Archivio di January 2008

Una Roma d’altri tempi

Sunday 13 January 2008


© antonionemoamato

Primi esperimenti con un rullino in b/n professionale. Ho fatto qualche errore madornale (si evince dall’esiguo numero di foto venute bene su un rullino da 36) e mi sono preso qualche soddisfazione. A me queste foto ricordano tanto i film del neorealismo e quelle pellicole ambientate nella Roma degli anni Quaranta/Cinquanta… Ringrazio Patty, modella consenziente.
Giudicate voi.

Spiegatemelo voi…

Saturday 12 January 2008

Ci sono ben sette giorni a disposizione…
Ma allora per quale motivo il Padreterno si ostina a far piovere di sabato e domenica?

Moderni sillogismi

Thursday 10 January 2008


© pigpogm

Piccolo aiuto per chi manca di basi.

Ok, ora possiamo iniziare.
Tutto nasce nel momento in cui poso delicatamente il piede sul pavimento. Esco dalla doccia. Mi asciugo. Comincio a vestirmi. Apro l’armadio e l’occhio mi cade sulla maglietta nera a maniche lunghe, regalo di compleanno da parte degli amici. Non l’ho ancora indossata, tranne che per saggiarne la misura. Decido di metterla. Aggiungo un paio di jeans quasi nuovi (che ancora non si sono adattati alle mie forme) e le… oddio, che scarpe ci metto su?! Volevo mettere le scarpe marroni (quelle con la suola bianca, che fanno tanto tennista a spasso per i giardini di Wimbledon tra un set e l’altro) ma il mio cervello si rifiuta. E perchè mai? Cosa avrà mai fatto il marrone per non andare d’accordo con il nero?
Cerco di analizzare la situazione e mi dico che, sì, in fondo il nero sta bene su tutto. Ok, allora sta bene anche con il marrone. Ma si pone un problema ancora più grave, perchè improvvisamente mi sovviene come il marrone non stia bene con tutto. Dunque, il marrone potrebbe non stare bene con il nero, sebbene il nero stia splendidamente bene con il marrone. Ricapitolando: il nero sta bene con tutto, il marrone non sta bene con tutto, dunque il marrone e il nero non possono stare bene insieme. Non si scappa. Cerco disperatamente le scarpe nere. Ma hanno le strisce gialle. E il giallo non sta bene con tutto, figurarsi con il marrone e il nero messi assieme. Un delirio! Opto per le scarpe marroni, reprimendo l’impulso di cambiare maglietta e metterne una, che sò, marrone!
Lavo i denti, profumo, sistemo i capelli… All’ingresso mi blocco. Fa caldo. Non posso mettere il giubbotto pesante, nonostante sia nero. E il nero sta bene con tutto. C’è disponibile solo il giubbotto marrone, di un marrone che strizza l’occhio al colore delle mie scarpe. Cosa fare adesso? Se metto il giubbotto marrone, la maglietta nera sotto si noterà ancora di più. E stonerà. Nonostante il nero stia bene con tutto. Ma il marrone no! Provo il desiderio di uscire in mutande… Sfiancato dalla situazione, mi vengono strani pensieri in testa: tipo chiedere a google “ma il marrone sta bene con il nero?”, ma poi desisto e constato amaramente che razza di responsabilità abbiamo, noi bloggers. Mettiamo il caso che magari entravo nel blog di una tizia che aveva scritto, a torto, che “… il maglioncino marrone sta benissimo sui jeans neri che ho appena comperato”. Mi fidavo ed eccomi lì, esposto al pubblico ludibrio.
Infine metto il giubbotto marrone, accendo l’iPod ed esco.
Sbattendomene altamente.

