Archivio di gennaio 2008

Ma… Fassino?!

martedì, 22 gennaio 2008


© felixpetruska

Dico… In tutto questo casino, tra Mastella che vuole la solidarietà a tutti i costi (come se fosse il primo politico a essere indagato), Prodi che tenta di non affogare, la spazzatura che continua a sostare abusivamente tra le strade della Campania… ecco, dicevo, in tutto questo casino… ci siamo persi Fassino! Dov’è finito? Dov’è il suo rassicurante e bonario profilo? Dove sono i suoi occhialini poggiati sbilencamente sul naso? Dove sono le sue mani ossute, le sue spalle così sottili da sembrare una gruccia per giacche, i suoi occhi a palla?! Signori, a me manca. Ma dove lo hanno relegato? L’hanno trasferito in un piccolo centro delle Marche a fare il coordinatore della sede del partito? Signori politici, continuate pure a fare i vostri porci comodi, ma ridatemi Fassino!

Di quando mi sento piccolo…

martedì, 22 gennaio 2008

Doverosa prolusione.
Oggi, per un’ora abbondante, il blog era completamente inaccessibile causa un mio maldestro intervento sui permessi dei file. Tale intervento era stato dettato dalla necessità di modificare i permalink, per evitare che comparissero dei fastidiosi numeretti. Tutto risolto per fortuna, con il preziosissimo aiuto di SenzaStile. Praticamente, adesso, se cliccate sul titolo di un post, la barra degli indirizzi vi mostrerà un permalink con il medesimo titolo e la data. Per alcuni di voi questa è una novità di poco conto, ma per la mia mania di perfezionismo questa conquista ha il sapore di una vittoria…


© fraxnet

Avevo accuratamente evitato di parlare della cena di sabato sera. Anzi, per essere precisi, non della cena, ma di tutta la serata. Innanzitutto perchè ho capito che l’automobile a Roma non serve. Sicuramente, non di sabato sera e non a Trastevere. E poi perchè, tranne qualche sporadico tentativo di cambiare discorso, non si è parlato altro che di lavoro, stipendi, curriculum e colloqui. Senza usare eufemismi, direi che mi sono sentito un pesce fuor d’acqua. Stavo lì a boccheggiare, tra una forchettata di fettucine (qua tolgono tutte le doppie, non so come mai) e l’altra; i miei commensali disquisivano amabilmente di stipendi più o meno alti, di colloqui, di come ci si presenta al datore di lavoro. E io… diciamo che ho glissato sulla fatidica domanda “Tu cosa studi?”, diciamo che non mi sembrava il caso di far sentire dei pezzi di merda le persone che erano a tavola con me (e che non facevano altro che dire di non avere prospettive lavorative, quando almeno hanno aziende e case editrici con le quali interfacciarsi), diciamo pure che dire “archeologia orientale” a quel punto avrebbe avuto lo stesso effetto di “ornitologia”. E me ne sono tornato con le pive nel sacco. Del mio tirocinio ancora neanche l’ombra. Del mio futuro lavoro, figurarsi!

Paranoia e dispersione

lunedì, 21 gennaio 2008


© aenima

Ma l’avrò chiuso? Mi alzo a controllare. Sì, è chiuso. Posso rimettermi tra le coperte. Riprendo a leggere da dove ho lasciato. E se per caso non l’avessi chiuso bene? Oppure era chiuso e adesso l’ho aperto? Meglio controllare di nuovo. No, la manopola sembra a posto. E’ chiuso. Torno nel letto. Ricomincio la frase che ho dovuto interrompere e, dopo qualche riga, torna il dubbio. E se fosse aperto e invece il mio subconscio l’ha visto chiuso? Allora ritorno in cucina. Controllo di nuovo. Apro e chiudo, così sono sicuro. Ma improvvisamente la mia mente non risponde più ai comandi; non ricordo in quale posizione la manopola risulti chiusa. La freccia doveva stare in basso o puntare a sinistra? Ok, calma, Nemo… Chiudi, apri e poi richiudi. Lo faccio. Un paio di volte. Poi prendo un bicchiere. Bevo qualche sorso di birra. Vado a letto. Chiudo il libro e chiudo gli occhi… Scivolo nel sonno. E se fosse aperto? Poco male, se non mi sveglio saprò cosa mi è successo!

