Archivio di December 2007

Solo pochi minuti

Tuesday 11 December 2007

Oggi. 13:30. Una telefonata.
E’ Cristina, una mia ex-collega universitaria di Messina. E’ a Roma solo per due giorni e mi ha chiamato per vederci, prendere un caffè e scambiare due chiacchiere. E allora subito docciarsi, vestirsi e scappare in strada. Un abbraccio, un caffè, i discorsi normali di chi non si vede da un bel po’ di mesi. Il piacere di incontrare una persona con la quale ho condiviso i miei primi anni universitari. Di nuovo penso al fatto che dovrei scrivere qualcosa su quei fantastici quattro anni messinesi. E stavolta giuro che lo farò. Ma non ora. Devo fare ancora un casino di cose e, alle 17:30, c’è la presentazione dell’ultimo libro di Benni… Solo pochi minuti per dire che sono vivo, eh! Anzi, più vivo del solito!

Paura e delirio a Roma

Monday 10 December 2007


© sonnakanji_desu

“Adesso ti metti e scrivi”.
Me lo sono dovuto ripetere per circa una decina di volte prima che il mio cervello si decidesse a eseguire l’ordine. Non per qualcosa, ma di solito ho bisogno di un po’ di tempo per assimilare eventi della portata di un BarCamp. Che poi, per qualcuno, un BarCamp possa essere una cazzata è un altro paio di maniche.
Io non avevo mai partecipato ad un evento del genere, tanto più che era la prima volta che uscivo dal mio anonimato cibernetico. Ovvio, ci sono stati momenti in cui mi sono sentito un po’ fuori luogo; pur avendo un blog, è difficile rispondere a una delle domande più semplici: “Ma tu di cosa scrivi sul tuo blog?”. Di niente. O di me. Dipende da che punto di vista lo si guardi, questo blog. E ho sempre ammirato chi, sul proprio blog, ci butta sudore, sangue e impegno. Io che spesso scrivo per non dichiarata esigenza. Allora la risposta è sempre quella: “Il mio è un blog personale” (tragico eufemismo sotto il quale si malcela la spiegazione più ovvia, e cioè: “Scrivo cazzate”). Questo BarCamp è stato dunque lo spunto per una riflessione più profonda. Ma rimando ai prossimi giorni la spiegazione dei tragici sviluppi di tutto questo pensare.
Adesso il gentile pubblico si prepari a una caterva di ovvietà, luoghi comuni, frasi fatte e chi più ne ha più ne metta. Sì, perchè sennò non sarebbe per niente facile spiegare come ci si sente a recarsi ad una cena i cui partecipanti non conosci per niente, non fosse che per i loro post. C’era il badge per identificare qualcuno ma ho avuto come la sensazione che, dopo un’oretta, avrei potuto anche metterlo da parte quel segno distintivo. E c’era gente che già seguivo da un bel po’, gente che conoscevo poco e gente che non conoscevo affatto (se non di fama). Ed è stata un’occasione per risistemare i miei feeds, per rivedere un po’ il blogroll, per scoprire blog nuovi. Perchè, se è vero che dopo aver letto un blog particolarmente interessante ti viene un po’ voglia di conoscere l’autore, è anche vero che dopo aver conosciuto una persona simpatica e affabile ti vien voglia di leggere i suoi post. Così che la prossima volta si possa davvero discutere di qualcosa. Così che, la prossima volta, io possa sembrare un po’ meno taciturno. Perchè io carburo dopo un po’, mica subito…
Non mi dilungo su ciò che è stato il BarCamp in sè, perchè non ho nè l’esperienza nè la volontà di farlo. Semplicemente i miei commenti li potete trovare sparsi per tutta la rete. Era il mio primo BarCamp e spero vivamente di rifarmi al più presto. Magari insieme alle novità che ho in mente…
Mi dispiace solo non aver avuto il tempo e il coraggio per poter conoscere meglio tante altre persone (una su tutte); so che ad altri è mancato il mio stesso coraggio. Ma la prossima volta sarà tutto leggermente diverso.
E’ l’una e mezza circa (ciò significa che ci ho messo quasi un’ora per scrivere questo post) e finalmente posso concedermi quel riposo che, in queste due giornate frenetiche e intense, mi è mancato. Qui Nemo. Stop. Passo e chiudo.

