Archivio di December 2007

Oggi ho voglia di passeggiare in riva al mare

Saturday 22 December 2007


© LonelyPierot

Il tepore del sole invernale. Lo sento strofinarsi sulla pelle del mio viso. Sento le mie braccia distendersi, allungarsi e mi accorgo di sbadigliare. Alzo un po’ il cuscino, leggo qualche pagina del libro che occupa momentaneamente il mio comodino, e saluto i miei genitori che passano nel corridoio. Mio fratello è già a scuola. Poi decido di muovermi, scavalco il piumone ancora notturnamente caldo e poggio un piede a terra. Il contatto della pianta del piede con il pavimento freddo dura solo un attimo, ma il brivido che ne segue mi percuote come una frustata. Faccio qualche passo, recupero le calze finite chissà dove e mi dirigo verso la cucina. La fetta pane con Nutella è lì, fedele come ogni mattina passata qui a casa mia. Riempio il bicchiere di acqua fresca e faccio colazione. C’è silenzio. Un silenzio che a Roma te lo sogni. Un silenzio che ti fa pensare quasi che forse è già domenica e tu non te ne sei neanche accorto. Continuo a leggere, perchè ho la cattiva abitudine di trascinarmi le mie letture ovunque. Poi vado in bagno, mi lavo la faccia, i denti, sistemo un po’ questi capelli ribelli e poi accendo il Mac. Qualche email spazzatura, due o tre avvisi di Flickr, le solite catene di Natale… Niente di particolare, insomma. Ho voglia di partire. Di nuovo. Cioè, un po’ vorrei rimanere qui, vivere queste due settimane con calma e serenità, un po’ vorrei essere lontano. Ma non a Roma. Proprio lontano. E, come sempre, mi dà fastidio il mio non accontentarmi mai. Che poi, se fosse solo un’insoddisfazione perenne potrei anche capirlo, ma no… Se non mi complico la vita, non son capace di vivermela (esempio classico: la lettera aperta di qualche settimana fa). E’ insoddisfazione condita con pessimismo. E stamattina sembra quasi che io non riesca ad uscirne. Mi sa che è meglio che finisco di prepararmi ed esco con Benny per un giro di regali natalizi. Quattro chiacchiere sugli altri mi risolleveranno di morale.

Beer & Blogger

Saturday 22 December 2007


© …Lord Zarcon

All’inizio ero un po’ indeciso.
Non sapevo se andare al Bir&fud, perchè avevo paura che Patty si sarebbe annoiata. Non è semplice passare una serata in compagnia di individui loschissimi che non fanno altro che parlare di tecnologia, classifiche, ftp, blog, twitter e blogroll… Però, da un lato, confidavo anche sul camaleontismo della mia amica e perciò alla fine ho deciso di partecipare alla BlogBeer. Sapevo che avrei rivisto alcuni volti noti, e conosciuto gente nuova; ma non ero sicuro della mia reazione. E invece, per tutta la serata, non ho fatto altro che meravigliarmi di come conducessi le discussioni, di come mi sentissi parte di un gruppo, di come sembrassi a mio agio. Non è facile, lo ammetto. Chi è timido di natura mi capirà. Comprenderà la difficoltà di sentirsi accettati o quantomeno calcolati. Ma ho scoperto come la blogosfera abbia il potere di riservare sempre sorprese molto piacevoli. Il mio tavolo era animato da gente del calibro di Senzastile, …Lord Zarcon (rispetto le sue indicazioni per la trascrizione del nick, anche se ho un moto di grammaticale disappunto), Mirko, Robie, Signor maiale e Mezzaporzione (più due une, sprovviste di blog ma simpaticissime). Nell’altro tavolo una combriccola animata da Cincinnato, Eddy, Agaponeo, SecondoMe, Wonderpaolastra, LucaCappelletti (più un paio di une anche lì). Una serata diversa, passata a palpare il nuovo iPod Touch di Alessandro, a sorseggiare una splendida birra profumata con sette spezie himalayane, a parlottare con Mirko di prodotti tipici, panettoni, dolci, nduja e robe varie, a ridere senza ritegno e senza vergogna con Senzastile… Una serata molto piacevole, senza l’assillo di un Camp, di regole da seguire e discorsi da fare.
P.S.: la foto che ho scelto (uno dei migliori ritratti che mi abbiano mai fatto) è stata scattata dal prolifico Lord Zarcon (900 foto?! Mirko ancora si chiede come diavolo faccia!), ma il resto degli scatti della serata di mercoledì sono visibili qui