Masinu cugghieva ‘a cirasa…

Thursday 10 January 2008

Non faceva tanto fresco. Ma gli orsi polari erano lì ad aspettarmi. Arrivo con un’ora di anticipo e decido di sgambettare verso Piazza della Repubblica. Per strada volti rivolti al cielo di Roma; gli uccelli, come sempre al tramonto, stanno dando spettacolo. Evoluzioni, picchiate, strategie e direzioni di gruppo. Gli umani giù, che guardano questa miriade di volatili divertirsi, cinguettare, inseguirsi. Io alzo lo sguardo una volta sola, li vedo. Poi, conservando quella visione nella mente, continuo a camminare. Qualcuno mi sorride e mi accorgo di avere stampato in faccia un sorriso fantastico. Mi specchio in una vetrina sotto i portici e rido ancora di più. Una ragazza mi passa accanto. Seria e compassata. Poi la vedo voltarsi. Ride anche lei. Chissà cosa le passa per la testa?
Torno alla stazione, mi immergo nella lettura e nelle fotografie degli orsi polari. Squillo. E Serenella arriva. Pochi minuti e siamo sull’autobus. Sento la voglia di esserci di Serenella. Ed è davvero bella, stasera. Si vede che aspetta questo concerto da alcuni mesi, ormai. Parliamo del più e del meno: “ma in che zona siamo ora?”, “ma poi, scusa, come si è suicidata Sarah Kane?”, “dai, vedrai che riusciremo a vedere Carmen nel camerino”, “ma ci si può ammazzare soffocandosi? secondo me no, molleresti la presa prima di esalare l’ultimo respiro!”. L’autobus interrompe una conversazione incentrata sulle varie tipologie di suicidio. Peccato.
La libreria risulta chiusa per inventario. Smadonnamenti vari da parte di Serenella. Ci appoggiamo alla balaustra della pista di pattinaggio e sembrerebbe quasi New York, se non fosse per il mio accento siculo e per l’accento romano della mia amica. Riesco a connettere l’iPod Touch alla rete wireless di Roma e twitto qualcosina, poi entriamo al bar. Paninozzo e Coca. Caffè, per concludere. Piccola discussione sui miei gusti in fatto di caffè: lo zucchero di canna è ciò che preferisco. A cena si parla di blog, guarda caso. Ci ricordiamo dei tempi che furono, quando io scoprii il suo blog e lei non mi calcolava (quasi) minimamente.
Si fa l’ora. Alle 21:00 siamo seduti in prima fila. In scena, quattro chitarre. Sullo sfondo tre enormi teli bianchi scanditi da cornici dorate; un lampadario buffo. In sala anche Max Gazzè e Marina Rei. Carmen arriva dopo una decina di minuti. E’ bellissima. La preoccupazione di Serenella scema nel momento in cui si accorge che la Cantantessa non porta quelle solite orrende scarpette rosse. In pochi secondi la voce di Carmen ci avvolge. Io mi estraneo completamente, se non fosse per quella rompiballe della mia vicina di posto che non fa altro che chiedermi di fare il filmatino con la macchina fotografica. “Stai riprendendo?”, “Questa è lenta, riprendila!”, “Ma che fai?! Non riprendi?”…
Io mi ero ripromesso di non scriverla ’sta cosa, ma ora mi sto facendo prendere dall’emozione e la scrivo. Per cantare “Masinu”, Carmen si sposta proprio davanti a noi. Ce l’ho di fronte. Io la guardo negli occhi e lei (forse) ricambia lo sguardo. Ma tanto lo so che un cantante mica si mette e fissare negli occhi il pubblico. Però lei canta in siciliano e io sto lì a ripetere le parole, con l’accento giusto… E beh, mi sembra che lei mi guardi. Ok ok, la smetto… Però, ecco, ’sta cosa me la porto dietro.
C’è anche un’altra cosa che conserverò di questo concerto: Serenella. Non ne avevo dubbi, ma devo dire che mi sono trovato davvero bene con lei. E so che comunque non ci unisce solo la passione per Carmen, ma anche un certo modo di vedere (e vivere) la vita. Però le avevo promesso di non essere troppo melenso in questo post. Dunque vado a nanna…