+BlogCamp & +Cena

Saturday 8 December 2007

Stamattina mi sono svegliato pensando a stasera. Lo so che non è normale però pensavo al fatto che, tutto sommato, stasera andrò in un ristorante con più di cinquanta persone. E praticamente non conosco nessuno. La bestiolina allergica alla socializzazione forzata (cioè io) si ritroverà a fare i conti con l’imbarazzo e con la necessità di dialogare. E se ne uscirà, come sempre, con i suoi soliti mah!, fa un freddo cane, buona la pizza, ecc ecc… Perciò, tengo a precisare che non sono uno che se la tira. Se non parlerò troppo, sarà tutto imputabile alla mia timidezza. Tutto qui. Poi domani tutti al +BlogCamp, altro evento in cui mi sento un novizio. E anche lì osserverò e mi farò un’idea, cercando di partecipare. Insomma due giornatine leggere leggere… Spero solo di uscirne tutto intero… e di tornare a raccontarlo, eh!

Magone

Friday 7 December 2007


© huluvu

C’è un mucchietto di panni da lavare dentro il cesto.
Mi ci getterei dentro anche io. Sono sporco.
Sporco di contatti inutili, di parole scarse, di indifferenze ingiuste.
Un bagno primordiale, un’immersione dentro una gigantesca lavatrice primitiva, un’abluzione che mi tolga di dosso tutto ciò che non è mio, che non appartiene al mio sentire, al mio essere, al mio vivere. Vorrei distinguere le parole cattive da quelle buone, vorrei capire cosa si nasconde dietro quest’impassibile scorrere della mia vita… Ah, ma le risposte non si trovano mai quando si cercano. Magari un giorno, fra un paio d’anni, troverò la risposta a questi quesiti e riderò in silenzio, mentre la strada scorrerà sotto i miei piedi e un amore palpiterà insieme a me…

Supponiamo un amore - Rino Gaetano

Friday 7 December 2007


© antonionemoamato

Supponiamo noi due, un amore nulla più,
supponiamo un amore che non voglio che vuoi tu;
sola davanti a un bicchiere mi aspetteresti la sera
supponendo un amore che non voglio che vuoi tu?
Supponiamo un mattino, tu ti alzi e ami me
e che il tempo non passi, che non vivi senza me;
tra tanta gente diversa ritroveresti te stessa
supponendo che sola tu non vivi senza me?
Supponiamo è gia tardi, devo andare ma non vuoi
supponiamo che cerchino il mio viso, gli occhi tuoi;
arrossiresti nel viso se mi rubassi un sorriso,
supponendo che in fondo ciò che conta siamo noi?
Amore, supponiamo dei giorni, inventare i ricordi
supponiamo un amore una volta soltanto, un amore che vuoi tu…
Supponiamo una stanza, tu mi aspetti gia da un po’;
il telefono squilla, dico “forse non verrò”,
sapresti tacere il dolore e non portarmi rancore…
Supponiamo che soffri perché amore non ti do’?

Momenti da sfigato

Wednesday 5 December 2007

Ieri pomeriggio, una mia ex mi contatta tramite IM. Si parla del più e del meno (più del meno che del più) e, di punto in bianco, mi chiede: “Ma perchè sul tuo blog non c’è scritto nulla?”. Leggermente infastidito dalla domanda e insospettito dall’aria innocente con cui era stata posta, faccio: “Di quale blog stai parlando, scusa?”. E lei: “Ma del Live Space, ovvio!”. Ora, è bene precisare che anche io ho iniziato la mia carriera sulla piattaforma della Microsoft, quando ancora non era Live; ma sono profondamente convinto che, per come è strutturato, il Live Space assomigli più a MySpace che a un blog. Quindi trattengo (a stento, dovrei dire) un conato e le spiego che sul mio “blog” di Live Space non troverà mai nulla, trattandosi di una pagina bianca dove, fino a pochi mesi fa, c’era un solo link: quello al mio vero blog. Poi ho rimosso anche quello perchè, visto che posso permettermelo, preferisco che alcune persone non lo leggano proprio il mio vero blog. Lei ha continuato imperterrita: “E per farmi un po’ di affari tuoi, come devo fare?”. Lo ammetto. A quel punto arrivati, non ho resistito più e le ho detto che ho un blog da un’altra parte, che ovviamente non è un Live Space, che non scrivo per far sapere gli affari miei agli altri, che ancora non ho bisogno di un blog per far sapere ai milazzesi cosa faccio il sabato sera o con chi mi vedo durante la settimana. Anzi, per dirla proprio tutta, non voglio assolutamente che i milazzesi sappiano cosa faccio, chi sono, dove vivo e cosa provo. A parte pochissime e selezionatissime persone, ovviamente.
Conclusione? “Ma tanto il blog è da sfigati”. L’avrei strozzata, giuro!

