Ciò che chiamiamo rosa


© hez_photography

E poi le mani che hai
vengono incontro con il tuo buon senso…

Vederti attraversare quella porta. I tuoi piedi incontro a me. Le tue mani sui miei fianchi. Appeso tutto al chiodo, ti sei ricordata di me. Di quello che probabilmente sono per te. Ti sei improvvisamente ricordata del mio calore, del mio sguardo, del mio guardarti dall’alto stupito dai tuoi movimenti. E sono state lacrime e passione, regali e indecisione, suppliche e risolutezze. Appeso tutto al chiodo, mi apprestavo a tornare alla vita. Grazie al tuo pianto profumato, alla curva del tuo cuore, alla chiave di sol che mi ha permesso di accordarmi. Ora resta il ricordo e la voglia. Il ricordo di ciò che è stato. La voglia di ciò che sarà. Nel mezzo, noi… vittime e carnefici.

Hai mai torturato qualcuno così?

4 Commenti a “Ciò che chiamiamo rosa”

  1. giulia scrive:

    ..ma le rose sono piene di spine.. spine appuntite..simili a chiodi.. e si sa.. quelli sono stati usati per le torture sin dal Medioevo:)

  2. Kika scrive:

    c’è anche chi si auto-tortura

  3. Nemo scrive:

    @giulia: ho mai detto di non voler essere torturato? :P

    @Kika: su su… che non è tutto come sembra! :D

  4. Kika scrive:

    vero..potrebbe essere anche peggio :P

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