La putìa #2
Erano giorni d’agosto. Ci si svegliava presto, quando ancora i nostri genitori si strofinavano sudati tra lenzuola calde d’estate e d’amore. E noi già svegli a sgambettare nella casa piena di sole mattutino; le mani a stropicciare gli occhi, un ditino che superava l’elastico del pantaloncino e grattava la pelle del fondoschiena, il rumore della plastica che avvolgeva le crostatine (pronte a finire al più presto nella bocca di mia cugina), il latrato di un cane chissà dove nella campagna. Ci si lavava tutti insieme nel bagno minuscolo, tra una piccola rissa per il possesso dell’asciugamano e qualche risata soffocata per non svegliare i grandi. E poi le biciclette, il vento tra i capelli, il sole sulla pelle e nessun pensiero in testa. Così come sanno essere solo i bambini. Ci perdevamo per le strade di campagna, tra l’odore dell’erba secca e l’aspro sapore della saliva nelle nostre bocche. Gli zoccoli di legno, quelli con la fibia in cuoio. Le magliette sdrucide, consumate dalle tarme che si rintanavano nei cassetti della casa di campagna. Magliette sempre fresche di bucato, ma con qualche forellino in più… Ma sì, siamo in campagna; chi vuoi che noti qualche buchetto in più o in meno! Io tenevo sempre un polsino giallo con la cerniera, un gadget dei mondiali del 1990: ci mettevo i soldini prima di uscire di casa. Tre, quattromila lire al massimo. E su quei pedali durissimi ci recavamo al panificio del paese più vicino. Ogni mattina. Di ogni agosto passato in campagna. E compravamo sempre le stesse cose: 8 panini all’olio e 4 ciambelline con lo zucchero a velo. Il ritorno verso casa con la busta di carta marrone tenuta tra i denti, con quell’odore di pane caldo che ti si infilava nelle piccole narici. Con quell’odore di pane caldo che l’avresti ricordato anche a distanza di quindici anni. Con quell’odore di pane caldo che lo vorresti sentire anche adesso. Dopo quindici anni.




20 February 2008 alle 20:29
ci son cresciuta con quell’odore…
riesco a scovare un forno a 2 km di distanza, adesso.
(nessuna battuta sul COME sono cresciuta, grazie…)
21 February 2008 alle 11:55
E’ davvero bellissimo questo post.. Ho immaginato tutto.. Mi sembra quasi di sentire quell’odore…..
21 February 2008 alle 17:48
..che sciocchezza ho detto ieri dicendoti che questo non contava leggerlo.. :)
..la mia stanza adesso è invasa dal profumo del pane caldo,lo stesso che andavo a comprare tutte le estati con nonna,ogni giorno..con i panini all’olio solo per me.. poi quel panificio ha chiuso.. e le poche volte che torno lì,sul kilometro più bello d’italia - tanto per citare D’Annunzio - è come se quell’odore di farina fosse ancora presente.. nonostante gli anni passati e la merceria che ha rimpiazzato quel luogo che mi lasciava incantata..
Grazie.
Anche per quest’odore di pane appena sfornato che hai fatto rivivere..
21 February 2008 alle 20:48
cavoli, l’hai preso sul serio l’impegno a non deludermi! =)
22 February 2008 alle 10:23
@alesstar: puoi essere usata come “cane da tartufo”, allora! Quando sarò alla ricerca di un panificio, mi farò sentire! ;)
@BimbaStronza: i ricordi d’infanzia sono qualcosa di pazzesco! :D
@giulia: mi hai solo detto che non l’avevi ancora letto, non che non ne valesse la pena! E comunque, per inciso, sai perchè è stato definito il chilometro più bello d’Italia?….. Perchè si vede la Sicilia! ;)
@Violetta: sono contento… sto ponendo le basi per la vincita del ViolettaOscar! :P
22 February 2008 alle 11:40
oooookey, sempre disponibile : P
gnam!