Tutt’altro genere di corde…

Wednesday 5 December 2007


© ulvinne

Ecco… Dovrò ricordarmi anche questa. Dovrò appuntare sulla Moleskine: “Portarti dietro la chitarra, quando a gennaio risali a Roma”. In realtà, me lo dico sempre ma, per una cosa o per un’altra, poi lo dimentico. E ci sto male. Perchè quello della suonatina prima di cena era diventato un rito; mia madre che passava dietro le mie spalle mentre cantavo Porta Portese di Baglioni, e lei che sistemava vestiti e mi diceva: “Ma come fai a conoscere questa canzone?”. Ma lo faceva con naturalezza, come quando una madre scopre che la figlia va matta per un vecchio indumento per cui impazzisce anche lei. Andarglielo a spiegare che in macchina c’è sempre stata una vecchia cassetta di Claudio Baglioni e che io sono cresciuto anche con quella, oltre che con quelle di De Andrè, Battiato, De Gregori, Caterina Caselli. E io lì a suonare e, una volta finita una canzone, scegliere un altro pezzo che sapevo l’avrebbe colpita. Oppure spiegare a mio fratello il riff di Il bombarolo di De Andrè. Poi suonarla insieme, con le sue dita che a volte perdevano una nota ma che rendevano il brano ancora più nostro. E poi la mia voce, che i miei vicini hanno imparato a odiare o apprezzare, dipende dai casi. E i pomeriggi di domenica passati a suonare una vecchia canzone di Alex Baroni, inconfessabile ‘ntruzzamentu dell’asino per ogni cantante; il brano che mai e poi mai canterei davanti a qualcuno perchè, inevitabilmente, la stonatura è dietro l’angolo. Quando meno te l’aspetti. Nel silenzio della domenica un mio acuto squarciava l’aria. E la voce di mia madre, dalla stanza accanto: “Va tutto bene?! T’assufficasti?”
P.S.: per la comprensione di alcuni vocaboli, rimando al Dizionarietto Camilleri.

Rain

Monday 3 December 2007

Non ho molta voglia di scrivere, in questi giorni. Ho appena finito di sistemare il piano di studi di quest’anno e (come previsto) dovrò nuovamente modificare il contratto. Nessuno mi aveva avvertito che, per laurearmi in archeologia orientale, avrei dovuto possedere una laurea in matematica! Qui scombatto più con i numeri che con ciò che dovrebbe interessarmi… Scazzi a parte, la vita procede a rilento. Piove da stamattina e dunque la mia voglia di uscire è andata pian piano scemando, finchè non ho deciso che era meglio restarsene a casa. Domattina però dovrò andare in facoltà per ritirare dispense, chiedere informazioni e prendere le mie belle badilate d’acqua piovana. Nel pomeriggio poi vorrei andare al cinema. A vedere questo. E aspetto anche notizie da Serenella circa un’ipotetica visione di quest’altro film… Aspettiamo, và… Mi pare non ci sia nient’altro da fare.
P.S.: la foto me l’ha scattata Brambri, ieri mattina, a Nemi. Una mattinata rilassante; mi sono sentito particolarmente bene a girare per il piccolo paesino, a comprare il pane fresco, le fragoline, a guardare il lago e fare foto… Una domenica mattina “casereccia”, di quelle che piacciono a me…