Masinu cugghieva ‘a cirasa…

Non faceva tanto fresco. Ma gli orsi polari erano lì ad aspettarmi. Arrivo con un’ora di anticipo e decido di sgambettare verso Piazza della Repubblica. Per strada volti rivolti al cielo di Roma; gli uccelli, come sempre al tramonto, stanno dando spettacolo. Evoluzioni, picchiate, strategie e direzioni di gruppo. Gli umani giù, che guardano questa miriade di volatili divertirsi, cinguettare, inseguirsi. Io alzo lo sguardo una volta sola, li vedo. Poi, conservando quella visione nella mente, continuo a camminare. Qualcuno mi sorride e mi accorgo di avere stampato in faccia un sorriso fantastico. Mi specchio in una vetrina sotto i portici e rido ancora di più. Una ragazza mi passa accanto. Seria e compassata. Poi la vedo voltarsi. Ride anche lei. Chissà cosa le passa per la testa?
Torno alla stazione, mi immergo nella lettura e nelle fotografie degli orsi polari. Squillo. E Serenella arriva. Pochi minuti e siamo sull’autobus. Sento la voglia di esserci di Serenella. Ed è davvero bella, stasera. Si vede che aspetta questo concerto da alcuni mesi, ormai. Parliamo del più e del meno: “ma in che zona siamo ora?”, “ma poi, scusa, come si è suicidata Sarah Kane?”, “dai, vedrai che riusciremo a vedere Carmen nel camerino”, “ma ci si può ammazzare soffocandosi? secondo me no, molleresti la presa prima di esalare l’ultimo respiro!”. L’autobus interrompe una conversazione incentrata sulle varie tipologie di suicidio. Peccato.
La libreria risulta chiusa per inventario. Smadonnamenti vari da parte di Serenella. Ci appoggiamo alla balaustra della pista di pattinaggio e sembrerebbe quasi New York, se non fosse per il mio accento siculo e per l’accento romano della mia amica. Riesco a connettere l’iPod Touch alla rete wireless di Roma e twitto qualcosina, poi entriamo al bar. Paninozzo e Coca. Caffè, per concludere. Piccola discussione sui miei gusti in fatto di caffè: lo zucchero di canna è ciò che preferisco. A cena si parla di blog, guarda caso. Ci ricordiamo dei tempi che furono, quando io scoprii il suo blog e lei non mi calcolava (quasi) minimamente.
Si fa l’ora. Alle 21:00 siamo seduti in prima fila. In scena, quattro chitarre. Sullo sfondo tre enormi teli bianchi scanditi da cornici dorate; un lampadario buffo. In sala anche Max Gazzè e Marina Rei. Carmen arriva dopo una decina di minuti. E’ bellissima. La preoccupazione di Serenella scema nel momento in cui si accorge che la Cantantessa non porta quelle solite orrende scarpette rosse. In pochi secondi la voce di Carmen ci avvolge. Io mi estraneo completamente, se non fosse per quella rompiballe della mia vicina di posto che non fa altro che chiedermi di fare il filmatino con la macchina fotografica. “Stai riprendendo?”, “Questa è lenta, riprendila!”, “Ma che fai?! Non riprendi?”…
Io mi ero ripromesso di non scriverla ’sta cosa, ma ora mi sto facendo prendere dall’emozione e la scrivo. Per cantare “Masinu”, Carmen si sposta proprio davanti a noi. Ce l’ho di fronte. Io la guardo negli occhi e lei (forse) ricambia lo sguardo. Ma tanto lo so che un cantante mica si mette e fissare negli occhi il pubblico. Però lei canta in siciliano e io sto lì a ripetere le parole, con l’accento giusto… E beh, mi sembra che lei mi guardi. Ok ok, la smetto… Però, ecco, ’sta cosa me la porto dietro.
C’è anche un’altra cosa che conserverò di questo concerto: Serenella. Non ne avevo dubbi, ma devo dire che mi sono trovato davvero bene con lei. E so che comunque non ci unisce solo la passione per Carmen, ma anche un certo modo di vedere (e vivere) la vita. Però le avevo promesso di non essere troppo melenso in questo post. Dunque vado a nanna…

1 Commento a “Masinu cugghieva ‘a cirasa…”

  1. Serenella scrive:

    Il siculo del mio cuòr!<3
    Grazie, per tutto.

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