Come sei arrivato qui?! #2

lunedì, 21 gennaio 2008

[continua da qui]

Non ho resistito. Stavo dando una controllata alle statistiche di Google Analytics e mi sono imbattuto nelle famigerate chiavi di ricerca. Dunque, secondo round di questo improbabile elenco! Stavolta c’è veramente da ridere…
- oroscopiamo;
- occhio di shiva;
- castelli di rabbia;
- blog milazzo;
- lenzuola nemo;
- quel mazzolin di fiori;
- sfigato;
- racconti del culo;
- amori finiti per la lontananza;
- barca dei teletubbies;
- cadere dalla naca;
- cappotto nemo;
- che cosa è un nemo;
- chi sono;
- chi sono i nemo;
- città in cui vive attualmente shumaker;
- comprare un bar in milano;
- comprare un girasole;
- comprare una laurea;
- cosa significa mordere qualcuno sulla guancia?;
- crea una persona a piacere mio;
- essere un nemo;
- formicolio al basso ventre;
- mia cugina toccava il cazzo del cane.
Ora, considerato il fatto che alcune potrei anche spiegarmele (e ad altre potrei tentare di rispondere)… ma l’ultima?! Chi è il pervertito che cerca una cosa del genere su Google? E soprattutto, come diavolo c’è finito nel mio blog???

[continua]

In valigia metto sempre…

lunedì, 21 gennaio 2008


© markybon

- cinque magliette;
- cinque mutande;
- cinque paia di calze;
- pigiama;
- due jeans;
- tre camicie;
- quattro maglioni;
- felpa;
- giubotto;
- sciarpa;
- spazzolino e dentifricio;
- deodorante;
- asciugamano;
- sapone;
- rasoio;
- computer portatile;
- iPod;
- macchina fotografica;
- moleskine;
- una penna nera;
- una matita morbida.

Poi la chiudo.
E la voglia di partire mi assale.
Se solo potessi scegliere un’altra meta.

Ma una condanna non va celebrata

sabato, 19 gennaio 2008

di Angelo Melone

“E’ una sentenza che mi conforta, non ho mai commesso atti tesi a favorire la mafia. Dunque non mi dimetto”. Sono le parole a caldo di Salvatore Cuffaro pochi minuti dopo la lettura della sentenza a Palermo. E giù, in queste ore successive, un diluvio di congratulazioni. Da Casini all’intero centrodestra siciliano e nazionale.
Congratulazioni perché? E perché l’aria che giunge dalla Sicilia è quella di una vittoria?
E’ chiaro che per qualunque cittadino – e in special modo per chi vive nella realtà siciliana – allontanare da sé il sospetto di avere traffici di qualunque genere con Cosa nostra è un decisivo recupero di dignità personale. Però la Sicilia resta governata (“fin da domattina”, sottolinea il presidente) da una persona sulla cui testa pesa una condanna durissima per aver favorito uno dei personaggi accusati di diversi reati tra cui l’associazione mafiosa e per questo condannati nella stessa sentenza.
Stava a lui decidere se restare o no al proprio posto, e ha deciso. Sta alla sensibilità delle forze politiche valutare la decisione, anche se questo processo soprattutto negli ultimi mesi si era già trasformato in una campagna squisitamente politica riassumibile con “i giudici decidano se Cuffaro è mafioso o no, il resto non conta”. Ma una condanna a 5 anni di reclusione per un importante personaggio politico nazionale non va certo celebrata come un vittoria.

Fin qui il commento di Angelo Melone pubblicato su Repubblica.
Adesso io mi chiedo: ma se il mio amico è un delinquente e io lo favorisco, non sono un delinquente anche io? A me sembra quasi che i giudici non abbiano voluto calcare la mano; lo condanniamo, sì, ma non esageriamo. E’ pur sempre il Governatore della Regione Sicilia. E poi, ma nel Paese Italia interdizione dai pubblici uffici cosa significa? Tralascio ogni commento sull’etica politica di un uomo come Cuffaro.

Grand Tour Roma

venerdì, 18 gennaio 2008


© antonionemoamato

In una fredda giornata di dicembre, con la compagnia di Patty, ho girato Roma in lungo e in largo. Siamo entrati per la prima volta al Colosseo, abbiamo visitato il Palatino, l’Isola Tiberina, Via dei Fori Imperiali, Fontana di Trevi, Via Merulana. Il risultato è qui. Ho usato la mia fida Canon EOS 1000F caricata con un fantastico rullino Fujichrome Provia 100F (100 ISO). La pellicola è positiva e ho pensato di farla sottoporre al trattamento del cross processing (o xpro). Praticamente, una pellicola positiva si sviluppa come se si trattasse di una pellicola negativa. I colori vengono stravolti, il contrasto risulta accentuato, così come la saturazione. E’ un processo irreversibile però, per cui ci vuole anche una buona dose di coraggio per decidere di processare una diapo in c-41. Io, da un po’ di tempo a questa parte, sfido la sorte…