Puff pant… Paff punt…

Friday 21 December 2007

Patty si aspetta un post da me.
Perchè, dice, scrivi di tutto e non scrivi giusto della mia visita a Roma?! Ha ragione ma dimentica, molto probabilmente, che le cose più importanti, le amicizie più strette, i contatti più veri difficilmente arrivano su queste pagine elettroniche. Perchè spesso non so cosa dire, perchè mi ci arrovello così tanto che poi desisto, perchè non è eticamente corretto ridurre anche i silenzi tra due amici a quattro frasi sparse qua e là… Stavolta ci provo e, sin dalla foto che potete ammirare qui sopra, si può capire che genere di vacanza sia stata. D’altronde, non per niente io e Patty siamo famosi per i nostri metodi di sollevamento del morale durante le lezioni di Architettura del paesaggio. Giusto l’altro pomeriggio, a spasso per Roma, ricordavamo la mia magistrale imitazione della scimmia urlatrice mentre la Prof.ssa spiegava, con l’ausilio di lucidi e fotografie, i giardini di non ricordo quale città. Per non parlare poi delle ore di cazzeggio passate sulle scale anti-incendio della facoltà. Insomma, l’amicizia tra me e Patty è nata praticamente tra i banchi dell’università e, tra un consiglio amoroso e una cordiale sfanculata (quasi sempre da parte mia, e quasi sempre per i suoi pacchi), siamo arrivati ad oggi. Non è stata una vacanza normale. Tre giorni per visitare Roma, con la deformazione professionale di due archeologi (tutto ciò che fosse più tardo del III secolo d.C. non meritava la nostra attenzione). Tre giorni per stare insieme, per chiuderle la bocca quando cominciava a parlare troppo di una certa persona, per ridere delle nostre solite scemenze, per puntare la sveglia alle 7:00 e svegliarsi alle 9:00, per aiutarmi con i soliti messaggini del cazzo, per seccarci continuamente di aspettare l’autobus, per camminare a passo svelto, per rimpinzarci di dolcetti provenienti direttamente da Reggio Calabria, per ridere di un ometto che parlando al telefono continuava a ripetere “i miei ossequi, dottore”, per pranzare in una trattoria vicino Piazza Navona, per non comprendere quello che dice la cameriera in italiano e per continuare a non capire quando passa all’inglese pensando che fossimo stranieri, per girare per l’Isola Tiberina a fare foto, per mangiare alla tavola calda araba con la compagnia di Brambri, per andare alla BlogBeer
Sto sicuramente dimenticando una marea di cose, ma credo che quest’elenco dovrebbe bastare per esaudire la richiesta di Patty o, comunque, per arginare le sue lamentele circa questo post… Che poi, in realtà, io scherzo… Chi conosce Patty e chi, come qualcuno dei partecipanti alla BlogBeer, la conosce almeno un poco, sa che è una ragazza speciale. Capace di sfottò e slanci d’affetto… Come me, che ci ho messo quasi mezzora a scrivere queste poche righe e che non smetterò di ringraziarla per essere mia amica e per esserci sempre. In ogni momento della mia incasinatissima vita.

Io sono qui

Tuesday 18 December 2007

Mentre la mia amica Patty si prepara, ho finalmente qualche secondo di tempo per dire che ci sono, sono qui, sono vivo… insomma, esisto! E domani sarò alla BlogBeer Natalizia. Notizie più complete giovedì!

Nemi

Saturday 15 December 2007

Qui le foto…

Chiuderei il mio blog?!

Saturday 15 December 2007


© johnnyb4

Remyna ha attuato la sua vendetta.
E così mi ritrovo a rispondere a una delle domande più scomode in assoluto: chiuderesti mai il tuo blog?! Ci pensavo giusto qualche giorno fa (anche senza il tuo intervento, Marina!) e mi dicevo che probabilmente lo chiuderei, sì. Se un giorno dovessi sentire che questo mio spazio sul web non mi rispecchia più fino in fondo, credo che lo chiuderei. Tranquillamente. Senza rimorsi nè rimpianti. Come ho sempre fatto con tutte le cose con le/nelle quali non mi sentivo a mio agio. Ecco, forse non proverei a trasformarlo, ad adeguarlo. Lo chiuderei e basta. Ma, in fondo, credo si faccia così nella vita. A volte, bisogna proprio chiudere una porta. E, quando questo blog sarà pieno e non ci sarà più posto per me, chiuderei la porta e me ne andrei da un’altra parte.