Vieni avanti, lurker! [Aggiornato]

Wednesday 9 January 2008


© rsms

Lo anticipo: forse il Delurking Day non è oggi, forse sì… Fatto sta che mi sono deciso solo ora a postare e posso tranquillamente e candidamente affermare che sono in mutande davanti al Mac. Mi stavo vestendo per andare al concerto di Carmen Consoli (non è presto, ho parecchie cose da sbrigare prima) e, nel frattempo, controllavo i feed. Qualcuno ha già iniziato a festeggiare questa giornata che, nelle intenzione, dovrebbe servire da stimolo per i lurkers a commentare. Cos’è un lurker? Fondamentalmente una persona che, nel caso specifico, legge un blog ma praticamente non commenta mai (maggiori informazioni, qui). Dunque, questa è la tua giornata, caro fedele lettore che non dai mai notizie di te. Scrivi qualcosa nei commenti, sbizzarrisciti, decanta le lodi di questo misero blog oppure sottolineane le ambiguità e le inesattezze. Insomma, scrivi qualcosa!

Aggiornamento.
Il Delurking Day sarà il prossimo 13 gennaio.
Avete tempo fin da ora, eh!

Ho deciso… #2

Tuesday 8 January 2008

… esco a comprare l’iPod Touch!
Non ce la faccio più ad aspettare…

Ci sono cose che…

Monday 7 January 2008


© headoffelephant

Ero lì. Ogni mattina. Non appena aprivo gli occhi, venivo a guardarti. Per sapere come la pensavi, per sapere come mi vedevi, per capire quanto fossi importante per te. Quando gli altri mi chiedevano il motivo per cui passavo il mio tempo a osservarti, io rispondevo che lo facevo per capire come funzionassi. E mi hai regalato soddisfazioni e lacrime, brucianti sconfitte ed esaltanti vittorie. Il tuo gradimento nei miei confronti oscillava più del pendolo di Foucalt; un giorno mi amavi pazzamente e il giorno dopo eri stufa di me e preferivi concedere i tuoi favori a centinaia di persone piuttosto che a me. Per Natale ti presentasti con un regalo per me: un alberello, un piccolo innocuo abete decorato con filamenti scintillanti. Ne fui felice inizialmente, poi gli alberelli si moltiplicarono. Corrieri continuavano a fare avanti e indietro da casa mia e la mia stanza era già cosparsa di aghi di pino e resina appiccicosa. Ma in fondo, mi dicevo, è una dimostrazione della mia amata. E resistevo. Venne Capodanno e, con il nuovo anno, giunse anche un altro tuo regalo: una coppia di sfavillanti bicchieri da champagne. Ero sbalordito. Improvvisamente ti eri ricordata di me; due regali nel giro di pochissimi giorni. Anche per i bicchieri, però, si ripeté la stessa storia degli alberelli: tanti, troppi, esageratamente numerosi i bicchieri che mi arrivarono a casa. Scoprii nel frattempo che stavi facendo gli stessi regali a tutti i miei amici e la cosa mi infastidì. Il nostro rapporto era oramai compromesso; come potevo dunque fidarmi di te? Nonostante i regali, il tuo gradimento nei miei confronti era sceso ai minimi storici; poi, il giorno dopo, era risalito vertiginosamente. Cosa stavi facendo? A chi stavi pensando? Ieri mattina, la decisione: non posso stare con una che mi condiziona l’esistenza, decide per me, alterna giorni di amore a giorni di odio e poi, per giunta, si riprende i regali che mi aveva fatto. No, davvero.
Ho deciso di cancellare il tuo numero, BlogBabel.
Fra me e te non ci sarà più nulla… :)

P.S.: i blog linkati sono stati scelti da Google; è bastato inserire “blog + parola” nel motore di ricerca e il gioco era fatto… dunque, non prendetevela con me se il vostro blog è stato associato a una parola poco carina…

