrente. E’ necessario raccattare i remi e cominciare a usare i muscoli delle braccia. Chè, loro, non sono mai così tanto doloranti per fare il loro sporco lavoro. Tu sì. Tu sei dolorante, acciaccato e inutilmente sfiancato dagli eventi. Rema. Comincerai a dimenticartene quando sentirai la brezza sulla pelle. Rema.

La putìa

Wednesday 6 February 2008

Ha inizio oggi una nuova rubrica.
Prende spunto dal termine siculo utilizzato per descrivere un negozio particolarmente piccolo in cui si vende di tutto: la bottega. Nelle città siciliane (e non solo) il/la putìaro/a (cioè, il/la bottegaio/a) aveva il viso solcato dalle rughe, lo sguardo vispo, la parlantina accentuata e quello sdrucito grembiule. Maneggiava grossi prosciutti, teneva con una mano i sacchetti di carta marrone e con l’altra ci infilava dentro le cipolle migliori; sapeva elencarti tutti i tipi di biscotti in vendita, profumava di dolci caramelle e untuose fette di prosciutto crudo; ti faceva credito salvo poi rimbrottarti se non saldavi alla fine del mese; sapeva essere un amico e sapeva trattarti come un cencio nei giorni in prossimità del Natale, quando il suo mestiere diventava improvvisamente un peso difficile da sostenere. Questo sarà l’angolo delle confidenze da putìa, delle mie scorribande in negozi improbabili, delle mie scoperte culinarie o della mia fortunosa capacità di socializzare solo in ambienti stretti e claustrofobici. E ovviamente questa rubrica comparirà tra queste pagine virtuali il mercoledì pomeriggio, giorno di chiusura di tutte le putìe d’Italia siciliane. E’ solo in questo giorno, infatti, che il putìaro può rilassarsi e scrivere le sue memorie.

Lo vedo aggirarsi incerto tra gli scaffali ridondanti di riviste a basso costo, videocassette in regalo e libri in omaggio. Cerca qualcosa di ben preciso. Si nota a distanza. Però non chiede all’edicolante. Probabilmente non vuole subire l’onta del disprezzo o quella parvenza di normalità che di solito il proprietario del negozio instilla nelle sue riposte al vetriolo, come se ogni acquirente fosse uno sprovveduto. E dunque questo ingombrante padre di famiglia (che, a occhio e croce, mi ruba almeno quattro spanne) continua a scrutare i giornali con sempre più pessimismo. Io sfoglio un’anonima rivista di architettura, quando lo vedo illuminarsi in viso. Ha avuto il colpo di genio. Improvvisamente sa dove deve cercare. L’oggetto della sua ricerca deve trovarsi lì, in quella terra di nessuno che si interpone tra il bancone dell’edicolante e il muro dietro. E’ lì che il mefistofelicamente canuto proprietario dell’edicola depone le ambitissime scatolette colorate. Dentro ognuno di quegli scrigni sono conservate decine e decine di bustine, e dentro ogni singola bustina una quindicina di figurine. L’oggetto della bramosia di qualunque bambino. Il padre enorme e barcollante è lì che tentenna. Guarda le figurine, stima il numero di pacchetti diversi, guarda l’edicolante. Il bastardo giornalaio non lo guarda neanche in faccia, accenna un sorriso beffardo e chiede:
“Quale vuole?”
Quale vuole… Quale vuole? Quale? VUOLE?
Il padre disperato accusa il colpo, comincia a scorrere con lo sguardo l’incredibile varietà di bustine: bamboline dallo sguardo truce, guerrieri impacciati da improbabili corazze, raggi laser, nastrini colorati, automobili sfavillanti (ah, potessi permettermene una!), faccini harrypottereschi… L’uomo quasi piange. Non ricorda. Eppure suo figlio lo aveva istruito prima di uscire. E ora non ricorda nulla; ora che il destino lo mette di fronte alla scelta, lui non ricorda cosa precisamente VUOLE. L’edicolante continua imperterrito a sistemare riviste porno nel retrobottega. Torna dopo un paio di minuti e chiede beffardo:
“Allora? Ha deciso?”
E la risposta arriva risoluta e scuote le fondamenta di quell’inutile derisione.
“Dragon Ball!”
L’aveva persa, la sicurezza della sfida quasi vinta. Ora l’ha riacquistata. Sorride nuovamente, l’edicolante. E il padre comincia a chiedersi perchè. Perchè quell’omino ride scompostamente?! Anche questa volta la risposta arriva e il padre è ancora lì a chiedersi perchè le risposte più attese arrivano sempre con la crudeltà più inaspettata.
“Si, ma quale Dragon Ball? Ce ne sono venti versioni diverse!”

