Di ritorno

© kashlik
Una canzone di sottofondo, negativi sparsi sulla scrivania, la tazza blu opacizzata sull’orlo dalle mie labbra, i libri ammucchiati agli angoli del letto, un silenzio particolarissimo. Sono di nuovo a Roma, e si vede. Si sente. Si percepisce. Ieri sapevo di dover scrivere qualcosa sul blog, avevo un paio di intuizioni da far diventare post ma non avevo l’ispirazione necessaria per finire quel processo creativo. In una settimana non ho scritto nulla. Nessun pensiero, nessuna malinconia, nessuna preoccupazione. Ed è strano, perchè di cose da scrivere ne avevo. Ho solo preso qualche appunto circa eventuali post, e poi mi son detto che è inutile prendersi in giro: io non ho mai scritto un post per poi pubblicarlo in periodi di magra. Fatto sta che ora sono qui. E riassumo in un post una settimana di vita. Sono dunque lieto di comunicarvi che adesso so sciare; ancora non me ne ero reso conto, ma quest’anno affrontavo tutte le discese con sicurezza e spavalderia (tanto che ho quasi rischiato un ginocchio). Ero più sciolto nei movimenti e mi gettavo nelle curve a velocità impensabili fino a un anno fa.
A parte queste piccole note tecniche, c’è una cosa che rimane oscura: perchè mai mia madre, ogni anno che passa, riempie la macchina di cose inutili per una sola settimana di vacanza? Ha fatto viaggiare me e mio fratello nei sedili posteriori, compressi tra uno scatolone di roba da mangiare, due o tre cappotti di riserva, pacchi di pasta (come se ci stessimo recando a Malta, tanto per non esagerare!), scarponi da sci (lo ammetto, questa è colpa mia) e, udite udite, un pandoro. Da quanti mesi è passato Natale? E poi, perchè i produttori di pandori/panettoni/colombe non mettono una scadenza più corta? Che so… tipo che… se non lo mangi entro il 6 gennaio, soffrirai come un cane per via del mal di pancia. Comunque questo pandoro, che lo si volesse o meno, è stato il mio compagno di viaggio (immaginate cinque ore di macchina con un pandoro che, dal cruscotto del retro, continua a caderti sulla nuca con una frequenza insopportabile), finchè non ho deciso di farla finita. Abbasso il finestrino, prendo il pandoro per la collottola e tento di scaraventarlo sulla Salerno-Reggio Calabria. Non l’avessi mai fatto! Il pandoro mi viene strappato dalle mani con una violenza inaudita e pochi secondi più tardi lo vedo prendersi beffe di me, al sicuro tra le braccia di mia madre. Per inciso, ho appena saputo da mio fratello che nel viaggio di ritorno il pandoro c’era ancora… mutilo, ma c’era!
E poi, come non ricordare le solenni figure di merda che i miei parenti ci propinano ogni anno. Quest’anno è toccato a mio fratello, vittima innocente di un forsennato mobbing sciistico. Dopo la mia prima (e unica) caduta, il primo giorno, mio fratello si è preso beffe di me per due giorni consecutivi gridandomi, a mo’ di coro da stadio, Pollo! Pollo! Pollo!… Lo confesso, ho pregato affinché cadesse anche lui. Almeno una volta, senza farsi troppo male, quel poco che bastava per assaporare la mia penosa vendetta. E quel momento arriva sulla pista di rientro di Camigliatello. Sopra la pista passa l’ovovia, dettaglio non insignificante. C’è da riconoscere che la pista era battuta male ed era formata per la sua totalità da piccole palle di neve. Difficile sciare in quelle condizioni. Ma i vendicatori non hanno pietà . Grazie alle mie preghiere e (ancora di più) alle mie macumbe, mio fratello perde l’equilibrio e cade rovinosamente a terra. Io, davanti, sento un inconfondibile “Ohpporcamis…” e mi fermo di scatto. Mi giro e lo vedo ancora avvolto da una nube di neve; in lontananza, sento un suono ritmico. Sembra quasi un mantice o un martello. Il suono si avvicina sempre più e mi accorgo che proviene dalle cabine dell’ovovia. Da UNA cabina in particolare: quella che ospita i miei genitori, i miei zii e i miei due cugini. Non si tratta di un solo suono: è un tripudio di Pollo! Pollo! Pollo! rivolti a mio fratello, di pugni sbattuti sulle pareti della cabina, di sfacciate urla maschili e contenuti gridolini femminili. Al ritmo del mio trionfo, affronto l’ultimo pezzo di discesa con il sorriso sulle labbra. Non ho deriso mio fratello, non ho imbellettato la mia faccia con un sorriso ironico, non ho fatto nulla. Ho staccato gli sci dai piedi, li ho raccolti insieme alle bacchette, li ho messi sulle spalle e sono andato via consapevole che la mia vendetta si era realizzata nel migliore dei modi.
E poi ancora… ci sono novità che meritano di essere vissute prima di essere raccontate. E sebbene questo possa sembrare un bieco battage pubblicitario (me ne rendo conto), non posso far altro che lasciar parlare le mie emozioni: un centinaio di sms, lunghi minuti telefonici, un incontro particolare e bellissimo non possono essere raccontati con la solita facilità . Instillerò tutto ciò a poco a poco, come quando si usa il rum per ponchare il pan di spagna. Questo blog, con ogni probabilità , tornerà ai fasti di un tempo.




15 February 2008 alle 19:17
il tuo pandoro è mio amico.
bentornato, finalmente : )
17 February 2008 alle 11:53
sembra proprio sia stata uan bella vacanza!!!… e io qui, a Roma, con la febbre…….. ti invidio nonostante il pandoro!