Venticinque…

Friday 4 January 2008


© dancingdeer

Avevo in mente una lista di cose che mi contraddistinguono; una lista di pregi e difetti, una sorta di vademecum per chi si avvicina a me. Poi ho deciso di non scrivere niente di tutto ciò. Nè pregi nè difetti. Mi sono chiuso a chiave in camera, ho spento la luce e ho lasciato che la mia mente si rilassasse. Nei primi minuti stringevo ancora i denti e la mascella tornava a serrarsi, poi le braccia si sono lasciate andare e i denti hanno smesso di chiudersi in una morsa. Pian piano la mente si è ripulita, non pensavo a nulla e non c’era niente che mi disturbasse. Gli esami, i libri, i sentimenti, la voglia di partire… Niente. Solo il mio respiro. Prima affannoso, poi sereno. Liberata dagli angusti spazi della vita moderna, dalla frenesia di questo vivere, dalla voglia di mostrarsi sempre diversa dalle altre, la mia mente si è mostrata per quella che è. Ha 25 anni, è entrata da poche ore nel 26esimo anno di vita ed è ancora attiva e reattiva, capace di sbalzi emotivi, di giorni rilassanti, di sentimenti importanti. Ho aperto gli occhi. I miei 25 anni sono lì. A ricordarmi chi sono e cosa voglio; chi sono stato e chi sarò. E ora, immediatamente dopo aver scritto questo post, aprirò il frigorifero, riempirò il bicchiere di spumante e brinderò alla mia vita. Con pregi e difetti. Perchè meglio di così, io non so fare…

La nebbia agli irti colli…

Friday 4 January 2008


© antonionemoamato

Puntai la sveglia alle 6:00.
Conoscendo mio cugino, avevo preventivato il tempo necessario per svegliarmi, fare colazione (un bicchiere d’acqua), andare al garage di nonna per prendere sci e scarponi, vestirmi e farmi trovare sotto casa alle 7:00. Puntuale. Avevo puntato la sveglia alle 6:00. La sveglia ha deciso che era troppo presto. E non ha suonato.
Sento una mano che si posa sul mio piede sinistro e lo scuote. E’ mio padre. Ha suonato Lorenzo e, al mio quesito esistenziale circa il settore spazio-temporale in cui mi collocavo, il mio genitore si preoccupa di aggiornarmi: “Sono le sette e mezza”. Cazzo… Ho solo pochissimi minuti per uscire la tuta da neve, vestirmi, cercare di lavare i denti mentre metto le doppie calze, infilare nello zainetto Ferrino sciarpa, guanti da neve, guanti da catene, macchina fotografica, iPod Shuffle, portafoglio e telefonino. Alle 7:40 sono sotto. Dopo aver prelevato sci e scarponi, partiamo. Siamo in ritardo di un’ora ma, per fortuna, mio cugino non sbuffa più di tanto.
L’arrivo sull’Etna è fantastico. Ci accoglie, come sempre, un paesaggio brullo e selvaggio. La neve si mischia alle rocce vulcaniche ed è un tripudio di bianco e nero, di sporadiche ginestre, di comignoli innevati. Fa parecchio freddo e la nebbia si infittisce. Finchè non ci tocca scendere dalla macchina per montare le catene, scivolando sul ghiaccio. Il resto è una giornata passata a sciare nella nebbia più fitta. Praticamente sembrava di nuotare in un gigantesco bicchiere di latte. Bastava un solo sbaglio e immediatamente si sarebbe cambiata pista, compromettendo irrimediabilmente la propria salute (mentale e fisica). Un bicchiere di cioccolata calda (anche se io la preferisco in tazza), un panino e una Coca. Poi di nuovo in pista, cercando di arrivare sani e salvi a valle (la valle giusta, peraltro).
Ora sono dolori, raffreddore e voglia di tornare in montagna.
A febbraio.
Forse.

Sarà dura…

Wednesday 2 January 2008


© madsky

… ma tu non mi vedrai mai più!