L’amaca - 3 febbraio 2008

Wednesday 6 February 2008

di Michele Serra

È durata su per giù ventiquattro ore, meno di uno yogurt, l’incresciosa notizia che la festa di Sant’Agata a Catania (una delle maggiori feste cattoliche del pianeta) è cogestita dalle cosche mafiose. Vista la prorompente loquacità della Chiesa a proposito di tutti o quasi gli aspetti della vita civile nazionale, ci si sarebbe aspettato qualche solenne pronunciamento: non è esattamente “normale” che la malavita sia così cristianamente attiva da affiancare le autorità religiose e civili nella devozione a Sant’Agata. Per altro, se si eccettua il ricordo della durissima (e isolata) invettiva di Giovanni Paolo II in Sicilia, le gerarchie ecclesiastiche non sembrano troppo scosse, né scandalizzate, dalla promiscuità indiscutibile tra mafia e tradizione cattolica. Dal primo boss all’ultimo picciotto, i santini sul comodino e il segno della croce sembrano parte integrante dell’identità mafiosa.
Ma lo scandalo, evidentemente, è di noi miscredenti, ai quali non pare vero che il Vangelo possa essere bestemmiato da certi ceffi. La Chiesa dev’essere troppo impegnata a scrutare nelle provette e a vigilare sui costumi sessuali degli italiani per avere tempo di occuparsi dei mafiosi devoti.

Fetus

Wednesday 6 February 2008


© theunseen

Io non mi sono ancora espresso su questo documento, però ecco… adesso una cosa mi preme dirla. Anzi, scriverla.

Cari ginecologi,
mi dovreste spiegare perchè lo stesso feto che stavate tentando di eliminare nella pancia della madre, una volta uscito ancora vivo diventa improvvisamente una vita da salvare?! Non sarete un po’ ipocriti, vero? No, dico, decidiamoci. O un feto è un uomo in potenza fin dall’inizio oppure non lo è affatto e va cestinato anche se sopravvive all’aborto. Stabiliamolo una volta per tutte. Non mi sembra di chiedere molto. E non mi sembra neanche giusto far passare le madri come le peggiori assassine, eh!
Cordiali saluti,
Nemo

Ultim’ora

Tuesday 5 February 2008

Mi arriva una mail.
Oggetto: Il tuo sogno è la Laurea?
Cestinata. Perchè devono definirla un sogno?

Slow food…

Tuesday 5 February 2008


© manjade

… ma sempre food è!
Tanto perchè qui non ci si fa mancare nulla e tanto perchè proprio stamattina si parlava di cibo, torno adesso da un pranzo con il parentame vario. Occasione: il compleanno di uno zio. Non starò qui a elencare tutto ciò che il mio stomaco fuori allenamento è riuscito a contenere. Però vorrei far notare come il Carnevale sia una delle feste più insulse dell’anno e stiamo tutti lì a festeggiarlo (soprattutto a tavola). Dopo queste piccole perle di saggezza (chi era quello che diceva che a panza piena si ragiona meglio?!), vorrei concludere con un annuncio importante. Annuncio che alla maggior parte dei miei lettori non cambierà la vita, ma alla mia linea sì: oggi è il compleanno del mio migliore amico. E fin qui, nulla di strano. Il problema è che mi ha invitato a cena. E sua madre cucina molto molto bene.
Aiuto, mi sento pieno…

Dubbi e perplessità #2

Tuesday 5 February 2008


© antonionemoamato

Perchè sono capace di cucinare pietanze buonissime e, nel contempo, creare orridi composti difficilmente commestibili?!

Vorrei…

Monday 4 February 2008


© antonionemoamato

… cambiare template, innanzitutto.
Però poi ci ripenso e mi dico che, in fondo, tutta questa semplicità, questo bianco imperante, quest’apparente calma mi si addice. E allora cambio idea, per l’ennesima volta: il template è questo e, ancora per qualche mese, rimarrà questo.
Poi ci sono tante altre cose che vorrei fare, dire, comprare, usare, fotografare. Ho momentaneamente accantonato l’acquisto di una reflex digitale (causa pubblicità ingannevole di Trony!) e questa cosa mi ha fatto pensare non poco: in fondo, se sono disposto a rimandarne l’acquisto, significa che con la Canon analogica non mi trovo poi così male. Indubbi vantaggi: il cambio di pellicole (altro che Photoshop) mi permette di ottenere risultati diversi senza essere tacciato di manipolazionismo, la batteria dura mesi interi e continuando a scattare in analogico pian piano imparo qualcosa. Sabato sono stato a Taormina per una caccia fotografica nella quale ho coinvolto anche Sere. Ebbene, il giorno prima ho comprato alcuni rullini consigliatomi da una persona che ne sa sicuramente più di me in quanto a pellicole.
Equipaggiamento:
- Canon EOS 1000F (EF 35-80mm 1:4-5.6 II);
- Canon AT-1 (FD 50mm 1:1.8);
- Holga 120 CFN.
Tutte caricate con una Fujifilm Superia 200.
La giornata è stata fantastica.
Vedremo cosa ne esce fuori…

Piccolo sfogo

Friday 1 February 2008


© lordzarcon

E in strada non la volete.
E nelle discariche non la volete.
E i termovalorizzatori non si devono costruire.
E però volete risolto il problema.
E vi siamo venuti incontro prendendocene un poco.
E però non è sempre Natale.
E però però però…