Voltaire aveva ragione

giovedì, 17 gennaio 2008


@ pape

Mi ero disinteressato dell’argomento. Poi l’ondata di indignazione di parenti e amici mi ha spinto a capirne di più. Avevo provato a scrivere qualcosa nei giorni scorsi, ma il post andava sempre a finire nel cestino. Non riuscivo a esprimere il mio pensiero, non riuscivo a dare una forma adeguata alle mie parole, senza rischiare di essere frainteso. Dunque perdonatemi se ne parlo in ritardo e, soprattutto, scusatemi per l’estrema capacità di sintesi che riverserò in questo post. Per questo motivi, passo subito a chiarire alcune cose:
a) chiunque ha il diritto di esprimersi liberamente;
b) non faccio parte di alcun gruppo politico universitario;
c) sono profondamente laico.
Da qualche giorno a questa parte, gli studenti della Sapienza sono diventati un’unica entità fisica; intollerante, irrispettosa delle opinioni altrui, violenta, anticlericale. Sebbene tali forme di generalizzazione facciano comodo prima ai giornalisti e poi all’opinione pubblica, non mi sembra corretto attribuire a migliaia di studenti gli stessi epiteti. Così come non mi sembra corretto definire cattivi maestri quei professori che liberamente hanno chiesto i motivi che hanno spinto il Rettore a invitare il Papa all’inaugurazione dell’anno accademico; inaugurazione che in un primo momento prevedeva la presenza del ministro Mussi ad ascoltare la Lectio Magistralis di Papa Benedetto XVI. Successivamente il rettore ha corretto il tiro: il papa «ci sarà, ma dopo la cerimonia di inaugurazione, e il ministro dell’Università Fabio Mussi invece non ci sarà più».
Contestazioni, parole dure, la politica che (come sempre) si infila dappertutto con i suoi miasmi e le sue incontrollabili traiettorie. Improvvisamente il Papa spiazza tutti: rinuncia alla visita, declina l’invito, non ci sarà. Qualche stupido esulta, come se si trattasse di una vittoria, non tenendo conto del fatto che si è trattato invece di una mossa molto astuta. Come fa notare qualcuno, “è come se Bush si rifiutasse di venire in Italia a meno che tutti quanti non lo accolgano a braccia aperte [...], mentre sistematicamente vi sono delle manifestazioni contrarie alla sua presenza”. Mi sorprende invece vedere come bastino una lettera firmata da 67 docenti e una protesta di una minoranza esigua di studenti per fermare il Papa. La politica di palazzo che si inchina indistintamente e si scusa univocamente. Ma forse i nostri politici dimenticano un particolare non di poco conto: il Papa ha praticamente fatto tutto da solo. A voler essere maligni, si potrebbe pensare che l’abbia fatto per calcolo e che abbia ritenuto tutto il bailamme un’occasione ghiottissima per aumentare il proprio peso politico. Oppure è sinceramente e profondamente dispiaciuto per ciò che è accaduto. Questo, forse, lo sa solo lui.
Passatemi quest’ultima osservazione (dato che questo è un post di osservazioni, non di conclusioni; sono troppo confuso per poter esprimere una posizione netta sulla questione): tutta la questione è stata elevata a “questione di peso mondiale” dai soliti giornalisti che titolano “La Sapienza caccia Benedetto XVI”. No, l’Università non caccia Benedetto XVI; l’Università si è chiesta l’opportunità di tale visita, ha dichiarato incongrua la presenza del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico di un’Università statale, ha espresso liberamente e pacificamente il proprio dissenso. Così come il Papa era libero, se lo voleva, di esprimere liberamente e pacificamente il suo pensiero. Quest’opportunità non c’è stata.
Certo, se un Papa dovesse venire per sottoporsi a un confronto costruttivo con docenti e studenti, allora sì che sarebbe interessante. Ma se deve venire per leggere un discorso (senza possibilità di dialogo, dibattito e confronto) e dare la benedizione, allora forse è meglio che stia a casa. A me le parole che cadono dall’alto non sono mai piaciute. E, a scuola così come all’Università, mi hanno sempre insegnato a ragionare con la mia testa, a fare domande, a chiedere, a confrontarmi. Affinchè io diventassi un cittadino onesto, laico e rispettoso.