Ipotermie

© ko_an
Seduto con le mani in mano
sopra una panchina fredda del metrò…
Ho le mani avvolte nella sciarpa (sì, proprio in quella sciarpa così così). Mi fanno un male cane e non posso stringerle a pugno per farle riscaldare meglio perchè sennò rischierei la ricomparsa delle ferite. Ciònonostante, piano piano, con sofferenza riesco a chiuderle. E il calore si diffonde nella mia mano, i vasi sanguigni pompano liquido bollente e mi riprendo.
…sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo paletot…
In realtà sono le undici di sera, ti ho appena lasciata su un autobus freddo e inospitale (non fosse stato per il piccolo spazio bollente tra il tuo collo e la tua spalla, dentro il quale mi sono incuneato come un cucciolo di cane). Il mio giubotto non era adatto a questa fredda serata romana, ma non mi importa granchè. Sono altre le cose che mi interessano: i tuoi discorsi, le tue parole a volte chiarissime a volte incomprensibili, il tuo mostrarti sincera, il tuo dito indice che solleva il mio mento.
Un poster che qualcuno ha già scarabocchiato
dice “Vieni in Tunisia”;
c’è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via…
di andare lontano, lontano…
Le porte si richiudono e vengo accolto nel freddo ventre di questo verme gigante. Il treno si allontana dal Colosseo e percorre i chilometri con uno sfacciato disinteresse verso ciò che provo. Le parole rimbombano ovattate nella mia testa; lo fanno con una leggerezza e una semplicità uniche. Si spostano da un punto all’altro lentamente, atterrando morbide sui miei pensieri. Come sul cotone. Poi prendono un piccolo slancio e continuano la loro perenne ascesa/discesa. Ping. Pong. Ping. Pong.
E sui binari quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà …
E due ragazzi stretti stretti
che si fan promesse per l’eternità .
Chiedimi ancora perchè ho fatto otto chilometri per stare con te un’ora soltanto. Chiedimelo ancora. Io ti risponderò sempre allo stesso modo. E, con una punta di megalomania ed egocentrismo, potrei un giorno anche risponderti “Perchè nessuno lo ha mai fatto per te”. Ma queste cose verranno dopo. Io mi accontento del freddo, della mia corsa in Via dei Fori Imperiali, delle mie scarpe che battono velocemente il terreno (così tanto profondamente che i battiti li sento nella testa, perfino), del mio sguardo basso, del tuo sorriso, dei tuoi angoli umidi. Perchè non c’è niente di meglio di stare soli per qualche minuto, dopo. Come quando esci dal cinema e cammini in silenzio per la strada. E’ in quel momento che assorbi il film e capisci che stai vivendo una vita diversa. E non è poi così male. Basta provare a vivere la propria vita come un film. Serve una colonna sonora, due o tre attori principali e qualche comparsa. Il resto è pura regia.




19 February 2008 alle 11:30
Non è bellissimo perdere la testa così?
19 February 2008 alle 12:55
Il mio Nemo si sta innamorando .________. <3<3<3
19 February 2008 alle 12:57
grande…grande…grande nemo… oltre a grande fotografia ora regali anche grnadi momenti poetici…
complimenti
19 February 2008 alle 13:29
@ninna_r: bellissimo e pericolosissimo… ;) però ne vale sempre la pena.
@Serenella: non ti rispondo neanche, sentimentaloide che non sei altro! :P
@fogscientist: grazie mille… anche se in questi casi non sono io a parlare, ma qualcosa di più profondo… :)
19 February 2008 alle 14:04
ma un po’ di crema per le mani, no, eh?
19 February 2008 alle 14:52
ah…la crema per le mani. sante parole. anche un paio di guanti sarebbero stati utili…;)
19 February 2008 alle 15:11
che bello questo post *_____*
19 February 2008 alle 16:06
@alesstar: ne ho messa a quintalate… ma non serve… :(
@giulia: i guanti li ho dimenticati, sbadato che non sono altro! ;)
@Kika: grazie mille…
20 February 2008 alle 14:20
eh, vabbè piano piano, abbi pazienza e non imenticare di metterla : P mica fa miracoli : P