Ho deciso…

Wednesday 12 December 2007

… esco a comprare una chitarra!
Non ce la faccio più a non suonare…

Tout…

Wednesday 12 December 2007


© petitescargot

Un giorno, sulla banchina del porto, aveva atteso sconsolato il suo arrivo. E sebbene nulla sarebbe riuscito a distoglierlo dal suo intento, Paul si era imposto di non desistere. L’avrebbe visto passare. Rimuginava con la testa su cose ormai avvenute, sui pensieri di una vita che più trascorre e più si ingarbuglia. Mentre i pensieri si accavallano gli uni sugli altri. Marie lo aveva avvertito.
Una sera, davanti al piatto di minestra, gli aveva detto che lei se ne andava, che era stanca della sua vita e che voleva cominciare a lavorare in una sartoria. Paul l’aveva guardata. L’aveva osservata per una decina di minuti e poi quel rumore secco. La porta che sbatteva. Marie che usciva silenziosamente da quella gabbia di vetro che era diventato il loro matrimonio. La minestra ormai fredda nel piatto. Paul, dopo interminabili minuti passati a fissare il soffitto, si era alzato, aveva preso il piatto da tavola e versato il contenuto nel lavello. E di nuovo, come fosse un comando, un qualcosa di istintivo, il suo sguardo si era impuntato sui chicchi di minestra incastrati nello scarico. Li aveva spinti giù con il dito. Uno ad uno.
E ora annaspava tra i ricordi. Un film in un cinema di periferia. Qualche castagna bollente presa a caso da un cartoccio. Le lunghe passeggiate in riva al fiume, a scavalcare gli imperfetti risultati di un acquazzone invernale. Ora lui era lì. La testa tra le mani. E quel pulsare continuo.
Les gens qui aiment ne doutent de rien, ou doutent de tout.
Basta, Marie. Non è che qualcuno lo si deve necessariamente distruggere, per fargli imparar qualcosa. Non vedi com’è ridotto quest’uomo?! Non aspetta altro che il suo cuore passi di qui, per colpirlo alle spalle. Più e più volte. Divellere la carne fresca, stracciare i muscoli, sconvolgere il proprio animo. E tu lo sai, Marie, lo sai che è capace di farlo. Sei l’unica che può salvarlo da sè stesso.
Les gens qui aiment ne doutent de rien, ou doutent de tout.
Paul rimise a posto i propri pensieri. Li catalogò, li sistemò sugli scaffali cerebrali, decise che forse era il caso di tornare a casa. Non era necessario porre fine a quell’esistenza. Marie se n’era andata. Lui aveva fatto poco per trattenerla, ma ciò non stava a significare che non gli importasse. A perdere siamo sempre bravi. La cosa più difficile è vincere.
Dubitare di tutto. E andare avanti.
Morì così, Paul. Dubitando di tutto e andando incontro al proprio destino. Alla mano accecata di Marie.

Questa è una di quelle notti in cui… #2

Wednesday 12 December 2007

[continua da qui]

11) passeggerei in riva al mare;
12) cercherei un abbraccio sincero;
13) guarderei mio nonno negli occhi;
14) leggerei il mio libro preferito;
15) parlerei con mio padre di politica;
16) sfoglierei vecchi album di fotografie;
17) cercherei di immaginarmi tra 10 anni;
18) parlerei con il mio migliore amico;
19) guarderei la pioggia scorrere sul vetro;
20) finirei di scrivere post inutili…

[continua]

“Andrà sempre peggio…”

Wednesday 12 December 2007

L’immenso salone era freddissimo, ma io sopportavo stoicamente il gelo natalizio perchè avevo addosso il maglione alla dolce vita. E’ diventato il maglione tattico per eccellenza da quando, una sera, Brambri mi propose di andare a vedere un film di Bergman in un cinemotto di periferia e io, in un impeto di gioia bohémienne, le dissi: “Sì, però metto il maglione alla dolce vita, così sembro uno studente del ‘68 parigino”. Poi non ci andammo al cinema perchè la proiezione c’era già stata.
Stasera, invece, il maglioncino tattico l’ho uscito fuori dal cassetto per la presentazione dell’ultimo libro di Stefano Benni: La grammatica di Dio. Io e Brambri arriviamo puntualissimi. Entriamo in questo palazzone e, di corridoio in corridoio, arriviamo infine alla sala in cui avverrà la presentazione. Del libro si parla veramente poco, a parte i due racconti letti da Benni. Si parla di ciò che è successo a Torino, della politica italiana, dell’”andrà sempre peggio” professato da Benni. Giusto il tempo di fare autografare la mia copia da un indifferente Benni e poi via… Campidoglio, Fori, Colosseo e metro. Io scattavo foto e Brambri raccontava le sue ultime vicende con la consapevolezza di chi sa che (anche se non sembra) l’amico la sta ascoltando.
Poi mi ritrovo sul 163. Da solo. O meglio, circondato di gente ma inevitabilmente solo. Penso al fatto che sono la persona meno adatta a dare consigli. Penso che spesso non riesco a schierarmi, a dare una soluzione, ad aiutare qualcuno. Mi consolo convincendomi che sono una persona che sa ascoltare. Sì, ma fino a che punto?! Alle volte sembra quasi che il mio ascoltare sia un riflesso incondizionato e mi dispiace per chi ho di fronte… Spesso “sento” soltanto. Non ascolto. Ed è sempre tutta colpa del frastuono della mia vita; provoca l’incapacità di aiutare me stesso. Figurarsi gli altri…